Lo Strillone: Milo Manara, l’erotismo e Caravaggio su Il Messaggero. E poi Walter de Silva e il design, Festival della Filosofia

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Milo Manara, l'erotismo e Caravaggio

L’erotismo parte dallo sguardo; inizio a disegnare una figura dagli occhi”. Parola di un esperto dell’argomento come Milo Manara, che da una vita l’erotismo lo racconta con i suoi fumetti. E che ora compie 70 anni, e si racconta a Fabio Isman per Il Messaggero: “L’erotismo è importante nella vita di tutti. Si nasce, ci si riproduce, si muore; la prima e l’ultima cosa non la scegliamo, la seconda invece sì. Mi ha molto interessato l’erotismo, e continua a farlo. Oggi non c’è più la pulsione fisica; ma, in me, rimane intatto sul piano intellettuale. Non si può raccontare un personaggio senza toccare anche quella sfera”. Il suo incontro più recente è con Caravaggio: da Panini è uscito il primo di due libri, un successo da 20mila copie già vendute, due serie limitate e la prima esaurita. “Caravaggio ce l’ho addosso. Mi ha letteralmente segnato. Una volta che sono andato al santuario della Madonna nel luogo di cui reca il nome, mi sono tirato dietro la piccola statua di un angelo: ne ho ancora la cicatrice sulla gamba sinistra. L’ho sempre amato; nella mia vita è tornato in svariati periodi”.

Il design è filosofia per indagare il futuro con l’innovazione“. La Stampa intervista Walter de Silva, capo di tutto lo stile del Gruppo Volkswagen e neo presidente di Italdesign, azienda icona dello stile italiano: “Giugiaro ha fatto oggetti sublimi, seguiamo le sue orme. Mi piacciono le sfide, ma capisco la responsabilità di raccogliere un’eredità pesante. Il mio amico Giorgetto ha creato un’azienda unica facendo la fortuna di tanti costruttori. Ha realizzato oggetti sublimi, inimitabili. Dobbiamo esserne all’altezza. Giugiaro è stato sempre lungimirante, ha dato un senso al passaggio dalla carrozzeria italiana, cioè dall’era delle fuoriserie, alla grande produzione di capolavori. Fin dall’inizio Italdesign ha dettato a tutto il mondo una strada, ancora valida”. “Come trasmettiamo il sapere, i ricordi, le cose che abbiamo imparato strada facendo, come passiamo il testimone alle generazioni che verranno dopo di noi e come i giovani si sentono – o non si sentono – collegati ai padri”. Tutti temi affrontati dal 18 al 20 settembre a Modena, Sassuolo e Carpi dal Festival della Filosofia: La Repubblica analizza a fondo il programma.

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