La prima volta di Anish Kapoor in Russia. Ecco le immagini dalla preview della grande mostra al Jewish Museum di Mosca

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Anish Kapoor, My Red Homeland, Jewish Museum, Mosca

Anish Kapoor, My Red Homeland, Jewish Museum, Mosca

In risposta differita, o forse sapientemente diluita, rispetto alle scritte antisemite e alle prese di posizione che hanno degradato Dirty Corner ai giardini di Versailles, ha inaugurato oggi, ufficialmente, al pubblico, la prima mostra personale, istituzionale russa di Anish Kapoor (1954, Bombay, India). L’artista inglese d’adozione ha deciso di rimettere al pubblico una fra le possibili risposte ai due diversi atti di vandalismo subiti in Francia, attraverso uno scenario concepito interamente ed esclusivamente per il Jewish Museum and Tolerance Center di Mosca, dal titolo My Red Homeland.

IN CONTEMPORANEA, LA BIENNALE DELL’ARTE CONTEMPORANEA DI MOSCA
La mostra è stata inaugurata in occasione della sesta Biennale dell’arte Contemporanea di Mosca, il cui percorso centrale sta interessando e occupando il padiglione principale VNDKh realizzato dall’architetto Fedor Dubinnikov, con lavori prodotti interamente in situ; coinvolgendo una settantina di artisti e numerosissimi spazi indipendenti collaterali. Il Jewish Museum and Tolerance Center è un’istituzione molto recente, fondata nel 2012, diventata nell’arco di pochissimi anni uno tra i musei russi più avanzati, a livello di tecnologia e di interazione, con oltre 8.500 metri quadri di superficie espositiva all’interno del cosiddetto Bakhmetevsky Bus Garage, l’edificio del 1926 disegnato dall’avanguardista Konstantin Melnikov. Il Centro è dotato di dodici sale tematiche equipaggiate con cinema panoramici, schermi interattivi, installazioni audiovisuali create con l’utilizzo di foto rare o uniche, video d’archivio, documenti e interviste realizzate dal vivo.

MY RED HOMELAND, VENTI TONNELLATE DI VASELINA E PIGMENTO ROSSO
Fino al 17 gennaio 2016 il percorso di My Red Homeland, dilaniato da grandi vuoti e inferto dalle luci diffuse della struttura espositiva, comprende quattro lavori di grandi dimensioni realizzati dal 1993 al 2007. Tra specchi in acciaio serpeggiante, sculture rotanti e muri che risucchiano il vuoto, attraverso monocromi concavi come Shelter (2007) e My Body Your Body (1993), il centro del percorso è dominato dal lavoro che conferisce il titolo alla mostra, omaggiando la Russia di venti tonnellate di vaselina e pigmento rosso, accumulati a formare una piattaforma circolare, stratificata da un braccio meccanico. Una sorta di meridiana orizzontale che, però, girando lentamente, in senso orario, polisce la superficie riducendola. Nonostante l’enorme vuoto rilasciato dai lavori, respiro che stabilisce un deserto polisemico tra volumi e superfici, tra lucentezza e opacità, non-colore e monocromia, il corpo del visitatore ondeggia riflesso dal magniloquente selfie-object della S-Curve (2006), registro di alter-ego riconoscibili e fantasmi sfumati, avulsi da qualsiasi certa presenza umana.

– Ginevra Bria

http://www.jewish-museum.ru/en/

 

 

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