La GAM di Verona si rinnova. Parla Luca Massimo Barbero

L’appuntamento è oggi, domenica 6 settembre. Una giornata speciale – e gratuita, per i veronesi almeno – per festeggiare la riapertura di Palazzo della Ragione dopo dieci giorni di chiusura per riallestimento. Ma non l’avevano appena inaugurata? Eh sì, ma qui la direzione di Luca Massimo Barbero punta sull’estrema vitalità del museo. Ci siamo quindi fatti spiegare tutto da lui.

È passato quasi un anno e mezzo dalla riapertura della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione. Com’è stata accolta dalla città di Verona?
In quest’anno e mezzo sono successe due cose fondamentali: la prima è che Verona ha rivisto un luogo – Palazzo della Ragione – che altrimenti non visitava e che era percepito come un luogo chiuso e distante; la seconda è che i veronesi sono stati portati a palazzo dai bambini e dai ragazzi delle scuole (più di 1.300 studenti) che, grazie al concorso realizzato dal Comune e voluto da Fondazione Cariverona, si sono fatti ciceroni di questa nuova visione del palazzo.
Un’altra piacevole sorpresa è stata poi la grande riscoperta da parte dei turisti, che hanno scelto Palazzo della Ragione come punto di partenza del proprio itinerario nella città. I numeri sono stati molti buoni – abbiamo raggiunto più di 300mila visitatori – e ciò dimostra che siamo riusciti a sfatare l’idea che i luoghi permanenti siano meno interessanti. E l’abbiamo fatto senza grandi strilli, evitando di lavorare sulla sensazionalità.

Qual è stato l’approccio curatoriale nel realizzare questo progetto espositivo?
È il modus che un po’ mi contraddistingue sempre. Esattezza scientifica ma anche disponibilità narrativa. L’idea è stata quella di sospendere, anche se solo apparentemente, la rigidità filologica al fine di costruire una narrazione che abbia come punto di riferimento privilegiato la città di Verona. Ogni opera è esposta in quanto tale e quindi in quanto piccolo capolavoro della sua epoca, ma soprattutto perché contiene una forma interessante di narrazione che ha quasi sempre un rapporto con la città.
Si fa chiaramente storia dell’arte ma mi diverte pensare che ogni quadro abbia la sua storia da raccontare e che ognuno di noi possa scoprire cose curiose e inedite, passando da un racconto all’altro. Il tutto fatto in modo semplice e piacevole.

Galleria d'Arte Moderna Achille Forti, Palazzo della Ragione, Verona - photo Lorenzo Ceretta

Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Palazzo della Ragione, Verona – photo Lorenzo Ceretta

Limiti temporali e temi.  Parliamo del percorso.
Più volte l’ho definita come una camminata tra i volti dell’arte di Verona a partire dal 1840 fino al 1960. Sono in tutto quattro grandi sale: la prima è dedicata al Risorgimento e a tutti quegli artisti che hanno raccontato la resistenza all’invasore e la costruzione dell’Italia, come Canova, Puttinati e Hayez.  La seconda sala racconta il segmento di pittura che traghetta la figurazione dall’Ottocento al Novecento.
La terza sala risulta già più radicalmente modificata rispetto alle prime due e presenta un affondo interessante sul Novecento, concentrandosi sempre sulla figurazione. Di questa terza sala mi preme sottolineare l’incontro – e mi piace raccontarlo come un incontro tra amici dopo tanto tempo – fra un enorme lavoro di Sironi, L’agricoltore, e La donna che nuota sott’acqua di Arturo Martini.

E nella quarta sala?
Lì c’è il grande balzo in avanti, dove si capisce quanto dirompente sia stata la nascita dell’astrazione e la volontà nell’immediato dopo guerra, con la nascita del Fronte Nuovo delle Arti e poi del Gruppo degli Otto, di allontanarsi da tutta l’arte figurativa precedente. In questa sala c’è un ciclo di opere rarissime e germinali dell’astrazione di Vedova insieme a un omaggio bellissimo al Fronte Nuovo con il più intellettuale dei suoi artisti, ovvero il veronese Birolli.

Quali sono le novità espositive che la Galleria Achille Forti riserverà al visitatore a partire dal 6 settembre?
Nella terza e nella quarta sala l’allestimento è sostanzialmente modificato, direi al 70%. La quarta sala rappresenta la novità assoluta in cui opere delle Fondazioni Cariverona e Domus e della collezione Achille Forti vengono presentate al pubblico per la prima volta.

Luca Massimo Barbero

Luca Massimo Barbero

Parliamo della collezione Achille Forti, che vanta circa 1.400 opere. Cosa deve ancora essere portato alla luce dai magazzini e meriterebbe di essere esposto al pubblico?
Io trovo che sia già molto importante che ci siano state due occasioni espositive che sono servite non solo per ristudiare le opere ma soprattutto per restaurarle. In questo senso si tratta di una vera e propria restituzione alla città di Verona. Sarebbe divertente pensare a ciò che c’è nella collezione Forti, come autori veneti degli Anni Sessanta e Settanta poco noti al pubblico, che meriterebbe un approfondimento a parte. Direi però che questo allestimento restituisce alla cittadinanza la parte più propriamente storica della collezione in modo esaustivo e certo emblematico.

Che costi ha avuto questo riallestimento?
Il Comune si è fatto carico dei costi dei restauri delle proprie opere e del monitoraggio delle condizioni delle opere stesse. La Fondazione Cariverona insieme a Fondazione Domus si sono invece fatte carico di tutto un investimento, meno visibile ma importantissimo, ovvero quello della comunicazione, della creazione dei materiali per la divulgazione, e soprattutto del programma didattico e delle manifestazioni di promozione e di approfondimento (da segnalare l’attività che si svolgerà il prossimo autunno con un ciclo di approfondimenti sulle opere delle collezioni da parte di storici dell’arte).

Quali sono gli esempi allestitivi che più apprezzi a livello nazionale e internazionale?
Sono affezionato all’idea di collezione permanente ma vitale. A livello internazionale sono legato al Dia Beacon, uno spazio espositivo situato in un’ex fabbrica di biscotti fuori New York e raggiungibile solo in treno. Si tratta di uno spazio meraviglioso, poco conosciuto dal grande pubblico, in cui è possibile vedere il contemporaneo esposto in maniera permanente, tra l’altro in una modalità molto curiosa perché è possibile visitarlo solo con la luce naturale.
Per quanto riguarda l’Italia, anche se potrà sembrare di parte, sono molto affezionato a Palazzo Cini. Mi piace l’idea che il museo sia una casa o un palazzo e che la gente ci ritorni spesso con piacere per rincontrare persone. Io credo nella non-eccezionalità degli incontri e che proprio perché non eccezionali questi possano rivelarsi ogni volta diversi. Perché la nostra condizione di fronte a un’opera è sempre diversa rispetto alla precedente o la nostra giornata è particolare per cui un colpo di luce, una casualità modifica la nostra percezione dell’opera. Credo nella capacità delle raccolte permanenti di essere molto mobili a seconda della condizione di come noi le avviciniamo.

Galleria d'Arte Moderna Achille Forti, Palazzo della Ragione, Verona - photo Lorenzo Ceretta

Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Palazzo della Ragione, Verona – photo Lorenzo Ceretta

Che futuro si auspica per la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti?
Spero sia quello di avere il compito di raccontare Verona e le sue collezioni e allo stesso tempo lancio una tentazione. Potrebbe essere per sei mesi una collezione permanente, adempiendo così al suo compito di collezione civica, e gli altri sei mesi sarebbe divertente se ci fossero mostre di approfondimento partendo da opere e autori della collezione, facendo di questo luogo sia un luogo di collezione permanente sia  un laboratorio in cui si approfondiscono autori straordinari come Boccioni, Casorati, Trentini, Semeghini, Arturo Martini, Birolli, Vedova, mantenendo sempre fortissima la sua vocazione di laboratorio di formazione didattica, dove i giovani possano andare a vedere dal vero le opere che ormai vedono troppo spesso solo online.

Cosa ne pensi delle nomine dei nuovi direttori dei musei statali?
Trovo interessante che ci sia un turnover. Saluto in modo particolare la nomina di Paola Marini, che da Verona si sposta alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Mi auguro che il Ministero dia a tutti i nuovi direttori i mezzi per poter essere incisivi, sufficientemente manageriali e operativi in questi musei che sono tutti molti importanti. Sarà interessante vedere un tavolo di collaborazione tra loro perché diventino finalmente operativi. Credo siano il banco di prova dell’amministrazione nei confronti della gestione dei suoi luoghi più rappresentativi internazionalmente.

Elena Cardin

Verona // 6 settembre 2015
Verona 1840-1960
a cura di Luca Massimo Barbero
GAM – PALAZZO DELLA RAGIONE
Cortile del Mercato Vecchio 6
045 8001903
[email protected] 
www.palazzodellaragioneverona.it

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