Gabriele Croppi, immagini da New York. Per una metafisica del paesaggio urbano

New York nerissima, metafisica, sospesa, così reale e così immateriale. New York immortalata negli scatti di Gabriele Croppi, raccolti in un libro, e poi raccontata con un video, mentre scorrono le parole poetiche di Walt Whitman

Print pagePDF pageEmail page

E non potevano che essere le parole di Walt Whitman, sommo poeta americano che dell’America celebrò la democrazia come conquista interiore, la potenza del sogno, l’energia della folla e la bellezza del “chiunque”: il lettore sconosciuto, il passante invisibile, l’uomo comune con le sue miserie e le sue virtù, raccontato nella sua unicità radiosa; non potevano che essere dei versi epici di “Leaves of Grass” ad accompagnare una breve versione filmica del progetto fotografico di Gabriele Croppi “New York: Metaphysics of the Urban Landscape”, raccolto in un bel volume di Sime Books (2014).
Mentre scorrono le immagini, una voce cavernosa scandisce l’intero testo di Poem of You, Whoever You Are, preghiera all’ignoto cittadino e all’uomo contemporaneo, perduto nell’esistenza, amato, difeso, compreso, glorificato, nel fulgore della scrittura e nell’occhio paterno del poeta.

Gabriele Croppi, New York. La metafisica del paesaggio urbano

Gabriele Croppi, New York. La metafisica del paesaggio urbano

Gli scatti di Croppi vivono in un nero radicale che disegna geometrie urbane ed esistenziali: luoghi quotidiani, scolpiti nell’ombra e impreziositi da illuminazioni brevi, in cui la presenza umana resta – solitaria – a indicare tutta la potenza delle cose, degli spazi collettivi, dell’aura personale. Uomini fragili e monumentali, inghiottiti da una New York metafisica, lungo la soglia fra immaterialità e concretezza. I ponti, i grattacieli, le immense piazze, le chiese, le architetture moderniste e le brulicanti vie diventano un paesaggio poetico, quasi spirituale. Un teatro notturno, che tramuta la realtà in allucinazione. E che porta, incise fra i cieli scuri ed il suolo metallico, le parole definitive: “Chiunque tu sia, metto ora la mia mano su di te, perché tu sia il mio canto”.

Helga Marsala

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community