Frank Gehry progetta pro bono un campus per minori in difficoltà per il Children Institute. Sarà costruito a Los Angeles, nel quartiere problematico di Watts

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Frank Gehry, alla presentazione del progetto per il Children Institute di Los Angeles

Frank Gehry, alla presentazione del progetto per il Children Institute di Los Angeles

Sicuramente il suo conto in banca non ne risentirà, mentre ne beneficerà il suo curriculum da buon cittadino: Frank Gehry ha progettato pro bono il nuovo campus del Children Institute di Los Angeles, città in cui l’architetto di origini canadesi ha il suo quartier generale dagli anni Sessanta e che, dal 2003, ospita una delle sue più note architetture scultoree, il Walt Disney Concert Hall.
La nuova struttura della storica fondazione non profit – impegnata dal 1906 nella tutela dei minori in difficoltà – sorgerà a Watts, distretto meridionale multietnico della metropoli californiana. Lontana, non solo in termini di chilometri, da Hollywood. Nel 1965, fu teatro di una violenta sommossa a sfondo razziale, durante la quale ci furono morti, feriti e migliaia di arresti. Oggi, povertà e microcriminalità sono all’ordine del giorno e i minori in difficoltà non sono pochi.
Il nuovo campus da 35milioni di dollari potrà accogliere e dare supporto a 5mila bambini e famiglie disagiate. Sarà caratterizzato da volumi cubici di due piani, interconnessi da coperture in metallo, inclinate e dalle linee dinamiche. E sarà dotato di consultori, spazi comunitari, aree coperte e all’aperto per le attività del doposcuola; previsti anche spazi dedicati all’educazione e alla cura della prima infanzia, allo svolgimento di attività formative per ragazzi – dall’arte all’informatica – e al supporto alle famiglie.
Il nuovo campus migliorerà la zona su così tanti livelli – spiega il supervisore della contea di Los Angeles, Mark Ridley-Thomas – difendendo i bambini e creando una nuova gemma architettonica per l’areaLe comunità a basso reddito hanno bisogno di magia e bellezza tanto quanto quelle ricche”. Agli entusiasmi dei piani alti, gli abitanti hanno risposto con qualche perplessità rispetto all’idea di trovarsi un’eccentrica architettura “alla Gehry” nel bel mezzo del quartiere. Non hanno tutti i torti. L’“effetto Bilbao” – con in suoi lati positivi e negativi – potrebbe essere dietro l’angolo.

– Marta Pettinau

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