Carnet d’architecture. Cherubino Gambardella

Ottavo appuntamento con la rubrica Carnet d’Architecture curata da Emilia Giorgi. Questa volta la carte blanche è di Cherubino Gambardella che, attraverso un trattato pop per parole e disegni, ci racconta le presenze, a volte inconfessabili, che abitano le sue architetture.

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Cherubino Gambardella, Ferdinandea, l’isola misteriosa che visse pochissimo (roller, pastelli e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni finali cm. 60x86)

Cherubino Gambardella, Ferdinandea, l’isola misteriosa che visse pochissimo (roller, pastelli e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni finali cm. 60×86)

Eccomi qua, provo a raccontarvi con un breve trattato pop le ragioni di un’architettura che io amo molto.
Penso al Monumento, allora.
La sepoltura evocata da Loos: no.
Memento: no.
Ammonimento: meno che mai.
Sostanza originaria dell’architettura: che tristezza.
Penso ad altri monumenti.
Quelli che abbiamo visto sino ad ora sono belli, spesso molto belli, ma esistono già e non vale la pena rifarli.
È utile ricordarli o ricordarne parti perché ritornano sul piano del presente con un automatismo inspiegabile.
Tutto quanto esisteva di scientifico e di trasmissibile alla loro base ce lo siamo dimenticati e abbiamo invece conservato un singolare dispositivo, una selezione inconsapevole, un’arma segreta e propositiva.
È come se dominassimo uno strumento imperfetto che riesce a ricordare la cosa o la persona senza il cigolio di un eccesso di ricerca, senza la cogenza di una regola ma con la forza di tante regole mescolate.
Ha una bassa declaratoria estetica ma a questa si sottrae attingendo all’indefinizione del tempo presente.
Racconta le paure del presente.
Racconta la felicità di averle superate.
È un grande girotondo angoloso.
Ha un interno e un esterno ma fai fatica a scorgerne i limiti.
È contaminato e non è puro, ma è solido e forte come tutti i mezzosangue.
Questa è la base del nuovo monumento.
Ha la forza di un monocromo e accoglie immagini dai mille colori.
È scabro e povero ma sontuoso come gli abiti di feltro di Joseph Beuys.
Si lascia bagnare dalla luce.
Scompagina la regolarità della sua figura e la dispositio delle sue membra attraverso poche e calibrate distonie.
Ricorda la misteriosa smisuratezza che sta in testa a una camera a cielo aperto.

Cherubino Gambardella, La Grecia i suoi cibi e i suoi miti (roller, pastelli e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni finali cm. 60x86)

Cherubino Gambardella, La Grecia i suoi cibi e i suoi miti (roller, pastelli e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni finali cm. 60×86)

Adesso passo al Tempio.
Capanna primitiva: no.
Peristasi con temenos: no.
Pianta centrale: no.
Composizione modulare: men che meno.
Concinnitas: non c’è un tutto e non ci sono parti.
Il tempio è la massa di materia.
Il tempio non è casa.
Il tempio spinge il pensiero a cose intangibili.
Il tempio serve solo come forma.
La forma eleva lo spirito.
Come diceva Haring, la forma ha un suo segreto.
Due ingressi disassati ampliano a dismisura la forma.
Due punti di vulnerabilità producono uno slittamento dell’edificio, due prese d’aria laterali spostano tutto lontano verso i terreni dell’immaginazione.
Due fori asimmetrici ci spingono a desiderare cose inutili e importanti.
Il segreto deve essere inspiegabile.
Il metro della misura si deve di volta in volta adattare.
Componiamo disponendo incidenti.

Cherubino Gambardella, Malta rupestre con uva e Caravaggio (roller, pastelli e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni finali cm. 60x86)

Cherubino Gambardella, Malta rupestre con uva e Caravaggio (roller, pastelli e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni finali cm. 60×86)

Ora tocca al Recinto.
Architettura contro natura: no.
Mondo artificiale: no.
Limiti: peggio che andare di notte.
Un nodo da attraversare lungo le sue tessiture trasparenti, un nodo da inseguire lungo le mandate del suo avvolgersi.
Una periferia lontana dal centro vuoto.
Un’orbita lunga da percorrere facendo incontri inattesi.
È bello il vuoto quando qualcosa sembra decretarne l’epilogo.
Passiamo alla Linea di Terra.
Il luogo del possesso umano: no
Il punto da cui tutto ha origine: nemmeno.
La base dove tutto poggia: non sempre.
La linea di terra viene istruita con una serie di appoggi difficili.
Stabilisce una sua duplicazione irregolare.
Lavora simulando il movimento, non ha paura di favorire la meraviglia e lo stupore.
Abita un piano precario.
Allestisce una sua possibile instabilità che poi magicamente scompare.

Cherubino Gambardella, Mediterraneo di isole meticce (roller, pastelli a olio e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni cm. 42x29,7)

Cherubino Gambardella, Mediterraneo di isole meticce (roller, pastelli a olio e pastelli dorati su carta stampata, dimensioni cm. 42×29,7)

Signori, ora è il momento del Memoriale.
Il più bello che io ricordi è quello a Thomas Jefferson con delle colonnone sproporzionate sul Potomac e una cupoletta che sembra bassa e schiacciata.
Gli ingressi si disassano rispetto ad obelischi oltre le vedute lontane e vicine.
Anche lui non serve a nulla ma è confortevole e ci si sta bene.
Il suo pronao imponente è costruito ma anche traslucido.
Tutto si vede da lì.
Ho imparato molto dalle sgrammaticature di questo capolavoro senza un ritmo.
Chiaro ma con un rapporto segreto e magico con tutto quello che lo circonda.
La grammatica è scomparsa nel gioco degli effetti e il ricordo agisce per induzione.

L’architettura è una straordinaria e necessaria forzatura e noi dobbiamo farla anche quando sembra non essere richiesta, anche quando il budget a disposizione è irrisorio.
L’architettura è, così, ricordo e predizione ma ricordo e predizione di un presente che troppo spesso lasciamo impresidiato.
Monumento, Tempio, Recinto, Linea di Terra, Memoriale sono le cose, forse un po’ inconfessabili, che abitano nei miei disegni e in tutto quello che accade quando faccio architettura anche senza di loro.
I disegni sono accumulatori segreti di tracce per queste immagini che si nascondono in ogni progetto, dalla casa alla città, come nostalgia di cose imprendibili che mi sforzo ogni giorno di catturare.

Cherubino Gambardella

“Carnet d’architecture” è una rubrica a cura di Emilia Giorgi

www.gambardellarchitetti.com

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