Spoleto, intervista a Fernando Botero. Elogio di un’arte popolare, tra obesità e leggerezza

Chi lo ama e chi lo detesta. Chi lo trova facile e chi ne apprezza la genuinità. Fernando Botero, colui che ha celebrato l’obesità in pittura, è di scena a Spoleto. E in questa video intervista racconta i segreti della sua arte popolare

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Per alcuni un artista brillante, persino geniale. Per altri solo un fenomeno gonfiato. Le sue sculture e i suoi dipinti si sono visti affibbiare spesso  il bollino di opere “commerciali”, “naïf”, “popolari”: immagini ingenue, per un pubblico di bocca buona, che poco hanno da spartire con le tendenze del contemporaneo e con le più raffinate ricerche estetiche e intellettuali. Fatto sta che Fernando Botero, in settant’anni di carriera, si è conquistato i favori del mercato e l’amore di una vasta platea. A fare la differenza è stato quel suo taglio così personale, quell’iconografia inconfondibile che nessuno mai, prima di lui, aveva elevato a cifra stilistica. Botero è l’artista delle donne e degli uomini grassi. Obesità e candore, piccoli racconti fiabeschi, onirici, retrò, con teneri protagonisti in sovrappeso. E il grasso che diventa piacevolezza, floridezza, tenerezza, persino leggerezza.
Botero, fino al prossimo 20 settembre, è il protagonista di una mostra ospitata negli spazi del Palazzo Comunale di Spoleto. Solo sculture, ma non i tradizionali bronzi: per l’occasione sono esposti quarantotto candidi “gessi”, provenienti dalla collezione privata dell’artista e raffiguranti i principali temi del suo catalogo visivo: cavalieri, centauri, figure maschili e femminili, ballerini, gatti, cavalli, tori.

Fernando Botero, una delle sculture in gesso esposte a Spoleto

Fernando Botero, una delle sculture in gesso esposte a Spoleto

Fin dagli inizi ho sentito un grande interesse per il volume”, racconta Botero in un’intervista raccolta da Alberto de Filippis in occasione della mostra. “All’inizio era solo una percezione. Ho voluto creare forme arrotondate. Col passare del tempo, la storia dell’arte, i miei viaggi in Italia, i dipinti del 1400 e il 1300, artisti come Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Paolo Uccello… tutto questo mi ha aiutato a razionalizzare l’importanza del volume nella pittura”.
Ma il volume, ai suoi occhi, non è unicamente un dato costruttivo, tantomeno concettuale. E spunta quella fisicità di cui tutta la sua produzione è pregna: “Credo che il volume sia una forma per esprimere la sensualità”, spiega. “È stata la rivoluzione più importante nell’arte. L’introduzione del volume. L’illusione di creare su una superficie piana l’idea di spazio, e che le cose esistano grazie al loro volume […] Attraverso forme eccitanti e volumi io esprimo l’emozione”.
L’intervista, poi, tocca punti diversi. Dalla morte del figlio Pedrito, celebrato da una tela malinconica, fino alle difficoltà di un percorso non allineato: “Quando ho iniziato a fare l’artista nessuno guardava i miei quadri. Tutto doveva essere astratto. Ma ho mantenuto le mie convinzioni. Ho creduto che la pittura dovesse essere così e grazie a questo ho avuto il mio successo”. E dall’alto dei suoi 83 anni, in buna parte trascorsi in compagnia dei suoi personaggi extra “curvy”, Fernando Botero se ne infischia dell’astrazione, delle estetiche cutting-edge, dei circuiti alti e del dibattito ufficiale. Felicemente pop, con i suoi estimatori e gli irriducibili detrattori, si gode una vecchiaia di quotazioni alte, di simpatie di massa e di continue esposizioni istituzionali. Tutto troppo facile e illustrativo? Forse. Ma certamente sincero e soprattutto proficuo. Alla faccia del benedetto mainstream contemporaneo.

Helga Marsala

 

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  • Angelov

    Un grande pittore, ma purtroppo un pessimo scultore; un ulteriore fautore di quel pregiudizio che considera la scultura inferiore alla pittura, sopratutto a seguito delle valutazioni di mercato, e tenta di avventurarsi in un territorio non solo sconosciuto, ma anche motivato solo da superficialità; ed impunemente…