Sky Arte Updates: Ulay, una vita oltre la performance. Prima visione per il documentario che racconta la sua più grande impresa, rigorosamente extra-artistica

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Marina Abramović e Ulay, AAA-AAA, 1978

Marina Abramović e Ulay, AAA-AAA, 1978

 

Il legame tra vita e arte è un elemento imprescindibile della creatività, specie quando quest’ultima è declinata in un linguaggio performativo, immediatamente tangibile. La serata di venerdì 28 agosto su Sky Arte HD promette di confermare l’assioma: protagonista di Ulay – Performing Life, in prima visione assoluta, è uno dei più acclamati performer degli anni Settanta.
Il regista sloveno Damjan Kozole ha scelto Frank Uwe Laysiepen, conosciuto in tutto il mondo con lo pseudonimo di Ulay, come esempio di un’esistenza straordinaria, vissuta al confine tra ispirazione artistica e vita quotidiana, spesso intrecciate al punto da non poter più essere distinte. Di origine tedesca, Ulay ha saputo farsi strada nell’intricata scena artistica del suo tempo maneggiando una Polaroid e, poi, mettendo il proprio corpo al servizio dell’arte.
Come spesso nella vita, la sua scelta lo conduce a un incontro che rivoluziona ogni cosa: è quello con Marina Abramović, conosciuta ad Amsterdam nel 1976 e presto divenuta sua compagna e alter ego creativo. Per dodici anni condividono esistenza e professione, realizzando performance estreme e scandagliando i limiti del proprio essere e della propria relazione; fino alla conclusione del rapporto nel 1989, che lascia entrambi liberi di dedicarsi alle rispettive carriere.
Eppure, la vita ha ancora in serbo qualcosa di inaspettato per Ulay. Poco prima di iniziare le riprese del documentario in onda domani, all’artista viene infatti diagnosticato un tumore. E la storia cambia, un’altra volta. Il film si trasforma in un lungo viaggio di Ulay tra le pagine della sua intera esistenza, a partire dall’inevitabile – e del tutto umana – riflessione su quanto, di se stessi, può sopravvivere alla morte grazie alla forza della memoria. Per un anno intero, le telecamere seguono Ulay nella lotta contro la malattia, accompagnandolo dalla Slovenia a Berlino, da New York alla Amsterdam della giovinezza, e facendo da testimoni al più grande successo della sua vita: la guarigione.

 

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