Sette artisti sulle tracce di Richard Long. A Sicilian Walk, una mostra diffusa evoca il viaggio in Sicilia di un maestro. Tutte le foto

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Museo delle Trame Mediterranee, Gibellina

Museo delle Trame Mediterranee, Gibellina

A SICILIAN WALK. RICHARD LONG E LA MEMORIA DI UN TOUR SICILIANO
Richard Long attraversò un pezzetto di Sicilia, compiendo il suo solitario grand tour, quasi vent’anni fa. Era il 1997. E uno tra i più grandi artisti del secondo ‘900 decideva di smarrirsi nel paesaggio siciliano, camminando a piedi, da Palermo ad Agrigento. Un’esperienza di conoscenza e osservazione diventava opera d’arte. Perché fu proprio quella passeggiata a definirsi come azione artistica: i suoi occhi fra la terra e l’orizzonte, i passi euforici o stanchi, i dialetti non capiti, le epifanie al tramonto o alle prime luci dell’alba: “Un gruppo di uomini che parla e fuma nella piazza di Corleone / Un elicottero sul ciglio della strada nei pressi di Prizzi / Lanciare pietre contro un branco di cani vicino Bivona / Cianciana di sera, gremita di ragazzi…”, oppure “Fermarsi a mezzanotte per un sonnellino nell’erba alta, lungo il fiume Platani”, fino a quell’ultima visione: “L’immagine di un tempio greco sotto il sole cocente”.
Di quel viaggio resta oggi questo textwork su carta – l’altra opera – conservato nella collezione permanente del Museo Riso. Un documento che ha fornito spunto (e titolo) a un progetto novo: “A Sicilian Walk”, a cura di Giusi Diana, è una mostra diffusa,  che dal 3 luglio al 19 settembre 2015 coinvolge quattro province siciliane e cinque istituzioni. L’idea è quella di evocare il tragitto di Long, lasciando che sia lo spettatore a godersi il cammino e a incontrare, sede dopo sede, le opere di alcuni giovani artisti, connesse all’idea stessa di paesaggio.

Giacomo Rizzo, Respiro, 2015, scultura in resina. 300x200 cm - spiaggia di Castel di Tusa

Giacomo Rizzo, Respiro, 2015, scultura in resina. 300×200 cm – spiaggia di Castel di Tusa

DA PALERMO A CASTEL DI TUSA. TRE ARTISTI LUNGO IL CAMMINO
La partenza da Palermo, come fu vent’anni fa. Ad esporre le sue opere, nella vetrina su strada del Museo Riso, è Sergio Zavattieri: le grandi stampe in bianco e nero scelgono la cifra dell’ambiguità per addentrarsi nello spazio duttile fra scienza, fiction, rappresentazione ed evocazione. Seducenti catalogazioni di piante artificiali, da cui arriva tutto il sapore retrò di un gabinetto botanico.
A distanza di pochi giorni, presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina si è inaugurata l’installazione sonora “La possibilità negata” di Sebastiano Mortellaro, prodotta e acquisita nel 2011 dal Museo Riso, in occasione di una residenza in Marocco, presso l’Apartement 22 di Rabat.
Spostandosi a Est, sulla spiaggia di ciottoli che fronteggia l’Atelier sul Mare di Antonio Presti, a Castel di Tusa, trova posto una scultura di Giacomo Rizzo, “Respiro”: il calco candido iin resina di un frammento del Monte Pallegrino diventa stele sacra, innalzata al cospetto del mare. Un frammento esatto, staccato dalla pelle del paesaggio, per omaggiare la montagna sacra palermitana e l’infinita tensione spirituale della natura.

Giuseppe Adamo e Richard Long, allestimento all'Ex Scuola Rurale, Agrigento, Valle dei Templi

Giuseppe Adamo e Richard Long, allestimento all’Ex Scuola Rurale, Agrigento, Valle dei Templi

AGRIGENTO, LÀ DOVE IL PAESAGGIO DIVENTA PITTURA e SCRITTURA
Infine l’ultimo opening, in quel di Agrigento, lo scorso 24 luglio. Il cerchio si chiude là dove Long condusse i suoi passi, al termine del tour. Presso le Fabbriche Chiaramontane sono esposte due opere di Filippo Leonardi – tra cui il neon rosso fuoco “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”, realizzato nel 2013 in occasione del progetto di residenza “Paesaggio con artista”, promosso da Riso -, alcune opere del sound artist Alessandro Librio, tra cui il video “Studio n.1 Music for the Queen” , in cui uno sciame di api suona le corde di un pianoforte, e il corto  del collettivo Nuovo Cinema Casalingo dal titolo “La storia di Pica, ovvero come un cane viaggiò dentro il suo padrone”.
Quindi, nella nuova sede espositiva del Parco Archeologico della Valle dei Templi, la visione finale. Nel bianco immacolato della stanza galleggiano le parole poetiche di Richard Long, quel testo scritto vent’anni fa, al margine del viaggio. Accanto, in un dialogo efficace, due potenti tele di Giuseppe Adamo: trasfigurazioni astratte e cangianti del paesaggio, divenuto allucinazione verde mare, bosco, muschio o smeraldo. Tra pittura e scrittura, i luoghi si dissolvono così in un transfert sinestetico, lungo i sentieri ininterrotti di una passeggiata siciliana.

– Helga Marsala

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