Resterà chiusa la chiesa-moschea allestita da Christoph Buchel a Venezia per il Padiglione islandese alla Biennale. Il no alla riapertura arriva dal Tar del Veneto

Print pagePDF pageEmail page

L'interno della chiesa della Misericordia trasformata in moschea

L’interno della chiesa della Misericordia trasformata in moschea

Vi ricordate la vicenda della chiesa veneziana trasformata in moschea dall’artista svizzero Christoph Buchel, per il Padiglione islandese alla Biennale Arte? Se ne discusse lungamente a maggio dopo le polemiche montate per l’opposizione del Patriarcato di Venezia, fatte proprie dal Comune, che portarono alla chiusura della chiesa di Santa Maria della Misericordia, nel sestiere di Cannaregio, Il Comune e il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica avevano motivato l’intervento con l’aver trasformato uno spazio espositivo – quale pare fosse ormai la chiesa, da tempo chiusa al culto – in un luogo di culto a tutti gli effetti.
L’Icelandic Art Center (IAC), promotore del progetto, si oppose fermamente, cercando appigli storico-sociali a sostegno della possibilità di impiantare lì la moschea, ma il Patriarcato fu pronto a ribattere colpo su colpo. Smorzato il clamore mediatico, l’istituto islandese si era rivolto al Tar del Veneto per cercare una via che portasse a riaprire il proprio padiglione alla Biennale, chiedendo anche una cifra vicina ai 400mila euro per i danni subiti: ma nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo regionale ha pronunciato un “no” che potrebbe essere quello definitivo. Non la pensano così i responsabili dell’IAC, che hanno preannunciato che tenteranno altre strade per attenere la riapertura della moschea, almeno per gli ultimi mesi della Biennale.

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community