La Grande Madre. Report dalla mostra della Fondazione Trussardi #1

Palazzo Reale, Milano – fino al 15 novembre 2015. Un ampio spaccato dell’arte, della cultura, della storia dagli ultimi anni del XIX secolo a oggi: è la sintesi di una mostra complessa, ricca di materiali e contenuti come “La Grande Madre. Donne, maternità e potere nell’arte e nella cultura visiva, 1900-2015”. Una grande rassegna con quattrocento opere, curata da Massimiliano Gioni con la Fondazione Nicola Trussardi. Madre, natura, nutrimento: ed ecco trovato anche il legame con Expo.

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La Grande Madre (Gober, Kelly) – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015 – photo Marco De Scalzi – Courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano

La Grande Madre (Gober, Kelly) – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015 – photo Marco De Scalzi – Courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano

PRECEDENTI: LA BIENNALE DEL 2013 E LA MOSTRA DI LEA VERGINE NEL 1980
La Grande Madre è una mostra che necessita di almeno un paio di visite per essere gustata a pieno, per essere esplorata con la dovuta attenzione. Durante la conferenza stampa Massimiliano Gioni, in videoconferenza da New York, dove è direttore artistico del New Museum, ha utilizzato l’aggettivo ‘enciclopedico’. Il pensiero è corso veloce alla Biennale di Venezia da lui diretta nel 2013, con la quale si possono trovare dei momenti comuni da un punto di vista curatoriale: l’interdisciplinarietà, la lettura di matrice psicoanalitica, che troviamo anche nel suo testo che introduce il catalogo Skira.
Frizzante inoltre l’intervista – anche questa in catalogo – che Gioni ha fatto a Lea Vergine, che quasi quarant’anni fa ha curato sempre nello stesso luogo L’altra metà dell’avanguardia, mostra che ha aperto diversi quesiti sull’arte al femminile e che ha fatto conoscere all’Italia molte artiste, altrimenti omesse o dimenticate.

SUFFRAGETTE E INFANTICIDE
Quella della madre, offerta dalla mostra, non è certo un’immagine mielosa e retorica: si tratta piuttosto di un’approfondita indagine sulla gestione della figura della madre durante il Secolo breve e oltre. Dal Futurismo al Surrealismo, alla Body Art e alle prime conquiste del femminismo, al Post-Human a oggi.
Accompagnano la mostra film, libri, documenti: Le mamme d’Italia non dimenticano è il titolo di un manifesto di Giulio Bertoletti in pieno clima di decadenza fascista. D’altro canto non manca una foto di repertorio del 1912 con una suffragetta, coloro che chiedevano il diritto di voto per le donne, che viene alimentata artificialmente in prigione attraverso un sondino nasale: una storia di conquiste e di dolore
Inquietanti le immagini del parto e delle trasformazioni femminili proposte da Alfred Kubin all’inizio del secolo XX. E se quando pensiamo a Meret Oppenheim siamo abituati a collegarla alla tazzina di pelliccia, qui è un’opera altrettanto spiazzante: un Votivbild, un quadro votivo del 1931 in cui la madre fresca di parto, dalla faccia diabolica e dalle ali angeliche, ha sgozzato il figliolo neonato.

La Grande Madre (Bourgeois) – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015 – photo Marco De Scalzi – Courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano

La Grande Madre (Bourgeois) – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2015 – photo Marco De Scalzi – Courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano

IL TEMPO CHE SCORRE E LE BAMBOLE
Parecchie le presenze futuriste, movimento maschilista per eccellenza, in cui la donna appare spesso e volentieri: la madre, che Boccioni propone in molte opere, ne è un esempio lampante.
Tra gli oggetti più curiosi, la ricostruzione della macchina per la tortura dal racconto La colonia penale del 1914 di Franz Kafka, appositamente realizzata per la mostra Le macchine celibi, curata da Harald Szeemann nel 1975-77. È una sorta di oggetto da prestigiatore, che basta guardare per sentirsi vessati.
Molte le foto in mostra: da quelle di Bellmer con le donne legate che precedono di molti anni un certo Araki, qui assente giustificato. La parete di una stanza è interamente occupata dallo straordinario progetto di Nicholas Nixon che ritrae la moglie e le sue sorelle nel corso degli anni: il ciclo della vita colto nella sua totalità.

E LE ARTISTE DONNE?
Un ruolo fondamentale all’interno della mostra è quello svolto da Louise Bourgeois con le sue bambolette reduci dal parto, ma anche con i suoi grandi falli.
E quindi un altro lavoro sul tempo dell’esistenza: una rara opera del 2007 di Carla Accardi, artista tra le prime in Italia a farsi strada in un mondo di soli maschi. Poste dietro i pannelli di sicofoil sono le immagini che ritraggono l’artista durante la sua vita, di fianco un’antica immagine di una sua ava in un connubio di linguaggi posti in un inaspettato dialogo.
Donna è anche malattia e morte, come nel tragico lavoro di Hannah Wilke Intra Venus Series. L’artista si è autoritratta fotograficamente dall’inizio degli Anni Novanta quando viene colpita dal cancro. Il lavoro finisce con la sua morte, poco più che cinquantenne.
Potrebbe essere il manifesto della mostra Mumun di Sarah Lucas del 2012: è una poltrona sospesa come la Bubble Chair Eero Aarnio. La struttura è accogliente, come una sorta di grembo costituito da molteplici poppe, fatte con collant e lanugine. Il sogno irrealizzabile è quello di potersi accoccolare morbidamente al suo interno.

Angela Madesani

Milano // fino al 15 novembre 2015
La Grande Madre
a cura di Massimiliano Gioni
Catalogo Skira
PALAZZO REALE
Piazza del Duomo 12
[email protected]
www.fondazionenicolatrussardi.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46981/la-grande-madre/

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  • Riccardo Lazzari

    Qualcuno inviti vuoi Palazzo Reale, vuoi la Fondazione a inserire informazioni, recapiti mail o telefonici per chi volesse conoscere meglio le tariffe, le modalità di prenotazione, le visite per gruppi e scuole. Tre giorni dopo l’apertura il sito di Palazzo Reale ancora la mette tra i “prossimamente”.

  • Sergio

    È una mostra secondo me vietata ai minori di anni 18 e quindi con le scuole ci starei attento. E non per motivi di pornografia e questo non prescinde da quanto abbondantemente ho scritto altrove precedentemente.