“L’uomo dal naso rotto” di Auguste Rodin trafugato dal museo Carlsberg di Copenaghen. Due ladri agiscono indisturbati in pieno giorno

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Auguste Rodin, L’uomo dal naso rotto, 1864

Auguste Rodin, L’uomo dal naso rotto, 1864

È l’opera con cui Auguste Rodin debuttava nel sistema dell’arte, tentando la sua prima uscita ufficiale. “L’Homme au nez cassé” (L’uomo dal naso rotto) venne presentata nel 1864 al Salon di Parigi, ai tempi unico luogo possibile di incontro tra il pubblico e gli artisti più giovani e innovativi. Anche per il Salon, però, quel lavoro era troppo poco convenzionale. Una maschera in bronzo, un volto a tutto tondo dalla forte connotazione drammatica e dal taglio stretto. Rifiutato. Nel 1875 Rodin riprovò, con una versione più tradizionale della stessa opera, pensata in forma classico di busto marmoreo. E fu la volta buona.
Quella prima testa era conservata nella collezione del  Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, un museo privato fondato nell’800 da Carl Jacobsen, patron della celebre birra Carlsberg. “Era”, perché lo scorso 16 luglio un clamoroso furto ha colpito il museo: operazione mirata, con la sparizione del piccolo capolavoro bronzeo. Due ladri, ad oggi non identificati, hanno messo a segno uno dei colpi più significativi della Danimarca, in fatto di opere d’arte. Valore stimato, secondo il parere della case d’asta londinesi, circa 300.000 sterline. Il tutto è avvenuto negli orari di apertura, in soli 12 minuti. Senza che custodi, sicurezza e visitatori si accorgessero di nulla. La notizia è stata diramata a un mese dal fatto. Forse nella speranza (vana) che la polizia rintracciasse nel frattempo i due banditi. Ma l’unico indizio in possesso dalle forze dell’ordine pare sia la registrazione di una telecamera di sorveglianza: sono state individuate le sagome di due uomini, fra i 30 e i 40 anni, di corporatura media e sui 170 cm di altezza.
La collezione di Rodin, conservata nella gipsoteca Carlsberg, include le fusioni di alcune delle sue opere più note, tra cui “Il Pensatore” e “I borghesi di Calais”.

– Helga Marsala

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