Lo strano caso del nuovo e misterioso polo per l’arte contemporanea negli Arsenali di Roma. Ecco perché Franceschini deve cambiare idea

Forse non tutti i lettori sanno che anche Roma, come Venezia, ha i suoi begli arsenali. Non sulla Laguna, ma sul fiume Tevere, all’altezza della Porta Portese e tutt’altro che distanti da una importante sede distaccata, il Complesso di San Michele, del Ministero dei Beni Culturali. Dopo la costruzione nel Settecento e i conseguenti anni di […]

Forse non tutti i lettori sanno che anche Roma, come Venezia, ha i suoi begli arsenali. Non sulla Laguna, ma sul fiume Tevere, all’altezza della Porta Portese e tutt’altro che distanti da una importante sede distaccata, il Complesso di San Michele, del Ministero dei Beni Culturali. Dopo la costruzione nel Settecento e i conseguenti anni di gloria, il cantiere navale pontificio è passato per varie vicissitudini. L’ultima, in stile perfettamente romano, è stata la sua trasformazione in uno “smorzo” edilizio. Cosa è uno smorzo? È, in romanesco, quell’informe esercizio commerciale solitamente ai margini della città che vende mattonelle, mattoni, balle di cemento, materiali per le costruzioni, calcina, gesso, sabbia. Tutto questo, fino a qualche mese fa, era dentro agli arsenali pontifici di Roma. Essere riusciti a liberare lo spazio, tuttavia, non ha equivalso a far partire progetti seri per questo spazio strategico che, comunque, rimane circondato da una ampia bidonville che solo l’inifinita capacità di adattamento dei romani può definire “mercatino dei biciclettari”. Prima ci doveva andare la mitologica Collezione Torlonia (raccolta di sculture unica al mondo che lo Stato è sul punto di acquistare da almeno un trentennio), poi – se ne occupò Vittorio Sgarbi – una collezione di armi, poi ancora la cosa sembrò fatta per la Fondazione Zeffirelli il quale, dopo aver capito l’antifona, scappò a Firenze.
Ora l’Arsenale di Roma torna d’attualità grazie agli stanziamenti derivanti dall’Art Bonus e presentati lo scorso 4 agosto dal Ministro Dario Franceschini. Tra i grandi progetti per gli Uffizi o per il Colosseo sono spuntati ben 7 milioni per l’Arsenale con l’obbiettivo, testuale, di “realizzare un polo per l’arte contemporanea e le performance di giovani artisti italiani da destinare anche alle attività espositive della Quadriennale di Roma e creare residenze per giovani artisti italiani”. Ora, visto il contesto, i dubbi sono tanti. Chiaramente bisogna essere felici per uno spazio abbandonato che si riqualifica. I motivi di soddisfazione però finiscono qui, lasciando spazio alle perplessità sui contenuti che, c’è da augurarselo, possano modificare una volta effettuati i lavori di recupero. “Polo per l’arte contemporanea e la performance”? Ma per questo lo Stato non dovrebbe investire sul Maxxi con l’obbiettivo di farne sempre di più un polo di rilevanza internazionale? Perché disperdere le energie peraltro sempre sulla piazza romana? Le attività espositive della Quadriennale? Giusto rilancirle, forse, ma la sede naturale è sempre stato il Palazzo delle Esposizioni, oggi in gravissimo stato comatoso. Aggiungiamo un ulteriore spazio invece di concentrare le poche risorse dispnibili? La vocazione per i giovani? Sempre benvenuta, ma siamo a poche centinaia di metri dal Mattatoio di Testaccio ed è lì che la città di Roma dovrebbe creare un polo destinato a questa vocazione, perché raddoppiare e dunque diluire? Infine l’ultimo punto, le residenze: l’Italia ha un immenso bisogno di attirare a se classe creativa dall’estero, qui invece si parla di residenze per artisti… italiani. Non è un po’ strano? E poi siamo certi che in uno spazio vecchio di 300 anni si possano prevedere spazi per la residenzialità? A che prezzo? Con quali modifiche e quali tempi? Le residenze sono le tipiche cose che è decisamente più opportuno realizzare in nuove edificazioni ed in contesti contemporanei.
Insomma, tanto per essere chiari, c’è da sperare che i 7 milioni stanziati (non necessariamente sufficienti, viste le dimensioni del complesso) servano per restaurare e riqualificare gli Arsenali, ma che poi sui contenuti vi sia una più opportuna riflessione: l’attuale vocazione sembra tutt’altro che centrata e rischia di portare più danni che benefici al già assai fragile tessuto culturale romano oggi più che mai bisognoso di fare meno cose e farle bene piuttosto che aggiungere tavoli e partite perse in partenza.

 

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Massimo Mattioli

Massimo Mattioli

É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto.…

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