Lo Sgarbi furioso. In Irpinia “scopre” l’Abbazia del Goleto e attacca tutto il sistema-Campania: Il Giffoni Festival, Il Madre, Bonito Oliva

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Abbazia del Goleto a Sant'Angelo dei Lombardi (AV)

Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi (AV)

Mi sento in colpa. Questa era una delle poche aree d’Italia che non conoscevo, non mi aspettavo questa meraviglia romanica e post-romanica. È un posto bello ma non conosciuto. Bello anche senza di me. Io sto apportando solo popolarità”. Così Vittorio Sgarbi, giunto nel cuore dell’Irpinia per inaugurare l’opera Cosmo Mistico dell’artista Luca Pugliese (di cui candidamente ammette di non conoscere le opere: “La mia presenza è stata un atto di fede per la giusta intuizione della location”). Ma l’occasione serve a evidenziae come neanche la ricostruzione post-terremoto abbia salvato dall’oblio la bellissima location, l’Abbazia del Goleto (Sant’Angelo dei Lombardi): l’ennesima testimonianza, questa relativa all’eremo irpino, di un sistema politico amministrativo che limita gli interessi artistici con sovvenzionamenti centellinati a poche realtà già note. Il critico poi non ha mancato di ribadire la sua accusa per i 16 milioni di euro al Giffoni Festival: “Troppi, uno spreco, se si pensa che il resto della Campania, la regione più ricca per patrimonio artistico, vive nell’incuria e nell’anonimato, con minori investimenti e impieghi nel settore turistico”. E poi la sottolineatura del fatto che la stessa Campania non è rappresentata ad Expo, mentre c’è il Padiglione Irpinia: “È una cosa assurda, come se non esistessero il Cilento e tutte le altre realtà campane. Sarà l’eco dell’effetto De Mita per cui negli anni ’80 -’90 si parlava di Napoli come l’Avellino Marittima. E poi il Padiglione Irpinia c’è, ma dentro non c’è un cazzo”.
La sistematica invettiva non ha risparmiato (come il Maxxi ed altre realtà nazionali) neanche il Madre di Napoli, “un museo pubblico che crea barriere culturali, esponendo opere che arrivano da New York e Francoforte, ma non di napoletani. Tanto varrebbe renderlo un museo privato”. Con chiose su un settore “inquinato” da personaggi come Celant e Bonito Oliva. Il contemporaneo secondo Sgarbi? “Ciò che produciamo nel mentre, il resto è già storia. Il contemporaneo ha valore cronologico e non ideologico. Finché ci sarà una distribuzione iniqua di fondi e finché Celant e Bonito Oliva decreteranno ciò che è contemporaneo, creando una cernita di mercato a monte, il pubblico italiano non potrà scegliere che cosa vedere”.

Rossella Della Vecchia

 

 

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