L’artista Morehshin Allahyari e la stampa 3D. Un’arma hi-tech contro l’ISIS

Le immagini dell’ISIS che distrugge il Museo di Mosul sono ancora fresche nella memoria di tutti. Oggi un’artista iraniana lancia un progetto. Ecco come rispondere con un gesto simbolico a quello scempio. Terrorismo e opere d’arte, nell’era della riproduzione 3D

Print pagePDF pageEmail page

Immagini che resteranno impresse nella memoria collettiva, per la carica di violenza esibita con spregio dinanzi al mondo. Impossibile dimenticare. Le milizie dell’ISIS a febbraio 2015 irrompevano nel Museo di Mosul, armati di mazze e picconi, e facevano a pezzi decine di statue e bassorilievi preziosi d’epoca assiro-babilonese. In gran parte solo delle copie in gesso, come si appurò in seguito, ma fu il gesto a scioccare: la carica distruttiva, l’urgenza di cancellare le fondamenta di una civiltà millenaria, l’escamotage simbolico della devastazione culturale come segno di supremazia e imposizione di un nuovo credo. Il Califfato, già adoperatosi con roghi di libri e strumenti musicali, e con l’oltraggio alle antiche mura di Ninive, accanto alle gole tagliate ostentava (e continua ad ostentare) la decapitazione delle idee, del libero pensiero e delle radici.  “La più grande demolizione degli idoli nell’epoca moderna”: questo il senso per i terroristi dello Stato Islamico.

Material Speculation. ISIS

Material Speculation. ISIS

Da qui nasce il nuovo progetto di Morehshin Allahyari, new media artist di origini iraniane, dal 2007 trasferitasi a Chicago. “Material Speculation: ISIS” è un esperimento tecnologico, nato come risposta agli atti osceni di vandalismo registrati a Mosul. L’idea: riprodurre alcuni dei reperti archeologici distrutti, attraverso una ricostruzione digitale e una fedele riproduzione con stampa 3D. “Non penso che si possano realmente rimpiazzare questi manufatti”, spiega l’artista, “quello che ho provato a fare è stato quantomeno capire se c’è un modo per ricrearli il più accuratamente possibile. Da un certo punto di vista poetico mi pace pensare che questo progetto sia una maniera per resistere all’azione di rimozione della storia o alla creazione di questa nuova storia che l’ISIS vorrebbe operare”.
Dentro ogni oggetto è inserita una memory card in cui sono custodite tutte le informazioni relative al manufatto originale, mentre, in una futura versione Morehshin Allahyari spera di compiere un altro step: pubblicare sul web in open source i file e le istruzioni per la realizzazione delle copie, così che chiunque possa acquisirle e replicare il gesto. Una sorta di incarnazione pop del fantasma dell’opera d’arte, nell’era dell’infinita riproducibilità tridimensionale. Un gesto simbolico – là dove l’ISIS agisce proprio sul piano dei nuovi media e della propaganda di massa – per promuovere consapevolezza, memoria e strategie collettive di resistenza culturale.

Helga Marsala

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community