Ecco la Grande Madre secondo Massimiliano Gioni. Immagini dalla preview della mostra milanese a Palazzo Reale: tra Yoko Ono e Boccioni, Marlene Dumas e Cindy Sherman

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La Grande Madre, Palazzo Reale, Milano – Cindy Sherman (foto Marco De Scalzi, courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano)

La Grande Madre, Palazzo Reale, Milano – Cindy Sherman (foto Marco De Scalzi, courtesy Fondazione Nicola Trussardi, Milano)

Nel distratto silenzio informativo che ha caratterizzato agosto e pervaso una metonimica Milano-per-Expo2015, città costantemente animata da turisti in sollazzo, che solamente in Piazza Duomo hanno frequentato con discreta rilevanza spazi e percorsi espositivi, qualcosa finalmente è cambiato. Il pluri-annunciato itinerario curato da Massimiliano Gioni, raccolta iconografica, talvolta tassonomica, sulla rappresentazione della Madre, come figura nutrice di qualsiasi essere vivente, ha inaugurato. Sul liminare, tra la chiusura di una stagione culturale e l’apertura, in anticipo rispetto ai consueti programmi dell’arte meneghina, anche Palazzo Reale si dota di una nuova imponente raccolta tematica di lavori, quasi centocinquanta, che in parte riflette, oppure semplicemente rievoca, la ricerca omnicomprensiva di Arts & Food, alla Triennale di Milano. Sebbene il respiro dell’allestimento e la ricercatezza di alcune scelte compositive del percorso lo connotino come il frutto di una grande diramazione sull’archetipo del Grande Tutto, più che un itinerario sulla donna come forma e forza generatrice.
Massimiliano Gioni, presente in differita alla conferenza stampa, per la Fondazione Trussardi, grazie anche al supporto di BNL, ha disposto all’interno di 29, fra stanze e sale, di Piazza Duomo, le prime donne del cinema con Alice Guy-Blanchè, passando per le avanguardie dadaiste, futuriste (Regina, Benedetta, Giannina Celsi) e le artiste femministe degli anni Settanta, fino ad arrivare ai giorni nostri. Figure retoriche e di pensiero, icone dell’uomo e istantanee dimenticate si tramutano, le une di fronte alle altre, in propulsione generativa, origine della nutrizione e dunque termine di collegamento con l’agognato rinascimento che avrebbe dovuto far fiorire Expo in città.
Le artiste e i lavori attesi non si sono fatti mancare l’occasione di emergere, tra Yoko Ono (che presenta in anteprima per l’italia un progetto di mappatura digitale), i collage di Ketty La Rocca, Carla Accardi, Marlene Dumas, Cindy Sherman e Barbara Kruger. Tra figure archetipiche e muse, spicca la grande sala dedicata a Louise Bourgeois, l’enorme Balloon Venus di Koons, così come il Mumum di Sarah Lucas, l’installazione di passeggini intrecciati di Nari Ward e, proprio agli inizi, un’impressionante La fine di Dio del 1963 di Fontana, senza dimenticare in chiusura la foto-simbolo del percorso, distribuita sui molti muri di Milano, il Self-portrait as My Mother Jean Gregory di Gillian Wearing. Ecco le prime immagini della mostra…

Ginevra Bria

http://www.fondazionenicolatrussardi.it

 

 

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  • fabbio

    questo articolo è scritto davvero male (paroloni inutilmente magniloquenti, sintassi contorta, qualche frase sciocca e incomprensibile, tipo “le artiste e i lavori attesi non si sono fatti mancare l’occasione di emergere”), cosa che su una rivista in generale ben scritta com artribune si nota ancora di più.

    • Caterina Porcellini

      Questo articolo è scritto in modo complesso, sì. Scrivere male è non conoscere le regole della lingua utilizzata; scrivere con uno stile più o meno articolato e personale significa, invece, riuscire a “piegare” le suddette regole senza mai infrangerle.
      Da redattore – ora di Artribune, in passato di altre testate – posso dire che non rilevo refusi nè utilizzi impropri di termini, in questo articolo.
      Che poi non le piaccia il modo o non le riesca comprensibile, non si discute. Ma, appunto, è un’altra discussione. :)

      • fabbio

        “Scrivere male è non conoscere le regole della lingua utilizzata; scrivere con uno stile più o meno articolato e personale significa, invece, riuscire a “piegare” le suddette regole senza mai infrangerle.” grazie della lezioncina, ma purtroppo non è così: una bella scrittura può serenamente infrangere le regole (limitandoci ai giornalisti, pensi a gianni brera), una brutta scrittura può rispettare tutte le regole ed essere brutta comunque (pensi a gramellini, a travaglio).

      • And

        Cara redattrice di Artribune, ha perfettamente ragione Fabio. Vuoi un esempio di come la grammatica sia del tutto sconosciuta all’autrice del pezzo? “Il pluri-annunciato itinerario curato da Massimiliano Gioni, raccolta
        iconografica, talvolta tassonomica, sulla rappresentazione della Madre, come figura nutrice di qualsiasi essere vivente, ha inaugurato”. Inaugurato cosa? Io (soggetto) inauguro (verbo) una mostra (compl.oggetto, che qui manca!) Altrimenti il passato prossimo andava messo in passivo con “è stato inaugurato”. E potete spiegarmi la differenza tra “stanze” e “sale”, visto che gli spazi interni sono tutti uguali? Più chiarezza e meno pippe mentali, vi prego …. ultima cosa: usare aggettivi come “metonimica” non vi rende più fighi o ricercati, ma solo involontariamente comici. Detto questo la mostra va comunque vista.

        • Caterina Porcellini

          Se ci tiene a chiamarmi in causa, le faccio l’analisi grammaticale della frase. Nella frase da lei citata, non è il complemento oggetto a mancare… ma il soggetto a essere dato per implicito. “Ha inaugurato” è il verbo che regge la frase e “Il pluri-annunciato itinerario” è il complemento oggetto. Soggetto sottinteso: l’ente, Palazzo Reale, l’organizzazione e via dicendo. C’è quindi una coniugazione attiva del verbo (avere e non essere), ma un suo utilizzo impersonale. E possiamo concordare che sia una licenza, perché in genere “ha piovuto” ma non “ha inaugurato”.
          In generale, i desiderata da parte dei lettori sono sempre utili per scrittori e redattori: a ferire non è la richiesta di maggiore chiarezza o che, è l’implicita presunzione che chi legge avrebbe potuto fare meglio. Un po’ come al termine di ogni Mondiale di calcio, no? Si diventa tutti CT della nazionale. :)

          • And

            L’ho chiamata in causa vista la sua appassionata difesa d’ufficio (e poi perché è lei ad avere risposto all’altro lettore qualificandosi come redattrice di Artribune). La sua analisi grammaticale mi lascia sbigottito: a sentirsi feriti dovrebbero essere i suoi professori di scuola che mi auguro non stiano leggendo questo post!! Nessuna presunzione da parte mia, stia tranquilla. Mi auguro di leggere presto qualche suo articolo che sono curioso di vedere come scrive :)

  • Sergio

    “Grande Madre” e il “potere delle donne” sono i due concetti utilizzati da Gioni come assi pigliatutto in questa occasione. Il primo viene coniato da Jung nel 1939 e il secondo rimanda chiaramente alle battaglie femministe degli anni 70. Ma oggi,non possiamo certo permetterci di cadere in questa brutta trappola postmoderna. A scavare un po’ sotto la crosta troviamo infatti : l’archetipo junghiano (spudoratamente banale ormai), il riferimento agli studi di genere e un pizzico di pensiero delle Avanguardie Storiche, tutto pronto per
    La Grande Frittata!
    Può l’onnivoro sistema dell’arte contemporanea usare tutto senza scrupoli? Ebbene oggi si giunge a utilizzare perfino l’idea delicatissima della maternità per toccare le corde di un pubblico ipersensibile, facile da stordire con temi altisonanti e titoli magnetici. La Grande Madre, come la Grande Guerra, evoca infatti una realtà ineluttabile, sovrastante, che rimpicciolisce immediatamente chiunque. Del resto il pubblico, per questo sistema dell’arte contemporanea, e’ bene che resti infantile, intellettualmente sottomesso, lilliputiano, ben dominato da fascinosi curatori-portatori di presunzioni enciclopediche-pedagogiche di origine incerta. Bene essendo un po’ più pratici ieri sono stato alla preview e ho così elaborato la mia sintesi: punto primo una mostra triste. Secondo punto fuori tema. Terzo punto con opere non tutte belle e significative. Quarto punto un allestimento molto discutibile. Quinto punto una mostra commerciale e istituzionale. Sesto punto enciclopedica e saccente come la sua Biennale ma caotica e brutta. Settimo punto un ibrido confuso fra mamma e femminismo. Ottavo punto una mamma che abortisce e non che genera, e senza iconografia della nascita. Nono punto una mostra passatista e non che guarda avanti e al futuro… Decimo punto che non sta nelle corde di Gioni l’argomento e si vede. Ancora stiamo purtroppo indietro… Per carità non nego che ci sia un approfondimento culturale e scientifico e psicoanalitico sul tema ma nozionistico educativo. L’arte che così è utilizzata per altro. La conferenza stampa deludente con una signora Trussardi che legge e male, Gioni da Skype che si dimena tra avanguardie e Jung, annacquato in corner con Freud, e poi che stupendo fa vedere il neonato nato 4 giorni prima, senza la mamma, regina della mostra. Alla Bnl, sponsor, che viene riservato un piccolo spazio alla fine e che non se la fila ingiustamente nessuno. Un grande emporio del 900 non della mamma.

    • Marianna Cane

      che significa un “ibrido confuso fra mamma e femminismo”? mi sembra che quello limitato e antiquato sia lei, non si tratta certo di due concetti incompatibili, tutt’altro. Una mostra importante, rigorosa e godibile, inoltre con tanti precedenti espositivi nell’ultimo decennio e quindi apprezzabile anche nella sua capacità di non essere ripetitiva.

      • Sergio

        Per ibrido cara signora intendo aver unito acriticamente un elogio ruffiano e strumentale della maternità e l’attacco alla maternità fatto sia dal patriarcato che da alcune punte del movimento femminista…

        • Marianna Cane

          ho capito benissimo cosa intendeva dire, e infatti me lo ha confermato.

        • Parliamo dell’articolo o dobbiamo parlare di regole grammaticali ? Se dobbiamo guardarsi solo dallo scrivere correttamente è meglio non scrivere nulla. Probabilmente qualche personaggio di spicco della cultura di oggi ha fatto breccia stilando un vero e proprio vademecum sul come scrivere correttamente. Chi fa della grammatica una questione di vita è un guscio vuoto, un uomo morto che non ha nulla più da dire. Anche San Gregorio, uno dei padri della chiesa e quindi non certamente l’ultimo arrivato in termini di conoscenza della lingua e della cultura in generale, nel VI secolo diceva : ” Io mi attengo alle cose serie senza occuparmi di stile, nè delle regole delle preposizioni, nè delle desinenze, perchè non è degno di un cristiano sottomettere le parole della Scrittura alle regole della grammatica “.

    • ndc

      interessante e seria analisi. grazie

  • Angelov

    Trovo che un allestimento di questo tipo abbia qualcosa di morboso, e proprio a Milano, dove solo alcuni giorni or sono, un fatto di cronaca che vedeva coinvolti una donna in stato di detenzione ed il suo bambino neonato, ha scosso profondamente l’opinione pubblica, lasciando un segno indelebile nella sensibilità di chi, nonostante tutto, ha ancora a cuore certi valori, tra cui quello appunto della maternità.

    • Michele

      Ideologia Gender, transessualismo e omosessualismo

      dilaganti e uteri artificiali vari giusto per aggiungerci “di tutto un po'”. Dubito fortemente che il concetto e la natura stessa di “maternità” avrà ancora un senso, non solo oggi ma soprattutto tra qualche tempo, tra molto POCO tempo.

      Questa mostra sembra essere
      la solita rassegna pro-denaturalizzazione dell’umanosfera, ovviamente resa in chiave “cripto” e con pretese filosofico/spirituali diluite in minestrone gibberish imbastito ad hoc per dimostrare di conoscere quelle quattro palle imparate dai libri delle Edizioni Mediterranee e con-fondere l’ingenuo spettatore di turno. Aggiungiamo all’amalgama un po’ di sano onanismo cool autoriflessivo contemporaneo per un’arte completamente slegata dall’umano e dal mondo in cui coesiste, avendo però la pretesa di parlare e affrontare i problemi del mondo.

  • Mostra elegante e di qualità , molti artisti famosi vere star complimenti per le scelte Milano sempre Milano questa sarà la grande Madre del Futuro.

  • Come sempre M.Gioni, sa cucire ottime mostre con abili passaggi di sensi ed estetica, tanto più che ora è anche papà, per cui è sul “pezzo” della “maternità” in pieno! un augurio anche all’Alemani e al tenero Giacomo!

  • >>daniele.scarpa.kos

    >>>Gioni copione!? Esposizione fotocopia ricalcata su quella veneziana “Matrioske” datata 2004. Stesse idee, opere gemelle. Ma la mostra underground “Matrioske” allo Spazio Ponte (by me + artista francese Christin) era ben più propositiva del solito rosario di nomi stranoti che vediamo a Palazzo Reale per ribadire che sì, i poteri forti del sistema hanno sempre ragione (e didascalica illustrazione di un concetto), ma tentava di formulare ipotesi innovative: una “discendenza matrilineare dell’immagine” ed una lettura a matrioske delle opere.