Shopping al mercato nero (del web)

Questa volta i surfing bits di Matteo Cremonesi invitano a un viaggio affascinante ma pericoloso. Pronti a calarvi nel deep web? Insieme al collettivo !Mediengruppe Bitnik e ad alcuni acquisti scottanti…

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!Mediengruppe Bitnik, Random Darknet Shopper, 2014

!Mediengruppe Bitnik, Random Darknet Shopper, 2014

Quando si parla di Darknet o Deep Web molto spesso si evoca un’idea piuttosto vaga e fumosa di una Rete parallela, regno del mercato nero, un luogo in cui si usano monete diverse da quelle canoniche e dove chiunque può facilmente recuperare beni e prestazioni illegali di qualsiasi genere. La Darknet però è anche molto altro, ad esempio un luogo in cui i dissidenti politici possono comunicare e reperire informazioni in forma anonima, sfuggendo a restrizioni e controlli.
L’ultimo progetto realizzato dal collettivo !Mediengruppe Bitnik evidenzia la complessità e l’eterogeneità delle questioni che il Deep Web solleva. Il gruppo da anni conduce la propria ricerca artistica mettendo in atto pratiche di hacking del pensiero comune, offrendo punti di vista insoliti e innovativi su tematiche di attualità e rilevanza non soltanto artistica, ma sociale e politica.

Presentato in occasione delle mostra alla Kunst Halle Sankt Gallen, Random Darknet Shopper è un bot programmato per fare acquisti su Agora, uno dei marketplace principali, scegliendo in modo random uno dei numerosissimi beni disponibili per poi farselo spedire direttamente presso la sede della mostra. Gli oggetti acquistati restituiscono un’immagine un po’ meno fosca del mercato nero online: un cappello con videocamera incorporata, l’edizione completa della saga de Il Signore degli Anelli fotocopiata, alcune pastiglie di ecstasy, un set di chiavi passepartout per vigili del fuoco.
Il lavoro solleva questioni estremamente attuali, come la regolamentazione di macchine in grado di agire autonomamente. Se !Mediengruppe Bitnik pone quesiti che lascia aperti, una prima soluzione a questi problemi saranno chiamati a trovarla i magistrati svizzeri che, dopo aver disposto il sequestro delle pastiglie di ecstasy acquistate dal bot, dovranno decidere come giudicare le azioni del software e chi ritenerne responsabile. Su quali norme baseranno il loro giudizio: quelle degli uomini o forse sulle Tre leggi della robotica di Asimov?

Matteo Cremonesi

www.bitnik.org/r/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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