Un tubo arancione conficcato nelle Alpi Apuane. Ecco le spettacolari immagini dell’installazione di Alberto Timossi a Carrara: come mettere insieme Takeawaygallery, Achille Bonito Oliva e Claudio Abate…

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Illusione di Alberto Timossi (courtesy Takeawaygallery e Stefano Esposito)

Illusione di Alberto Timossi (courtesy Takeawaygallery e Stefano Esposito)

L’estate densa di eventi di Carrara prosegue, “salendo” fino alle altezze delle Cave Michelangelo, per un progetto di lunga gestazione che mette in relazione una serie di opposti tra cui l’azione umana e la forza della natura, le misure del pensiero e la distanza fisica, la visione reale e quella apparente. È l’installazione ambientale Illusione di Alberto Timossi (Napoli, 1965): un enorme tubo arancione in cima allo spettacolare anfiteatro del bacino del Ravaccione, che poggia sulla durezza del marmo e la penetra, come un segno allo stesso tempo concreto e visionario; ciò che da basso sembra minimo al confronto con la scala delle Apuane e la luminosità della pietra, avvicinandosi assume tutta la sua consistenza, secondo un effetto progressivo che è parte integrante dell’opera stessa.
Illusione – iniziativa di Takeawaygallery, patrocinata dalla Regione Toscana, dal Comune di Carrara e dal programma Sensi Contemporanei, con il contributo delle Cave Michelangelo e il coordinamento di Luciano Massari – prevede anche un progetto editoriale per il prossimo autunno, con un dialogo intervista tra Alberto Timossi e Achille Bonito Oliva, la documentazione fotografica di Claudio Abate e un video documentario prodotto dalla Fondazione Sistema Toscana con la regia di Tobia Pescia. Artribune ha seguito tutte le fasi della complessa lavorazione e messa in opera, fino alla spettacolare inaugurazione con luce diurna e notturna: ecco la fotogallery….

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  • angelov

    Questo lavoro ricorda molto da vicino quello di Vincenzo Dazzi dal titolo Menhir, eseguito alla fine degli anni ’60: una scultura tubolare di color rosso alta circa 3-4 metri, piegata di 45°, tagliata in alto a formare una superficie ellittica parallela alla base; con all’interno una struttura con un contrappeso che le garantiva equilibrio e stabilità.
    L’affiancamento di più sculture identiche, contribuiva a modificare radicalmente la percezione dello spazio circostante, anticipando l’arte minimalista, ai suoi primi passi in quegli anni.
    Ma il destino di questo giovane e grande artista seguiva quello di altri come Manzoni, Lo Savio, Tancredi, Gnoli…