TED e il tesoro dei talk

Un giorno un tale aveva bisogno di una mano per risolvere un problema. Di lì a poco, in seguito a un generoso e disinteressato passaparola fatto di utili racconti di esperienze vissute, il tale iniziò a pensare che forse anche lui avrebbe potuto trovare una soluzione, o almeno avrebbe potuto provarci. E nacque TED…

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Tirana

Tirana

La storia non è proprio così semplice e il sito non è il bar del paese, dove tra persone che si conoscono la solidarietà a volte nasce spontanea. Ma questa memoria antropologica, di abitudini sociali, potrebbe aleggiare, in una veste planetaria più attuale, sull’esperienza di TED.
TED nasce come luogo d’incontro, confronto e scambio per innovazioni riguardanti i settori della tecnologia, dell’intrattenimento, del design e dell’arte e ha come obiettivo, così come recita il suo motto, condividere e “diffondere idee di valore”. Così, in qualche decennio TED – Technology Entertainment Design si è trasformato in un punto di riferimento per raccogliere e trasmettere idee. Creato da Richard Saul Wurman e Harry Marks nel 1984, ha un format molto semplice, che funziona come megafono per idee che concretamente hanno contribuito a produrre cambiamenti negli ambiti più disparati.

Olafur Eliasson, Bridge from the future (foto Iwan Baan)

Olafur Eliasson, Bridge from the future (foto Iwan Baan)

Inizialmente, in una conferenza annuale in California, illustri protagonisti del pensare e del fare in diciotto minuti proponevano una lezione messa poi a disposizione di tutti in Rete. Negli anni le iniziative si sono moltiplicate. Nel 2001 Wurman ha venduto la formula del talk non profit come franchising. Nel 2012, in The New Inquiry, in un saggio dedicato al fenomeno TED, si leggeva: “A Ted tutti sono Steve Jobs e ogni idea è trattata come fosse un iPad”, mentre il sociologo Nathan Jurgenson lo definiva “lo Urban Outfitters del mondo delle idee: trova concetti cool che possono essere impacchettati e rivenduti alle masse”.

Antony Gormley

Comunque la si pensi, TED è diventato un marchio nel mondo con attivi diversi servizi online, tra i quali TED-ed, con lezioni da poter utilizzare in classe, o TEDx, logo per organizzare eventi. Nel frattempo le conferenze si sono moltiplicate, incrementando in modo esponenziale la quantità di interventi messi a disposizione in Rete. Nel mare magnum delle registrazioni, attraverso ricerche per nominativi o ambiti tematici, è possibile trovare nella sezione watch i TEDTalks nelle versioni integrali, circa 2.000 conferenze scaricabili gratuitamente, sottotitolate in più di novanta lingue. Fra i talk è possibile costruire un itinerario collegato ai propri interessi, stanando fra i tanti nomi eccellenze di settore. Così è possibile imbattersi nell’intenso racconto di José Antonio Abreu, mentre per l’arte interessanti sono gli interventi degli artisti Olafur Eliasson, Antony Gormley, JR, Haasand Hahn, Mundano o quello di Edi Rama, premier dell’Albania, che ha fatto dell’arte un’azione politica e che qui racconta come, proprio attraverso l’arte, sia riuscito non solo a trasformare esteticamente Tirana quando ne era sindaco, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.

Adele Cappelli

www.ted.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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