Storie di musei e disabilità – parte III. Metropolitan Museum of Art

Abbiamo pubblicato in due puntate la mega-inchiesta di Artribune Magazine sull’accessibilità museale. Ora approfondiamo con alcune interviste sulle best practice. Si comincia con Rebecca McGinnis, senior museum educator, Access and Community Programs al Metropolitan Museum of Art di New York.

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Rebecca McGinnis del Metropolitan Museum of Art di New York

Rebecca McGinnis del Metropolitan Museum of Art di New York

Hai maturato una lunga esperienza nel campo dell’accessibilità museale, sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Cosa significa per te parlare di accessibilità del museo?
Accessibilità vuol dire moltissime cose! Per me la questione centrale, con riferimento ai musei e alle istituzioni culturali, sta nella scelta. Accessibilità, infatti, non significa solo poter partecipare. Significa soprattutto permettere a tutte le persone, qualunque siano le loro abilità, di poter prendere parte alla vita del museo nel modo che ritengono più interessante e ogni volta che ne hanno voglia. Accessibilità significa anche far sentire le persone incluse e prendere in considerazione i loro bisogni e interessi; questo, sia che si tratti di partecipare a un’attività accessibile, a un tour rivolto al pubblico generale o a un programma specifico che risponda a particolari esigenze. Riconoscersi è un altro modo per sentirsi inclusi: è creare connessioni fra la propria vita e un’opera d’arte o un’esperienza culturale. Questo comprende anche vedere se stessi rappresentati nelle collezioni e nell’interpretazione di un museo, o far parte dello staff di un’istituzione culturale.

Soprattutto qui a New York la maggior parte dei musei ha programmi accessibili a persone con disabilità. Possiamo dire, più in generale, che questi programmi hanno un impatto su tutti i visitatori?
I musei, quale spazio pubblico che incoraggia il dialogo e il coinvolgimento con l’arte e fra le persone stesse, possono essere potenti catalizzatori del cambiamento. Le persone con disabilità incontrano solitamente molte barriere, sia fisiche che attitudinali. I musei possono dunque giocare un importante ruolo di bilanciere, trasformandosi in spazio di dialogo, in un forum nel quale le persone con disabilità possano partecipare attivamente al pari delle persone non disabili. Questa inclusione ha un impatto positivo non solo sulle persone con disabilità, ma anche sulle persone senza disabilità: le loro percezioni possono trasformarsi, possono svilupparne nuove, ampliare le proprie prospettive e acquisire nuovo rispetto e considerazione per la diversità.

The Metropolitan Museum of Art, New York - Met Escape

The Metropolitan Museum of Art, New York – Met Escape

I programmi accessibili sviluppati dal tuo dipartimento per il Metropolitan Museum sono riconosciuti internazionalmente quale modello d’eccellenza. Puoi identificare un approccio e le strategie trasversali che li caratterizzano?
La flessibilità, nella definizione del programma e nell’insegnamento, rappresenta una strategia necessaria per raggiungere l’obiettivo di garantire occasioni di scelta. Ad esempio, sempre più spesso la tecnologia permette agli utenti di configurare le interfacce allo scopo di rispondere a particolare preferenze o necessità. Rendere la scelta disponibile creando strumentazioni flessibili, individualizzate, è un esempio di pratica inclusiva adottato nei settori del design e della tecnologia utile a chiunque. Creare opportunità per il coinvolgimento all’arte e ai musei attraverso l’uso dei sensi è un’altra strategia che promuove il principio di scelta. Esplorando attraverso l’uso dei sensi possiamo ottenere informazioni nuove che ci permettono di fare esperienza dell’arte, degli spazi, delle persone in modo diverso. Considerato che si tratta di uno dei più grandi musei al mondo capofila nell’ambito dell’accessibilità, credo che il Met abbia la responsabilità di mettere in discussione i pregiudizi e le percezioni comuni su ciò che una persona con disabilità può voler fare o può essere in grado di fare in un museo. Possiamo farlo, ad esempio, avendo guide sorde o non vedenti che insegnano nelle sale, e anche creando opportunità per i visitatori che vadano oltre le loro aspettative. Le nostre lezioni di disegno per persone cieche o ipovedenti (attraverso il programma Seeing Through Drawing) rendono il mezzo bidimesionale del disegno accessibile. Anche l’aspetto sociale dei nostri programmi è molto apprezzato dai partecipanti. Le soluzioni adottate per ogni programma o che permettono una visita accessibile indipendente consentono anche alle persone con disabilità di partecipare con i loro amici e le famiglie non disabili. Infine, la collaborazione con i pubblici rappresenta un ulteriore aspetto centrale della nostra filosofia. Siamo partner di numerose organizzazioni che si occupano di disabilità e sollecitiamo i feedback dai visitatori individuali sia in modo informale che formale attraverso valutazioni più strutturate.

The Metropolitan Museum of Art, New York - Met Escape

The Metropolitan Museum of Art, New York – Met Escape

Al Met anche le opportunità di lavoro sono per tutti. Quali vantaggi genera includere la diversità nel proprio staff?
La diversità favorisce la creatività. Persone con prospettive ed esperienze diverse che si riuniscono insieme per risolvere un problema o realizzare qualcosa, spesso producono innovazione. E le persone con disabilità incontrano tutti giorni problemi da risolvere o sfide da superare, molte più delle persone non disabili, e questo porta a flessibilità di pensiero e nuove idee. Inoltre, l’innovazione che migliora l’accessibilità per le persone con disabilità spesso migliora l’usabilità per tutti, quindi consente che ne possano beneficiare pubblici più ampi. Le istituzioni culturali sono centri vitali per la comunità e includere personale diverso dimostra un impegno e la volontà di riflettere le comunità che l’organizzazione vorrebbe coinvolgere. Le istituzioni culturali dovrebbero continuare ad aspirare alla diversità del proprio staff allo scopo di raggiungere questo obiettivo. Un esempio dal Met (e altri musei statunitensi): gli educatori sordi che insegnano in lingua dei segni offrono un modello per i bambini (e gli adulti) sordi che possono avere un tour nella loro madrelingua, American Sign Language, piuttosto che attraverso un interprete. Le guide sorde lavorano come rappresentanti del museo: sono preparati sull’arte e la storia e facilitano esperienze cariche di significato fra i partecipanti. I visitatori sordi di tutte le età non solo possono vivere un’esperienza diretta e coinvolgente al museo, ma possono anche considerarlo un’istituzione rispettosa e inclusiva per la comunità sorda.

Maria Chiara Ciaccheri

www.metmuseum.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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