Sole Luna 2015, i vincitori. Egitto, Iran, India: indagine sociale e dialogo tra culture

Sole Luna, un festival di film e documentari che mette in dialogo luoghi e culture del mondo: India, Egitto, Iran, un viaggio tra conflitti, paure, miserie, memorie. Proclamati a Palermo i film vincitori, ecco i trailer di alcuni titoli

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Dieci anni di impegno nel campo della cinematografia colta e indipendente, tra film d’artista, documentari e pellicole d’autore.  Sole Luna è cresciuto, nel tempo, e arriva a questo importane traguardo con un riconoscimento istituzionale: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito al festival una medaglia, per l’impegno profuso nella valorizzazione del dialogo tra le culture.

Thos Who Said No

Thos Who Said No

Proclamati a Palermo, nella corte della Galleria d’Arte Moderna, i vincitori dell’edizione 2015, in presenza del sindaco della città Leoluca Orlando, della presidente di Sole Luna Lucia Gotti Venturato, dei direttori artistici Chiara Andrich e Andrea Mura, del direttore scientifico Gabriella D’Agostino, e della giuria internazionale presieduta da Gianni Massironi e composta da Matthias Brunner, Eibe Maleen Krebs, Giovanni Massa, Lupe Pérez García. Una giuria che ha concentrato la sua attenzione su un tema caldo e assolutamente attuale : i conflitti e le drammatiche tensioni che agitano il Medio Oriente, con paesi come l’Iran e l’Egitto a rappresentare lo stato di crisi di questa’area del mondo, con tanto di aspre ripercussioni in Occidente.

Miglior documentario è il film franco-iraniano “Those who said no” di Nima Sarvestani, per il coraggio nell’affrontare, dopo decenni di silenzio, il tema delle atrocità commesse in Iran negli ultimi 30 anni. Per la sobrietà e la profonda umanità con cui sono mostrate le testimonianze, presso la Corte di Giustizia dell’AIA, dei sopravvissuti che continuano a lottare per far affiorare la verità. Un cammino, ancora oggi, difficile”.
Migliore regia per il tedesco “The free voice of Egypt” di Konstanze Burkard, un ritratto della scrittrice e femminista Nawal El Saadawi, in cui il tema della lotta per i diritti umani e civili si fa trainante, coinvolgente.

Ancora l’Iran sotto i riflettori col film che guadagna il premio il premio dell’associazione “Sole Luna – Un ponte tra le culture”, simboleggiato da una scultura dall’artista Tobia Scarpa: “I comme Iran”, della regista persiana Sanaz Azari, è la storia di una donna, – l’autrice stessa – e del suo tentativo di imparare la sua lingua madre, il farsi. Unico strumento a disposizione è un libro di testo risalente alla rivoluzione islamica, consultato con l’aiuto di un insegnante. Un viaggio à rebours, pieno di emozione, cercando le proprie radici e riflettendo sul senso delle grandi rivoluzioni politico-culturali.

Ci si sposta in India con lo svizzero “Ma na sapna – A mother’s dream” di Valerie Gudenus, premiato per la migliore fotografia: l’occhio della telecamera e lo sguardo sensibile della regista indagano – sospendendo il giudizio – la realtà della maternità surrogata: in una clinica nel nord-ovest dell’India vediamo intrecciarsi paure, dubbi, speranze e momenti di commozione, vissuti da donne che, spinte dal bisogno, diventano madri. Sapendo di dover rinunciare a un bambino non loro.
Film più innovativo – all’unanimità – è Léone, mère & fils” di Lucile Chaufour, ancora una storia al femminile: “La relazione tra una madre ed un figlio comprende al suo interno il passato e il presente di una famiglia, realizzando un ritratto che ci tocca tutti e riflettendo gli istanti della bellezza conturbante tipica dei primi amori”. E ancora migliore editing, a pari merito, per lo spagnolo “El gran vuelo” di Carolina Astudillo e per il francese “Cantonese rice” di Mia Ma.

Grande attenzione al sociale e ai drammi della contemporaneità anche per i ragazzi del liceo linguistico “Ninni Cassarà” di Palermo, giurati speciali di questa edizione: sono loro ad aver scelto il giapponese “A lulluby Under The Nuclear Sky” di Kana Tomoko, un film sul tema della minaccia atomica, premiato “per la solida costruzione narrativa ed il realismo con cui traduce in sentimenti, immagini e in scene di vita quotidiana l’angoscia e le paure di chi ha dovuto vivere un incidente nucleare”, ma anche “per la coraggiosa volontà della regista di farsi fedele osservatrice e testimone diretta di una sciagura senza precedenti anche a scapito dell’incolumità personale e del suo bambino”.

 Helga Marsala

www.solelunadoc.org

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