Non solo Pascale Marthine Tayou. A Donetsk i separatisti ucraini distruggono anche opere di Kader Attia, Daniel Buren, Leandro Erlich e Moataz Nasr. E c’è anche un video su Youtube…

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Make Up! di Pascale Marthine Tayou

Make Up! di Pascale Marthine Tayou

La Fondazione Izolyatsia, sino allo scorso anno residente a Donestk, nell’est Ucraina, ha ricevuto la conferma della distruzione dell’installazione Make Up! di Pascale Marthine Tayou. L’azione – ne parlavamo già recentemente – è da imputare ai rivoltosi separatisti ucraini pro-Russia che, nel giugno 2014, si sono impossessati con la forza dell’ex fabbrica di isolanti in cui il centro per l’arte ucraino aveva sede.
Un video amatoriale, ripreso da uno dei miliziani, mostra l’esplosione di una ciminiera dello stabilimento, sulla cui sommità l’artista camerunense aveva installato nel 2012 un enorme rossetto. Tributo alle donne della regione ucraina di Donbass e al loro contributo fondamentale nella ricostruzione post bellica di Donetsk, la scultura è stata abbattuta perché non ritenuta degna di essere chiamata arte. Nel video, si distinguono le voci divertite di un manipolo di miliziani dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, mentre si godono lo spettacolo della detonazione.

La scultura di Pascale Marthine Tayou non è l’unica ad aver subito una triste fine per mano delle forze della DPR: durante l’ultimo anno, si contano tra le vittime anche opere di Kader Attia, Daniel Buren, Leandro Erlich e dell’artista egiziano Moataz Nasr. L’Isis insegna: le guerre si fanno anche così, distruggendo la storia e l’arte. A colpi di piccone, dinamite e video su You Tube.

Marta Pettinau

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