Motherlode. Inizia il festival della performance Drosedera

Alla Centrale Fies di Dro è al via Drodesera, festival della performance giunto alla 35esima edizione. I curatori hanno progettato otto serate di spettacoli come un lungo processo di eventi e performance. Per mostrare l'intera realtà visibile.

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Michele Abbondanza, Solo per Fies - photo Stefano Manica

Michele Abbondanza, Solo per Fies – photo Stefano Manica

A TRENTO È PROTAGONISTA LA PERFORMANCE
Tutto prende forma e vita nella Centrale Fies a Dro (Trento), ex centrale idroelettrica ora hub culturale che produce l’energia adeguata a studiare i linguaggi del contemporaneo. Dal 2000 questo luogo è la scena del Festival Drodesera, appuntamento annuale sul teatro e sulla performing art giunto alla 35esima edizione, in svolgimento fino al 2 agosto. La proposta si suddivide in due direzioni: Live Works Performance Act Award Vol. 3 e Motherlode.

DOMANI SAREMO INVISIBILI
Il pensiero alla base di quest’anno è riflettere attraverso la performance su come l’arte sia in grado di manifestare all’uomo ciò che sarà domani, l’evoluzione del presente in un futuro sconosciuto ma ipotizzabile. Mostrare il non visibile, l’invisibile, attraverso la riattualizzazione, la rivalutazione, la nuova comprensione non solo del presente, ma anche del passato attraverso la comprensione di elementi, azioni, prassi secondari, laterali dell’oggi utili a creare nuove realtà nel domani. In questa volontà di sviluppo del pensiero, le performance degli artisti invitati a Motherlode prendono avvio.
Fanny e Alexander con Scrooge ridoppiano Zio Paperone in un dialogo tra lui e i nipoti sul valore del denaro. La parola è ampliata con il canto e la danza per riflettere sul valore dell’economia oggi. Navaridas & Deutinger con Your Majesties, invece, smontano la retorica della politica gesticolando, manipolando e descrivendo nuovamente il discorso di Barack Obama in occasione della premiazione per il Premio Nobel per la Pace. Ripercorre il passato, quindi, per capire il presente, come fa Roger Bernat/FFF con Numax-Fagor-plus, che propone una riflessione sul lavoro ponendo in relazione la chiusura della fabbrica Numax di Barcellona nel 1979 e quella della coopoerativa basca Fagor di elettrodomestici smantellata nel 2013.

Centrale Fies

Centrale Fies

VOGLIAMO SALVARE IL MONDO
Altro tema è il salvataggio del mondo. Philippe Quesne/Campo con Next Day lo affida a una comunità di bambini; Cosmesi con Natura Violenta si sposta, invece, in una ricerca su una nuova dimensione di crescita umana, non più corrotta dalla società. Progressione umana intesa come evoluzione.
Motus con MDLSX riflette sulla libertà di divenire altro, oltre i confini del corpo, delle appartenenze sociali. Alla scoperta di qualcosa di nuovo si pone anche la performance di Alma Söderberg e Hendrik Willekens dal titolo Idioter, la quale rivaluta etimologicamente e foneticamente una parola alla scoperta di un nuove prospettive concettuali; proprio come Resist Everywhere, Masako di Urandi Katz on Masako Matsushita. Qui l’obiettivo della performance è cercare l’essenza di 198 metodi di azione non-violenta in una loro continua enunciazione.
Le performance di Mali Weil, The House of Immortalities, ragiona sul concetto di teatro e scena attraverso l’assenza del performer. Allo stesso modo il lavoro di OHT Office for a Human Theatre dal titolo Squares do not (normally) appear in nature pone a confronto il pubblico con uno spazio senza attori attraverso esperimenti visivi e sonori. Michele Abbondanza con Solo per Fies propone uno studio per una crescita artistica personale, mentre Sold Out di Teatro Sotterraneo è una performance in forma di asta in cui si vendono pezzi di spettacoli usciti dal repertorio.

C’È PURE UN WORKSHOP…
Se Motherlode tocca il cuore della miniera, la realtà, il workshop Live Works fornisce al pubblico gli strumenti per immergersi nel linguaggio della performance, per capire ciò di cui si costituisce.
Un team curatoriale composto da Barbara Boninsegna, Simone Frangi, Daniel Blanga Gubbay e Denis Isaia ha selezionato gli artisti Robert Lisek (Polonia), Simon Asencio (Francia), Vanja Smiljanic (Serbia), Roberto Fassone (Italia), Diego Tonus (Italia), Justin Randolph Thompson (Usa), Styrmir Örn Guðmudsson (Islanda), Jazra Khaleed + Timos Alexandropoulos + Antonis Kalagkatis (Cecenia/ Grecia), Stefano Faoro + Gregory Dapra (Italia/Belgio). L’obiettivo dei loro spettacoli è indagare l’integrazione tra l’azione performativa sviluppata dal vivo nelle dinamiche dell’esistenza contemporanea. Una realtà da proporre concretamente, non riproducendola. La loro proposta sarà giudicata da una giuria composta da Michelangelo Pistoletto, Danjel Andersson, Marwa Arsanios, Dora Garcia e Nico Vascellari.

Alma Söderberg & Hendrik Willekens, Idioter, photo Sanne Peper

Alma Söderberg & Hendrik Willekens, Idioter, photo Sanne Peper

… E UNA MOSTRA
Connessa a Live Works è la mostra collettiva The Abandoned Mines, in esposizione lungo tutto il periodo del festival, che studia la conservazione della performance, ossia in che modo questa può considerarsi sempre attiva, anche dopo la sua espressione dal vivo nell’ottica di una potenziale riattivazione nel futuro.
I curatori di Drodesera con Motherlode e Live Works pongono l’apparato della realtà in discussione, non lasciando nulla di consolidato, anche nella storia, affinché sia chiaro che l’energia, i pensieri, le possibilità del futuro, soprattutto dell’arte, non sono per nulla già scritte.

Davide Parpinel

www.centralefies.it

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  • angelov

    La standardizzazione di un evento come una Performance, per come la intendo, è semplicemente una nuova aberrazione: sarebbe come se ci fosse un Festival dei Miracoli, in cui esponenti di varie religioni si sfidassero a chi compie il miracolo più riuscito etc,
    Gli aspetti dell’improvvisazione, della casualità e del fatto quasi-accidentale, vanno perduti a scapito di una sedicente professionalità artistica che si ritiene capace di esercitare un controllo sull’evento, ma che è in realtà solo ipotizzato…
    Etc etc