Mono-ha. La Scuola delle cose alla Fondazione Mudima

Fondazione Mudima, Milano – fino al 19 settembre 2015. La fondazione meneghina presenta per la prima volta a Milano una grande e completa retrospettiva sul gruppo artistico giapponese Mono-ha. Una mostra interessante e stimolante, anche per le affinità tra questo movimento artistico e l’Arte Povera italiana.

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Mono-ha - veduta della mostra presso la Fondazione Mudima, Milano 2015 - Noboru Takayama

Mono-ha – veduta della mostra presso la Fondazione Mudima, Milano 2015 – Noboru Takayama

MONO-HA: COME E QUANDO NASCE IL GRUPPO GIAPPONESE
La Fondazione Mudima ospita per la prima volta a Milano una grande e completa retrospettiva sul gruppo artistico Mono-ha, formatosi attorno alla metà degli Anni Sessanta in Giappone. Il movimento nasce nel tumultuoso e incredibilmente vivace dopoguerra giapponese, in stretta relazione, non solo culturale, con l’America; mentre il Paese vive un boom economico e culturale assimilabile a quello italiano.
Furono Lee Ufan, l’unico artista non giapponese del gruppo, e Nobuo Sekine a ispirare la formazione di Mono-ha, di cui il leader sarà bene presto Jiro Yoshihara, il quale indirizzò la ricerca artistica dei suoi giovani compagni verso la sperimentazione con nuovi linguaggi e materiali.

Mono-ha - veduta della mostra presso la Fondazione Mudima, Milano 2015 - Katsuto Yoshima

Mono-ha – veduta della mostra presso la Fondazione Mudima, Milano 2015 – Katsuto Yoshima

I CONTEMPORANEI DELL’ARTE POVERA
Quello che colpisce di più, oltre ai risultati incredibilmente alti della ricerca di questi artisti, è l’affinità e contemporaneità con l’Arte Povera italiana. In modo diverso, ma anche assai simile, gli esponenti dell’Arte Povera e di Mono-ha propongono una relazione tra le cose naturali e i prodotti del nuovo mondo industriale, seguendo ineluttabilmente il loro tempo e la loro appartenenza. L’altro aspetto che lascia sorpresi è l’indifferenza che il mondo artistico occidentale ha avuto nei confronti di questo movimento, che ha avuto la prima compiuta e organica presenza in Occidente alla Biennale di Venezia del 1995, curata da Achille Bonito Oliva.
A questa mancanza si è messo rimedio anche a Milano grazie alla Fondazione Mudima, letteralmente invasa dalla opere del gruppo Mono-ha. L’allestimento ha sfruttato al meglio gli spazi espositivi, creando un forte coinvolgimento dello spettatore, che risulta parte integrante della mostra.

Nobuno Sekine, Phase Mother-Earth, 1968-2015

Nobuno Sekine, Phase Mother-Earth, 1968-2015

LE OPERE IN MOSTRA
Tutte le personalità artistiche del movimento sono presenti, testimoniando quanto nell’ambito di una stessa ricerca il linguaggio possa differenziarsi in maniera quasi diametralmente opposta, anche se alla base i presupposti, la concezione e le finalità sono le medesime.
Ci si muove tra il legno bruciato di Katsuhiko Narita, le istallazioni di legno e corda di Lee Ufan, le sagome lignee sagomate di Susumu Koshimizu, il cemento “dipinto” di catrame di Noriyuki Haraguchi e il marmo sagomato di Nobuo Sekine, e così via.
Una mostra che lascia quasi stupiti per un’incredibile serie di fattori. E nell’ambito delle rassegne organizzate per il periodo di Expo, risulta essere una delle più stimolanti e interessanti.

Dario Moalli

Milano // fino al 19 settembre 2015
Mono-ha
a cura di Achille Bonito Oliva e Masahiro Aoki
FONDAZIONE MUDIMA
Via Tadino 26
02 29409633
[email protected]
www.mudima.net

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45111/mono-ha/

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