La tragedia nel XXI secolo. Alla Fondazione Giuliani

Fondazione Giuliani, Roma – fino al 17 luglio 2015. Una mostra in tre parti: prologo e due atti, in tre diverse sedi. Il primo atto alla fondazione capitolina, con un sipario d’ingresso e poi lo svolgimento fra ordine, disordine e caos.

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Amalia Pica, A∩B∩C (line), 2013 - Courtesy Coll. Fundação de Serralves, Porto - photo Giorgio Benni

Amalia Pica, A∩B∩C (line), 2013 – Courtesy Coll. Fundação de Serralves, Porto – photo Giorgio Benni

TRE ATTI E TRE CONCETTI
La mostra in corso alla Fondazione Giuliani è il primo atto di una composizione in tre movimenti, il cui prologo si è svolto presso Cura.basement con Lili Reynaud-Dewar e di cui l’ultimo (Atto II) sarà presentato a Lisbona alla #kunsthallelissabon il 27 luglio.
A Roma si susseguono e si accavallano nel percorso diverse modalità attraverso le quali gli artisti interagiscono con lo spazio secondo determinati codici di bellezza: ordine, disordine, caos.

SI ALZA IL SIPARIO
All’ingresso si susseguono quattro sipari di catene d’alluminio, colorati in modo diverso, che bisogna attraversare in forme irregolari aperte nel loro centro, e che in prospettiva compongono un’immagine combinata, quasi come fossero velature pittoriche; così Daniel Steegmann Mangrané introduce nello spazio con /(-\ (2013).
Superata la soglia, il disordine regna sovrano: difficile contenere lo sguardo in maniera contemplativa su una sola delle opere esposte che, in un certo senso, si rubano la scena vicendevolmente. Su piedistalli sono disposti i ritratti bronzei di personaggi tragici e caricaturali di Alexandre Singh, The Humans, i quali si rivolgono allo spettatore da una posizione privilegiata, quella angolare; sul pavimento, in composizioni diversamente proporzionate, si trovano dei volumi, tridimensionali o anche semplicemente segnati, tra cui sono interpolati oggetti che figurano l’intenzione lirica e pulita di Haris Epaminonda.
Addentrandosi ancora, su una parete sono disposte innumerevoli lastre di perspex in forme geometriche semitrasparenti, di cui si mischiano i colori, essendo in certi punti sovrapposte: si tratta dell’installazione ABC (line) (2013) di Amalia Pica; cambiata la disposizione dei pannelli, scenograficamente diventano metafora delle possibilità di combinazione del linguaggio stesso.

Lili Reynaud Dewar, Why should our bodies end at the skin, 2012 – still da video - Courtesy Galleria Emanuel Layr, Vienna - photo Giorgio Benni

Lili Reynaud Dewar, Why should our bodies end at the skin, 2012 – still da video – Courtesy Galleria Emanuel Layr, Vienna – photo Giorgio Benni

VIDEO E REAZIONI A CATENA
In una piccola sala è riprodotto in loop il video antologico di Fischli and Weiss del 1987: The Way Things Go. Una reazione a catena progettata in dettaglio per far muovere determinati oggetti tramite altri, che si inseguono e si stimolano e in cui si vedono caos e ordine sfidarsi all’infinito. Un altro video si trova scostando una maestosa tenda nera al di là della quale è in corso Young man spills cremated remains onto the floor I (2012): Pablo Bronstein ci mette di fronte alla visione come di un dipinto barocco, in cui il protagonista, atteggiato in una posa elegantemente teatrale, sostiene grazioso un piccolo vaso anch’esso all’antica, che svuota improvvisamente sul pavimento facendo cadere delle ceneri quando il filmato finisce.
Qua e là per la fondazione, Jacopo Miliani ambienta i suoi “contatti” (Contatto 6, 7, 8, 9, tutti del 2015), presentandoli come strascichi di disordine passato, promuovendo una performance fatta di azioni minime che focalizzano l’attenzione di chi guarda sulla teatralità del gesto. Sulla stessa linea, Pedro Barateiro domanda con la sua opera Is it by Mistake or Design? (2015): non giudicando l’eventuale risposta che ciascuno può fornire, dispone 345 matite sul pavimento.

APPUNTAMENTO A LISBONA
Un video di Lili Reynaud-Dewar conclude la mostra ricordando il prologo del progetto e collegandosi al prossimo atto, continuando a chiedersi Why Should Our Bodies End At The Skin? (2012).
L’attenzione si concentra fino alla fine sui codici di bellezza che danno il titolo all’esposizione, e sul ragionamento della possibilità di distinzione tra i protagonisti di questa diatriba (ordine-disordine-caos), attraverso materiali specifici, tra i quali persino potremmo mettere noi stessi.

Alessandra Arancio

Roma // fino al 17 luglio 2015
Atto I – Beauty Codes (order/disorder/chaos)
FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi 1
06 57301091
[email protected]
www.fondazionegiuliani.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45116/atto-i-beauty-codes-orderdisorderchaos/

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