Mirabiliae Romae. L’omaggio di Valentino alla Città Eterna

Una sfilata come un teatro a cielo aperto. Valentino è tornato a Roma, con un evento dalla portata storica. Omaggio alla grande mitologia della Capitale: una nuova collezione dal fascino senza tempo

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VALENTINO, RITORNO A ROMA CON TRIONFO
Sette anni di meraviglie, imbastendo racconti d’eleganza, stile, regalità, essenzialità. Dal 2008 direttori creativi di Valentino, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli hanno costruito per la maison un nuovo volto eccellente. Collezione dopo collezione, lo stupore si rinnova al cospetto di creazioni impeccabili, capaci di fare del romanticismo e della classicità qualcosa di sorprendente, sempre. Mai scontato, mai sotto tono. Intuizioni felici, tra misura esatta e preziosità estrema, tra compostezza e libertà creativa.
Valentino, quest’estate, è tornato a casa. Dopo anni sui catwalk parigini, il marchio sceglie di esibirsi a Roma, come ai vecchi tempi. E lo fa in apertura di AltaRoma, un giorno prima dell’evento. Sfilata storica sotto le stelle, apparecchiata in Piazza Mignanelli, là dove ha sede l’atelier. Settecento ospiti, una schiera di star –  da Tilda Swinton a Gwyneth Paltrow, da  Luca Zingaretti a Luisa Ranieri, da Isabella Ferrari a Owen Wilson – e un teatro all’aperto assolutamente magico: sullo sfondo le note celestiali dell’Adagio per archi di Samuel Barber, con un coro di otto voci che intona l’Agnus Dei. Set cinematografico perfetto.
Mirabiliae Romae si chiama la collezione. E l’omaggio alla Città Eterna scansa i cliché e le ridondanze, per trovare forme castigate ma suadenti, monumentali ma sobrie, capaci di intercettare lo spirito più aristocratico ed arcaico della mitologia capitolina.

Valentino, Mirabiliae Romae - Roma, 2015

Valentino, Mirabiliae Romae – Roma, 2015

PAGANESIMO, SIMBOLISMI E GRANDI ARCHITETTURE
Ouverture imperiale con un lungo abito nero in tulle di seta e velluto: l’aquila di Zeus sul petto, la testa che sporge lasciando che il tessuto diventi scultura, un nastro rosso sotto il seno e un tappeto di piume che accompagna le trasparenze, lungo la gonna. Protagonista è sempre il nero, accompagnato da tocchi di rosso cardinalizio e da continui riverberi d’oro. “Le nostre donne sono un po’ dee pagane è un po’ Madonne nere”, spiegano i due stilisti; che in effetti hanno inscenato un Olimpo contemporaneo dall’anima oscura, in cui il senso del sacro, la storia, le antiche simbologie e gli incastri tra eros e thanatos si incarnano in queste eteree divinità femminili.
Fra tuniche fluenti, sandali alla schiava, ampie gonne trasparenti, lunghi abiti che seguono le linee morbide dei corpi, si avvicendano continui rimandi all’architettura, al paesaggio, alla ritualità religiosa.

Valentino, Mirabiliae Romae - Roma, 2015

Valentino, Mirabiliae Romae – Roma, 2015

Come per la cappa in velluto in cui rivivono gli archi del Colosseo, o come il cappotto in broccato di seta che emula preziosi pavimenti in mosaico; o ancora, la cappa battezzata “Foro Romano”, i tessuti come tarsie barocche, finezze bizantine o decori marmorei a scacchiera, il lungo abito con mantello ispirato al cielo stellato di Roma o quell’altro, concepito come una gabbia aurea, in cui si attorcigliano foglie e rami d’ulivo. E poi l’aquila stampata su una tunica scura, le spighe di grano e le rigogliose messi di primavera, i monili liturgici o esoterici scolpiti a mano.
Come sempre, la qualità dei tagli, l’accostamento dei tessuti e l’ossessione sartoriale per il dettaglio si sommano al lavoro di ricerca iconografica e allo studio architettonico dei volumi e delle linee. Con quella capacità, più unica che rara, di infondere un fascino senza tempo e una vera attitudine colta al grande teatro della moda.

Helga Marsala

www.valentino.com

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