Jim Morrison, tributi e memorie. 44 anni dopo la morte

Il 3 luglio del 1971 moriva il Re Lucertola. Simbolo di una generazione inquieta e ribelle, Jim Morrison ha ispirato e continua a ispirare musicisti, artisti, registi. Il nostro piccolo omaggio, oggi, con una collezione di documenti originali e di video legati alla sua figura...

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Jim Morrison

Jim Morrison

Il 3 luglio del 1971 moriva Jim Morrison. Cantautore, poeta, innovatore della scena rock e simbolo di un’intera generazione, il leader dei Doors è un’icona di quella rivoluzione culturale che travolse USA ed Europa negli anni Sessanta. Ribelle, inquieto, geniale, vittima di una sensibilità straordinaria, incarnò tutto il male di vivere e la sete di libertà che agitava un’intera epoca, tra pulsioni di vita e di morte, sregolatezza e sperimentazione, ricerca di nuove dimensioni dell’essere e rottura dei vecchi codici estetici e sociali. Figura carismatica, incastrata tra mitologie dionisiache e rimbaudiane, visse e morì come un personaggio letterario, consumandosi tra il cliché dell’indomabile outsider e l’autentica disperazione di chi – appassionato, insofferente, irrisolto – fece dell’avventura psichedelica una condizione esistenziale.
Con una compilation di video, connessa alla sua musica e alla sua storia, lo ricordiamo oggi, a 44 anni esatti dalla morte. Una morte misteriosa, le cui cause – in assenza di autopsia – non furono mai comprovate scientificamente. Il cadavere di Morrison venne trovato quella mattina di luglio, nell’appartamento di Parigi che divideva con la compagna, Pamela Courson. Fu proprio lei a trovarlo nella vasca da bagno, esanime. Arresto cardiaco, si disse. Aveva 27 anni. I suoi resti riposano nel cimitero di Père Lachaise, a Parigi.

WOMAN IN THE WINDOW. DAI NASTRI DI PARIGI
Il bootleg “The Lost Paris Tapes”, pubblicato nel 1994, contiene le registrazioni su nastro ritrovate in casa di Morrison, dopo la sua morte. Vi sono incisi vari documenti audio, in cui l’artista recita – come solista – alcune sue poesie o canzoni. In gran parte si tratta di materiale prodotto a Parigi, ma alcuni brani risalgono al periodo subito precedente, quando ancora viveva a Los Angeles. La traccia 16 è la struggente Woman In The Window. Un testo visionario, una ballata simbolista piena di riferimenti all’eros, alla morte, al sentimento tragico. Nella versione confezionata da Andrey Airapetov di Airstudia, il brano incontra le note di Ludovico Einaudi, su un montaggio di immagini d’archivio in bianco e nero.

MOGWAI E MORRISON, POST-ROCK E CINEMA
Gli scozzesi Mogwai, tra le più intense e interessanti band della scena post-rock, lanciarono nel 2010 “Burning”, un live film diretto da Vincent Moon e Nathanaël Le Scouarnec, premiato al Glasgow Film Festival. Splendide le immagini, girate in un bianco e nero iper contrastato, per 48 minti di musica e memorie tra viaggi, palcoscenici, scorci metropolitani, sulle note della loro melodia chiaroscurale. L’estratto che accompagnava i teaser si intitolava “Jim Morrison”: sul fondo il malinconico brano I’m Jim Morrison I’m Dead, tratto dall’album “The Hawk is Howling”.

L’OMAGGIO A NIETZSCHE
Blake, Huxley, Kerouac, Céline, Rimbaud, Artaud: lettore appassionato, Jim Morrison aveva una predilezione per autori controversi, di rottura, capaci di sovvertire le linee del pensiero dominante e di intercettare fantasmi, ossessioni, disorientamenti, nel cuore del secolo “decadente”. Tra questi anche Friedrich Nietzsche, spesso evocato nei testi attraverso simboli o concetti chiave della sua narrazione filosofica.
Il 1° settembre del 1968, a Saratoga Springs (NY), poco prima di salire sul palco per un concerto, Jim Morrison improvvisò al pianoforte un’ode al filosofo tedesco. Una registrazione video ha documentato il piccolo show privato.

DAWN’S HIGHWAY. IL BAMBINO NEL DESERTO
Il giovane graphic designer Gustavo Esquinca ha dedicato questo short film d’animazione in stop-motion al brano Dawn’s Highway dei Doors. Per ottenere un minuto e mezzo di film ci sono voluti 900 singoli scatti per altrettanti disegni, realizzati ad inchiostro e acquerello su carta. La scena è quella di un paesaggio desertico, in cui avviene un incidente mortale tra un camion e un’automobile: unico spettatore un bambino, con la sua famiglia, in viaggio alle prime luci dell’alba. Teste che rotolano, cadaveri di indiani e una danza di anime inquiete, impresse per sempre tra i ricordi del piccolo testimone.

THE END, UNA SOUNDTRACK PER MARTIN SCORSESE
È una scena cult di “Who’s That Knocking At My Door”, film del 1967 diretto da Martin Scorsese. Il protagonista, J.R., interpretato da un giovane Harvey Keitel, si aggira tra bar e locali di Little Italy, a New York, finché si innamora di Katy, con cui vive una storia tormentata. Nell’intensa sequenza girata ad Amsterdam e inserita in un secondo tempo per fini di marketing (su consiglio del produttore Joseph Brenner), Keithel si perde tra fantasie erotiche con delle prostitute, in un lungo collage onirico ad occhi aperti. Il commento musicale è affidato alla mitica The End dei Doors.

THE DOORS, L’ULTIMO LIVE
Un documento raro, ricoperto nel 2007. È l’ultima apparizione televisiva di Jim Morrison con i Doors, mandata in onda il 1 marzo del 1971 da una tv australiana, per un programma chiamato ‘GTK – Get To Know.’ Il live è girato negli studi della band, durante le sessioni di registrazione di Crawling king sanke, per l’album “L.A. Woman”. Appena quattro mesi dopo il mondo avrebbe detto addio al Re Lucertola.

Helga Marsala

 

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