Curiel Couture ,“The Queen”. Ad AltaRoma la sartorialità regale dei Tudor: una collezione che spazia dal neo-classico al barocco. In chiave contemporanea

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Curiel Couture Haute Couture FW 15-16. Ph Paolo Lanzi

Curiel Couture Haute Couture FW 15-16. Ph Paolo Lanzi

Una collezione Curiel Couture così non l’avevamo mai vista. E non perché nelle precedenti mancassero la maestria artigiana e quell’attenzione al dettaglio sartoriale che conosce solo chi la moda la fa da anni. Raffaella e Gigliola Curiel, per l’autunno-inverno 2015-16, ci raccontano una storia. Non banale. E lo fanno con la voce dell’esperienza, quasi a volerci dire che le polemiche sul genderless, la sottile linea di confine per cui l’abito diventa asessuato, è una vecchia querelle. Sorpassata. Quindi stupirsi di cosa? Siamo nella Londra di Shakespeare e di Elisabetta I, epoca della contaminazione internazionale e degli scambi economici e culturali, in cui era di moda per le giovani fanciulle indossare abiti maschili e per i ragazzi il contrario.
Mode che si ripetono nei corsi e ricorsi storici del tempo. Come dire: l’attitude al métissage di generi c’è sempre stato, c’è e probabilmente continuerà ad esserci. E magari ad evolversi. Così come esistono da sempre i nouveaux riches (oggi diremmo parvenu), che in passato cercavano di emulare i nobili attraverso gli abiti, magari acquistati nei già esistenti mercatini dell’usato. È il momento dell’eleganza esasperata, del fascino femminile, quasi androgino, ritratto dai grandi pittori. Uno fra tutti George Gower, ritrattista ufficiale di Sua Maestà Queen Elizabeth I. E gli abiti diventano quadri di alta sartoria da indossare.

Curiel Couture Haute Couture FW 15-16. Ph Paolo Lanzi

Curiel Couture Haute Couture FW 15-16. Ph Paolo Lanzi

I tagli e le linee maschili delle giacche di quel tempo si riflettono nelle creazioni Curiel Couture, che evidenziano con equilibrio la sinuosità della silhouette femminile. Simmetrie e proporzioni dosate. La collezione è un trionfo di preziosismi. Dalle gorgères alle cinture, passando per i bijoux della designerMarina Corazziari, che tra spille con stemmi coronati e opulente parure omaggia la regalità dei sovrani. Mescolando il neo-classico al barocco. In passerella un tripudio di velluti, intarsi, damaschi, ricami all-over, pregiati gazar e sete doppiate. Tessuti miscelati effetto rainbow negli abiti accompagnati da singolari pantofole, ricamate per il giorno e in seta per la sera.
L’abito da sposa che conclude il defilé é una interpretazione contemporanea di  quel royal luxury che forse non esiste più, ma che sdrammatizzato con  piccole stampe di animaletti colorati sulla gonna, regala un originale effetto visivo. Spezzando il bianco abituale. Parallelismi e similitudini con la Renaissance inglese, espliciti riferimenti al mondo della pittura. Un omaggio alla famiglia reale dei Tudor per Raffaella Curiel, regina di questa edizione dell’alta moda romana.

–   Gustavo Marco P. Cipolla

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