Arvo Pärt secondo Masbedo. Al Teatro dal Verme di Milano serata ad alto tasso di mescolanza di linguaggi: dal cinema alla musica, alla performance

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Masbedo e Marlene Kunz, MMK, Ca' Pesaro, Venezia, giugno 2013, Photo Guido Mencari

Masbedo e Marlene Kunz, MMK, Ca’ Pesaro, Venezia, giugno 2013, Photo Guido Mencari

UNA TRACK-LIST DI CAPOLAVORI DIVENTA PERFORMANCE
Nel 2014 Björk, intervistando per la BBC il dedito e schivo compositore estone Arvo Pärt (1935) rivelò: “mi piace la tua musica perché crei uno spazio per gli ascoltatori, possono entrarci e viverci dentro”. Le sue composizioni più importanti, come Fratres, Tabula rasa, Cantus in memoriam Benjamin Britten, Für Alina o la colonna sonora de La grande bellezza, My heart’s in the Highlands saranno probabilmente nella track-list di una performance che l’8 di luglio vedrà i Masbedo rendergli omaggio al teatro dal Verme di Milano. Con l’Orchestra “I Pomeriggi Musicali“ e il Coro “Costanzo Porta“, diretti da Carlo Boccadoro: il maestro del coro è Antonio Greco. Pärt, uomo mite e silenzioso, che quest’anno compie ottant’anni, dopo aver dedicato un’intera vita alla ricerca di nuovi codici, di nuove vie di comunicazione possibili, non sarà presente sul palco. Il tributo di Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni, comunque, non potrà esimersi dalla mescolanza di linguaggi visuali a loro tanto propria. Commistione che il duo pratica senza confini, utilizzando il cinema – The Lack è stato recentemente presentato nella sezione Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2014 – e la musica – da ricordare a novembre, per la Fondazione Arena di Verona, le scenografie de Il Flauto magico di Mozart – come fondamenti. Pietre miliari di performance, videoinstallazioni, fotografie e interventi.

FRA MUSICA COLTA E MUSICA DI RICERCA, IN TEATRO
Con l’omaggio a Pärt, al Teatro dal Verme, saremo di fronte a uno di quei rari casi nei quali i registri si fonderanno: la musica d’area colta, accademica o d’arte, dovrà incontrare i gusti di un pubblico solitamente avvezzo ad altri ascolti, avvicinando così uditori fra loro molto distanti e provando a portare musica di ricerca in teatro. L’intenzione non sarà solo quella di ricucire lo strappo venutosi a creare, nel corso del XX secolo, fra le masse e i compositori d’area colta. La sensibilità contemporanea all’immagine, infatti, permeerà il tessuto musicale. Come, dunque, Arvo Pärt, dodecafonico, atonale e avanguardista fino al 1968 –anno in cui promulgherà otto anni di silenzio, di scoperta e studio-, incontrerà la performance interamente dal vivo dei Masbedo (che saranno peraltro sempre sotto l’occhio di Rai5)? Nicolò Massazza risponde: “non si deve mai rimanere entro le zone di confort, l’arte contemporanea deve continuamente tirare spallate nei confronti delle aree di confine con le quali spesso si interseca senza veramente sciogliersi. Il performativo, dal vivo, comporta sempre un rischio, ma ha poi la capacità di trasformarsi in una dimensione completamente diversa. Vorremmo raggiungere una ritualità atea dell’immagine, costruendola, al Teatro dal Verme, attraverso cattedrali visive. In questa performance tutto, infatti, diventerà avvolgente e compatto, rievocando la sacralità raggiunta da Pärt”.

“LA SENSAZIONE RITUALE, TOTALE DI UN’APPARTENENZA DELLA MUSICA”
Come riuscirete in questo? “Abbiamo deciso”, risponde Jacopo Bedogni, “di dare regole comportamentali ferree ai componenti del coro e dell’orchestra, per restituire la sensazione rituale, totale di un’appartenenza della musica. Inoltre, è stato scelto di porre come inizio della scaletta quel momento straziante rappresentato dalle musiche composte per la messa dedicata alle vittime della stazione di Atocha. Fin da subito deve essere leggibile l’esigenza non tanto dell’elemento religioso all’interno della natura, quanto di realizzare una messa atea dell’immagine. Tutto il registro visuale verrà creato sul momento e la musica completerà il sangue emozionale del contesto. I Masbedo proveranno, per la prima volta, a svuotare il significato dell’immagine, di cui a livello barocco abbiamo sempre goduto, per far si che lo spettatore resti rappreso dalla musica e dal suo messaggio iper-emozionale. Saranno infatti molto importanti i silenzi, i bui, i tempi senza applausi. Sarà un itinerario denso. Vogliamo conferire a questo omaggio e al percorso di un grande compositore un nuovo rituale, una regia di un’ora e venti minuti, compatta, radicale. Dopo il tributo che il grande Cinema ha rivolto a Pärt, sarà la prima volta che l’arte contemporanea alimenterà la musica di un linguaggio visivo differente che, ci auguriamo, crei anche un nuovo spettatore”.

Ginevra Bria

Mercoledì 8 luglio 2015 – Ore 20
Sala Grande
Teatro dal Verme – Milano
http://dalverme.org/event.php?pagina=2&id=1465

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