Alice Pasquini e Stefano C. Montesi, quando il murale diventa 3D. Street art tridimensionale a Ostia, con tanto di occhiali in dotazione

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Alice Pasquini e Stefano C. Montesi, Under Layers, 2015

Alice Pasquini e Stefano C. Montesi, Under Layers, 2015

La street art si fa tridimensionale, contaminandosi e viaggiando incontro a nuove sfide. A Roma non si arresta la “street mania”, con progetti che continuano a proliferare, fra l’interesse crescente del pubblico e dei media. Ad Ostia, per esempio, si lanciano nel progetto “Under Layers” Alice Pasquini, autrice di moltissimi murales in giro per l’Italia e di alcuni grandi pezzi proprio nella Capitale, e Stefano C. Montesi, fotografo. L’idea è quella di trasformare la tradizionale visione bidimensionale di un murale in un’esperienza immersiva, una possibilità di compenetrazione che passi da una differente percezione retinica.
A partire dalla sera del 2 agosto e fino al prossimo 3 ottobre le nicchie del Lungomare Paolo Toscanelli di Ostia diventano teatro di un’inedita forma d’arte urbana. E stavolta le storie semplici di Alice, rubate al quotidiano e incise sui muri in punta di pennello, incontrano un altro supporto: non più pittura, ma poster art.

Alice Pasquini e Stefano C. Montesi, Under Layers, 2015

Alice Pasquini e Stefano C. Montesi, Under Layers, 2015

L’artista ha infatti dipinto in studio, su dei piccoli vetri in sequenza, lavorando di trasparenze e di sovrapposizioni, così da scomporre ogni soggetto in più livelli. Una maniera per mettere in vibrazione l’immagine e predisporla alla tridimensionalità. Montesi ha poi immortalato ogni lavoro utilizzando due macchine fotografiche, da diverse angolazioni. Il risultato è una scena stereoscopica, in cui le figure prendendo corpo ed emergono da un fondo dilatato, immateriale. Il tutto da guardare inforcando gli appositi occhiali 3D anaglyph: sarà facile trovarli in distribuzione a Ostia, presso vari point cittadini, nelle vicinanze delle nicchie e al Teatro del Lido (via delle Sirene 22).
Non resterà dunque che godersi la passeggiata lungo il waterfront, scorrendo le micro narrazioni pittoriche, straposte su carta e consegnate alla profondità, grazie a un lento processo di costruzione ottica. Racconti teneri, poetici, fantastici, di corpi che fluttuano nell’aria e di città bagnate dal sole, di sogni vespertini e fughe adolescenziali, perdendosi fra le pagine di una fiaba metropolitana.

– Helga Marsala

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