A che serve il contemporaneo? L’invito di Pierluigi Sacco

Si svolgerà a Prato dal 25 al 27 settembre sotto il titolo neutro ma combattivo di “Forum dell’arte contemporanea italiana 2015”. Lo promuovono Ilaria Bonacossa, Anna Daneri, Cesare Pietroiusti, Pierluigi Sacco e Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci. Obiettivo: discutere a carte scoperte di cosa va e soprattutto di cosa non va nel nostro “sistema”. Per trovare soluzioni condivise.

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Forum dell’arte contemporanea italiana 2015 - © Loredana Longo, 2007

Forum dell’arte contemporanea italiana 2015 – © Loredana Longo, 2007

L’ITALIA E LE CELEBRAZIONI POST-MORTEM
In Italia non abbiamo una politica culturale del contemporaneo propriamente detta, e forse non l’abbiamo mai avuta. Per averla, dovremmo partire dalla consapevolezza del fatto che la cultura non serve ad auto-celebrarsi, ma a indagare le nostre fragilità, le nostre debolezze, le nostre contraddizioni, per aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo.
E di questo tipo di consapevolezza il nostro Paese non ha mai sentito un particolare bisogno, riservando spesso un trattamento piuttosto ruvido a chi la praticava con costanza, salvo poi procedere alla solita santificazione post-mortem, a una celebrazione spesso inappropriata e fuori luogo, con l’unico scopo di volgersi subito, appunto, in auto-celebrazione.

LA COMPULSIONE PER IL PASSATO
Il contemporaneo è spesso scomodo, irriverente, intempestivo, non per maniera, almeno nelle sue espressioni più autentiche, ma per condizione. Tutta l’arte è stata contemporanea, e quando lo era ne ha spesso pagato il costo.
Pensare di investire risorse pubbliche in attività così “inutili” può sembrare quindi a molti una vera follia – peccato però che il nostro celebrato Rinascimento, che piace tanto anche ai benpensanti, anche a quelli che si fanno venire la bava alla bocca per un danzatore nudo che piscia in uno spazio aperto a Santarcangelo di Romagna senza nemmeno porsi il problema di capire come, perché, in che contesto, sia stato possibile solo grazie a una logica di committenza che oggi quegli stessi benpensanti giudicherebbero altrettanto “inutile”, se non di più.
Il rapporto dell’Italia di oggi con la cultura ricorda certi disturbi comportamentali che spingono chi ne è affetto ad alludere continuamente, ossessivamente, all’oggetto delle proprie paure nell’intento di esorcizzarle attraverso un rituale di auto-esaltazione immaginaria fondato sul rovesciamento della propria realtà privata, e fin troppo pateticamente leggibile da un punto di vista esterno nella sua reale natura e nella sua claustrofobica strumentalità.
Negli anni in cui l’Italia era davvero al centro dell’elaborazione della contemporaneità non si avvertiva alcun bisogno di richiamare continuamente le glorie culturali passate. È sufficiente verificare come ci raccontiamo oggi nei grandi eventi, da cui siamo peraltro, anche qui, letteralmente ossessionati, per capire fino a che punto si è spinto questo ciclo di compulsione-rimozione, e quanto sia necessario interromperne la progressione.

Forum dell’arte contemporanea italiana 2015 - © Loredana Longo, 2007

Forum dell’arte contemporanea italiana 2015 – © Loredana Longo, 2007

UN FORUM PER
Se questa è la situazione, può essere importante dare vita a un forum dell’arte contemporanea che non parta da un impulso istituzionale, ma al contrario rappresenti un momento di progettualità condivisa, che muove dall’analisi di problemi specifici e cerca di inserirne i risultati in un quadro complessivo di sistema, che potrebbe costituire una premessa concettuale e fattuale per una possibile politica del contemporaneo.
A Prato si cercherà di non dare spazio alle esercitazioni di retorica e ai narcisismi auto-referenziali, per dedicare tutto il tempo e tutte le energie possibili a un lavoro di intelligenza collettiva, di cui il sistema dell’arte italiano, in tutte le sue componenti e sensibilità, è capace se davvero vuole.
E qui è il punto: davvero lo vogliamo? Il piccolo gruppo di lavoro che si sta impegnando nell’organizzazione e nel coordinamento di questo forum scommette di sì, e credo di poter dire che lo faccia perché pensa che sia proprio in queste condizioni socio-culturali così difficili che possa valere la pena di mettersi in gioco per restituire al contemporaneo il suo ruolo di innovazione, la sua spinta di apertura mentale, la sua curiosità per l’altro da sé di cui l’Italia di oggi ha davvero molto bisogno.
Ce la faremo se saremo capaci di mettere da parte per una volta quei soliti retropensieri che a noi italiani piacciono tanto nel sentirci sempre un passo più avanti nel capire “quel che c’è sotto”, “quel che c’è dietro”. Qui non c’è davvero sotto o dietro niente altro che quello che appare: un invito a lavorare insieme per cambiare le cose.
Questo non è un forum “contro” niente e nessuno, è un forum “per”, nel senso della moltiplicazione – è questo il potere dell’intelligenza collettiva. L’unico potere a cui è giusto dare spazio, e voce, a Prato.

Pierluigi Sacco

Prato // dal 25 al 27 settembre 2015
Forum dell’arte contemporanea italiana 2015
TEATRO METASTASIO
Via Cairoli 59
0574 5317
[email protected]
www.forumartecontemporanea.it

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  • Luchino Rossi

    Ho letto questa notizia con grande interesse ed entusiasmo. Finalmente. Da sei anni, in mille modi, cerco di stimolare esattamente questo confronto. La mia attività è sempre stata vista come uno stratagemma per dare sfogo a manie di protagonismo, per emergere attraverso la critica, cercando di partecipare a quel sistema che criticavo. Non è mai stato così. Il sistema dell’arte contemporanea è mal messo proprio perché ogni critica e ogni proposta sono sempre viste come un modo per emergere e non come stimoli per una crescita collettiva. In questo modo viene promossa la “mediocrità” e nel migliore dei casi l’omologazione pedissequa alla scena internazionale. Nel primo caso se tutti sono mediocri anche la mia presunta mediocrità è al sicuro; nel secondo caso il nome straniero è sintomo di qualità in un contesto critico incapace di fare le differenze fra i contenuti. Nel 2014 su questa stessa rivista ho proposto una ricognizione su tutti i principali artisti italiani emersi negli ultimi 25 anni. E anche quei benpensanti che capiscono Tino Sehgal si sono scandalizzati, perché una critica anche minimamente argomentata fa paura. Quando invece dovrebbe stimolare un confronto sano e inclusivo. Ma probabilmente oggi degli artisti italiani interessa poco a pochi, mentre è da qui che dovremo partire. Solo dall’arte, ossia dai contenuti, può arrivare una speranza.
    Sarò presente a Prato con una riflessione che è già disponibile sul blog Whitehouse. E soprattutto con un progetto concreto ed inedito per cambiare le dinamiche che affliggono il sistema.

    • Emanuela

      Luca Rossi: Bonacossa si è occupata di Tadiello e Di Lillo, Daneri di Galtarossa e
      Tuttofuoco, Cavallucci di Biscotti e Maloberti (tutti artisti molto discutibili come anche tu hai sostenuto), Pietroiusti non è presente nelle più
      importanti mostre internazionali, Sacco non è critico o curatore. Con che credenziali pretendono di imbastire la loro bella tavla rotonda!? Siamo alle solite…
      Emanuela

      • Luchino Rossi

        Cara Emanuela, le associazioni che hai fatto non sono molto corrette, ma non è questo il punto! Gli operatori del sistema in questi ultimi anni NON hanno capito che per farsi valere sulla scena internazionale devono partire a migliorare il sistema interno. Bisogna pensare che ogni luogo è internazionale e abbandonare una volta per tutte un certo provincialismo snob ed esterofilo. Dal 2009 il blog whitehouse solleva le problematiche legate al sistema dell’arte con una forza e una costanza uniche. Il problema non è rilevare le raccomandazioni, quanto rilevare il fatto che neanche queste sono servite nel sistema dell’arte italiano. Gli artisti più in auge hanno lavori debolissimi, che necessitano di pubbliche relazioni e istituzioni compiacenti per essere difesi. Ma non serve neanche criticare, quanto riuscire a impostare progetti di messa in cammino per cambiare le cose. In questi anni i progetti che abbiamo proposto come soluzioni concrete, sono stati pressoché ignorati; anche dagli stessi operatori che oggi organizzano il forum. Ma non mi interessa rivendicare nulla, quanto capire se ci sia la buona volontà e la determinazione nel cambiare le cose. Io andrò a prato a spese mie e senza alcun invito ufficiale (almeno per il momento). Ma questo non mi interessa. Perché questa energia e voglia di fare? Perché sono convinto che l’arte contemporanea sia una grande opportunità che l’Italia – per diverse ragioni- non sta sfruttando.Quando scrivo questi commenti, e lo faccio quotidianamente da sei anni, molti riescono solo a vedere smania di protagonismo, e poi si lamentano e si chiedono perché questa italia va male! Capisci???!!!

        • Luchino Rossi

          Nel catalogo di “Exit”, mostra sulla “giovane arte italiana” curata da Francesco Bonami nel 2002 presso la Fondazione Re Rebaudengo, Massimiliano Gioni definisce così i giovani artisti italiani: “L’Italia e l’arte italiana sembrano condannate a perdere su ogni fronte: non siamo più abbastanza esotici – e allora ecco che di volta in volta si scoprono l’arte cinese, thailandese, messicana e scandinava -, ma non siamo nemmeno abbastanza professionali o cinici da poter competere con l’America, la Svizzera, l’Inghilterra, la Francia e la Germania”. Dopo 13 anni possiamo capire molte cose. Gioni non sbagliava, anzi; ma nessuno in italia ha cercato di stimolare il sistema interno. Intendo nella formazione degli artisti e nella formazione del pubblico. Senza contare la totale assenza di riconoscimento politico. Ma ne parleremo a prato :)

  • damienkoons

    A nulla

  • Che noia che barba, diceva la sadrina nazionale, la solita inutile analisi sui problemi del contemporaneo.

    Forse analizzare di meno il proprio orticello e aprire veramente alle dinamiche del mercato nazionale, lasciando tutte le inutili giostre relazionali e proporre arte vera e ampia per stile e gusto..

    Quanti si ricordano il fiasco di Faenza fatto sui limiti dei soliti noti, che volevano proporre (la loro) libertà per tuttim e come invece sta funzionando bene ArtVerona aperta al mercato reale…

    Sacco scrive che il contemporaneo è scomodo io dico che è noiosissimo privo di arte e ricco di inutili tediosi pippe mentali, un’offerta reale e ampia farebbe bene a tutti e soprattutto al mercato stesso…

    Motivo per cui ritengo che lo stato con l’arte contemporanea non dovrebbe spendere una lira… se non per spazi regionali aperti a tutti e non controllati da filiere relazionali…

    Questa presunzione poi che l’arte debba “salvificare il mondo” quando non è nemmeno in grado di esser autentica in se stessa …

    ecco forse la modernità ha svelato le tante finzioni di questo universo (soprattutto italiano) per cui giustamente non se ne interessa forse quando si tornerà a fare arte visiva qualcosa cambierà …

    • Simone

      L’arte è cultura!

      • Ecco l’ennesima tavanata !

        l’arte non è cultura, se lo fosse il nostro paese sarebbe fatta di geni e non mi pare che sia così!

        l’arte soprattutto quella contemporanea è un prodotto di consumo (si potrebbe dire di massa) e come tale è gestito da tutti gli attori a parte gli artisti che infatti non sono più parte significativa del sistema…

        • Tanto per chiarirti le idee ecco un bell’articolo di Paolo Manazza sul mercato dell’arte uscito il 20/7 su CdSera

  • Esatto doattime! Prima cerchiamo di fare arte, capendone il senso, poi preoccupiamoci di far conoscere questo prodotto. Qui si invertono i termini… Sembra la pubblicitá di un prodotto che ancora non c’é (almeno analizzando i canali ufficiali).
    Cmq buona fortuna

  • Il problema è a monte, e non solo italiano…..forse sarebbe meglio domandarci a chi serve il contemporaneo nei modi e nei termini proposti oggi dal momento che non siamo noi a deciderlo ma un sistema definito e strutturato nella scena dell’arte contemporanea con una regia ben precisa.

    • Come in altri settori è cambiato il senso del fare, l’arte la moda la letteratura erano “cultura” oggi sono grandi affari di gruppi economici che investono ingenti somme e che giustamente vogliono il ritorno economico, per questo tutti questi settori sfruttano l’enfasi del passato ma con l’attenta regia del gioco economico, un esempio lampante nel sistema americano un manipolo di una decina di gallerie gestisce quasi l 80% delle mostre dei principali musei americani (che per fortuna sono tutti privati), altro che libertà e cultura ….

      • Luchino Rossi

        L’unico spazio per un cambiamento è il nostro micro e locale. E parte da un pubblico abbandonato e spesso privo di sensibilità critica. Ma per tutto, l’arte e la cultura sono solo palestre e laboratori per allenarsi a tutto il resto. Quindi divulgazione, contenuti e stimolo ad una visione critica. Whitehouse si occupa di questo dal 2009.

        • Il problema si è evidenziato alla fine degli anni ottanta, quando pian pianino si è pensato che l’arte italiana, copiando il successo inglese, poteva svilupparsi, peccato che gli attori proposti non erano cresciuti ma sostenuti, cosa che ha limitato il loro sviluppo, e che ancora oggi ha un forte ritardo sul sistema globalizzato, ovvio che col senno di poi tutto pare semplice, in realtà è stata una scelta, purtroppo non quella fortunata, ma chissà che forse ora proprio questo “disagio” non produca nuovi sviluppi?

          Whitehouse ha saputo muoversi bene all’interno di un certo gioco informativo, ma ora sta diventando alquanto statico, il fatto stesso che si lasci accorpare al sistema ne indebolisce molto il senso, la lunga lista che ha prodotto era troppo critica e poco costruttiva, stranamente poi parla solo di quelli che poi comunque promuove….

          anzichè proporre reali alternative …

          Via alla fine sembra troppo compiacere pubblicitariamente il sistema stesso.

          • Luchino Rossi

            Io credo che si debba sempre tendere una mano al sistema. Ma nei fatti whitehouse procede da solo da sei anni. Penso si sia sviluppata una progettualità che va oltre l’idea di museo e di artista, giocando sulla documentazione come esperienza diretta e centrale. Abbiamo creato una serie di opere che sono ikea evoluta consapevole, che gioca con l’arte moderna. E questo bypassando su eBay tutto il sistema tradizionale. Abbiamo stimolato in modo del tutto indipendente una riflessione critica sul sistema e poi sulle opere e su i contenuti specifici, in cui il sistema ricade necessariamente. Per non parlare dei tanti progetti di divulgazione, nei pub e nelle case delle persone. Siamo un goccia nel mare proprio perché il sistema teme e forse non riesce a decifrare questa ondata di energia e aria fresca. Ma siamo inclusivi, caro doattime. Tutti possono essere Luca Rossi. Io personalmente non sono nulla.

          • Stefano

            C’è un sacco di attività alternative e stimolanti che pullulano sul territorio italiano che un certo sistema di interessi non vuole vedere, lo stesso casino bianco è un esempio di finta informazione, gioca a fare l’alternativo ma in realtà è ben legato al sistema stesso, prova ne è il disinteresse generale che ha, a parte i soliti noti che fate finta di considerarlo

    • Stefano

      E’ una bella torta da spartirsi coi cuochi che stanno in cucina e che dal vetro vedono tutto

  • angelov

    Le statistiche confermano che la stragrande maggioranza degli oratori con la “erre moscia”, se coinvolti in una disputa o comizio pubblico, ne risultano vincitori con una percentuale vicina al 99%; dico questo solo per mettere in guardia i partecipanti all’eventuale Forum Culturale: guardatevi da costoro (gli erre-moscisti) oppure, dopo essere passati dalla loro parte, eleggeteli a vostri rappresentanti: le vostre opinioni risulteranno irresistibili se espresse con quel particolare tocco di lingua sulla lettera R che solo loro sanno dare.

    • Mi dicono che se hai la s sbiascicata hai molte più chance …

  • Angelo Brandi

    Ci lamentiamo sempre: se si fanno ricognizioni e giornate di studio e se non si fanno chiederemo di farle….c’è qualcuno che ha voglia di fare qualcosa lasciamoglielo fare…siamo sempre bravi a criticare…partecipiamo numerosi a settembre e dopo faremo le considerazioni del caso…ma partire prevenuti…..per favore!
    Anche Politi, ogni due anni, prima di criticare a priori il padiglione Italia sostiene di andare a vederlo…

    • Nessuno è contrario a forum e giornate di studio, anzi sarebbe assurdo non farli dal momento che è di vitale importanza spesso domandarci dove stiamo andando ! Le domande si pongono quando il dibattito fa riferimento a un titolo come quello sopra che non può far altro che dar origine automaticamente ad altri quesiti che non possono essere circoscrivibili solo al panorama italico aldilà dei problemi atavici e della situazione congenita che presenta il nostro paese.

  • Francesco Quadri

    il tutto mi ricorda la Ferilli: “Quanto ce piace chiaccherà!”