Vienna Biennale. Idee per cambiare il mondo

Vienna Biennale, un debutto assoluto celebrato in notturna. Argomento: accogliere e valutare nuove idee, nuovi progetti, nuovi comportamenti per entrare nel futuro, cavalcando l’arte, l’architettura, il design. Visionaria e un po’didattica, ha la leggerezza che non t’aspetti. Fino al 4 ottobre.

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Future Light (Kunsthalle) – Pauline Boudry : Renate Lorenz – Toxic, 2012 – Courtesy the artists, Marcelle Alix, Paris and Ellen de Bruijne Projects, Amsterdam

Future Light (Kunsthalle) – Pauline Boudry : Renate Lorenz – Toxic, 2012 – Courtesy the artists, Marcelle Alix, Paris and Ellen de Bruijne Projects, Amsterdam

VIENNA BIENNALE: SI COMINCIA CON UN PARTY
Annunciata e illustrata quasi nei dettagli neppure tre mesi fa (vedi articolo), ecco il momento solenne e fruibile del suo debutto. La Vienna Biennale 2015 vuole subito distinguersi affrontando un tema vasto quanto l’orizzonte, Ideas for Change, la cui posta in gioco non può che riguardare il futuro dell’umanità, la sua sopravvivenza, immaginando elementi hard e soft di un habitat in costante mutazione.
Di conseguenza c’è chi, tra il pubblico, ha visto bene di presentarsi allo start cominciando dal fondo, per così dire: il party seral-notturno nel bel foyer del Mak. Festa affollata, quindi riuscita, come c’era da immaginare. Ma d’altra parte il museo viennese delle arti applicate, sotto la direzione di Christoph Thun-Hohenstein, figura come meeting point di questa biennale, essendo impegnato in prima linea su molti fronti. In simultanea con il party, tuttavia, si son svolte anche le aperture ufficiali degli spazi istituzionali che, oltre al Mak, contrassegnano l’itinerario espositivo dell’evento, come l’Università delle Arti Applicate che gli sta accanto, l’Architektur Zentrum e la Kunsthalle, domiciliati nel MuseumsQuartier. Istituzioni eterogenee del campo creativo, giacché in effetti questa biennale nasce sotto l’insegna della interdisciplinarità tra arte, design, architettura, una formula ibrida che può essere letta come integrazione o interdipendenza delle discipline e dei saperi.

Uneven Growth (Mak) – Lau Fan Chan-oyster farm in front of Tin Shui Wai New Town, Hong Kong, 2014 ©MAP Office

Uneven Growth (Mak) – Lau Fan Chan-oyster farm in front of Tin Shui Wai New Town, Hong Kong, 2014 ©MAP Office

LE RELAZIONI NEL XXI SECOLO
Ora, ad alcuni giorni dal via, la manifestazione sta dispiegando le sue potenzialità, con la certezza consolidata che la “nuova” modernità sarà digitale. Ma anche con un dubbio: come si svilupperanno le relazioni interpersonali?
Nell’ambito dell’Università delle Arti Applicate, infatti, spicca un promettente Performing Public art Festival, curato da Peter Weibel e Gerard Bast, costituito da una successione di interventi che appaiono come un laboratorio in cerca di nuovi statuti sociologici. Altri capitoli di questa Biennale ipotizzano un’urbanistica virtuale o utopica, come in 2051: Smart Life in the City, a cura di Halad Guendl; oppure in Uneven Growth: Tactical Urbanisms for Expanding Megacities, una mostra, quest’ultima, realizzata dal MoMA in collaborazione con il Mak, elaborata da Pedro Gadanho, curatore per l’architettura del grande museo newyorchese. Aspern International, all’Architektur Zentrum diretto da Dietmar Steiner, invece, affronta il problema urbanistico sul campo, visto l’approccio pragmatico con cui si sta analizzando la realizzazione di una città satellite – Aspern, per l’appunto – a est di Vienna, con tanto di concorso internazionale a inviti il cui esito sarà reso noto a luglio, ma i cui contenuti sono nel frattempo diventati oggetto di dialogo tra i progettisti e il pubblico.

Future Light (Mak) – Amalia Pica – Venn Diagrams (Under the Spotlight), 2011 ©Amalia Pica:Photo Kiki Triantafyllou – Courtesy of Herald St, London; Stigter Van Doesburg, Amsterdam; and Marc Foxx, Los Angeles

Future Light (Mak) – Amalia Pica – Venn Diagrams (Under the Spotlight), 2011 ©Amalia Pica:Photo Kiki Triantafyllou – Courtesy of Herald St, London; Stigter Van Doesburg, Amsterdam; and Marc Foxx, Los Angeles

SGUARDO A BUCHAREST
Non manca neppure uno sguardo molto più a est con Mapping Bucharest: Art, Memory and Revolution, e Peter Weibel di nuovo in veste di curatore. Percorso piuttosto articolato, quello intitolato Future Light, a cura di Maria Lind, impegnativo quanto basta per scindersi tra il Mak e la Kunsthalle; tra performance e installazioni, accosta elementi diversi anche in forma ironica, taluni volutamente problematici da classificare.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 4 ottobre 2015
Vienna Biennale 2015 – Ideas for Change
www.viennabiennale.org

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