Testo di Vassilij Kandinskij, scene ed i costumi di Gianni Dessì. Al Teatro Comunale di Bologna va in scena Il Suono Giallo

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Il suono giallo, Teatro Comunale Bologna (foto Rocco Casalucci)

Il suono giallo, Teatro Comunale Bologna (foto Rocco Casalucci)

È un omaggio a Vassilij Kandinskij, che scrisse il testo nel 1909, Il Suono Giallo, la nuova opera di Alessandro Solbiati in scena fino al 17 giugno al Teatro Comunale di Bologna, che la ha commissionata. Ed è un omaggio anche alla poetica del Gesamkunstwerk, ossia dell’”opera d’arte totale” che fonde diverse discipline. Il testo di Kandinskij, molto breve e rarefatto, è già stato messo in musica da altri compositori, ad esempio Gunther Schuller e Alfred Schnittke (il cui lavoro è stato presentato anche in Italia, al festival Verona Contemporanea nel 2012).
L’edizione di Solbiati ha un vantaggio rispetto alle altre: lo scarno testo è rimpolpato da citazioni di un quaderno di appunti di Kandinskij. L’opera dura meno di un’ora e mezza ed il suo punto centrale è il travaglio creativo di un artista visionario. In effetti, priva di drammaturgia è, più che un’opera, una sinfonia per grande orchestra, doppio coro (uno grande fuori scena ed uno piccolo in scena), solisti (che non interpretano personaggi, dato il carattere astratto del lavoro, ma visioni), mimi e attori.
Hanno quindi un ruolo cruciale la regia di Franco Ripa di Meana, ma anche le scene ed i costumi, ispirati alla pittura di Kandinskij, per i quali fa la sua comparsa anche un noto artista contemporaneo, Gianni Dessì; con soluzioni che rendono visibilmente godibile il singolare intreccio tra opere d’arte e un’azione scenica che, tranne che in una delle sei scene (e solo per pochi minuti) non è narrazione ma pura astrazione. La direzione musicale è affidata a uno specialista del repertorio contemporaneo come Marco Angius. Bravissimo il coro del Teatro Comunale di Bologna guidato da Andrea Faidutti. Di livello i cinque solisti (Alda Caiello, Laura Catrani, Paolo Antognetti , Maurizio Leoni e Nicholas Isherwood).

Giuseppe Pennisi

 

 

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