Quattro spigoli (musicali) di un cubo. Musica a Firenze

Weekend musicale con John Cage, ma solo in spirito. Perché il 13 e 14 giugno [email protected], la rassegna fiorentina di concerti su avanguardia e nuovi media, cita nel sottotitolo – e non esegue – il suo celebre brano “Four Walls”. Un pretesto per quattro performance: tra concertistica, elettronica e installazione.

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Villa Romana, Firenze

Villa Romana, Firenze

VILLA ROMANA, ENCLAVE TEDESCA A FIRENZE
Quella che oggi conosciamo come via Senese, la via che, attraversando alcuni sobborghi della periferia meridionale di Firenze, giunge fino al Galluzzo, si chiamava via Nazionale Romana: era l’arteria stradale che, prima dell’Autostrada del Sole, collegava il capoluogo toscano alla capitale d’Italia. Al civico 68 di via Senese si erge Villa Romana, un edificio che racchiude più di quaranta vani ed è circondato da un parco di un ettaro e mezzo. Nel 1905 la villa fu acquistata da Max Klinger: da allora compito principale di quella che è divenuta un’istituzione “accogliente e interdisciplinare” è l’assegnazione del Premio Villa Romana. Ogni anno la Villa ospita i vincitori del premio, è sede di mostre e di una vivace e variegata programmazione culturale. Insomma, è un’eccellenza italo-tedesca divenuta ancora più eccellente da quando, nel 2006, Angelika Stepken, già direttrice del Badischer Kunstverein di Karlsruhe, tiene in mano saldamente le redini.

JOHN CAGE NUME TUTELARE
Dal 2010 i musicisti Francesco Dillon (Quartetto Prometeo, AlterEgo) ed Emanuele Torquati curano la rassegna di concerti [email protected], dedicata ad approfondire le incursioni dell’avanguardia (musicale, ma non solo) nel regno dei nuovi media elettronici. Giunta con successo alla sesta edizione, quest’anno la rassegna cita Four Walls di John Cage. Lo spirito di Cage animerà le giornate del 13 e del 14 giugno solo in absentia, però, perché il programma, un ideale cubo performativo le cui facce sono il Quintetto di fiati Slowind, Alessandro Perini (il 13 giugno), Anton Lukoszevieze e Fabio Orsi (il 14) non prevede l’esecuzione del “dance-drama” ideato dal compositore americano nel 1944.

Anton Lukoszevieze

Anton Lukoszevieze

IL PROGRAMMA DEL WEEKEND
Proveniente da Lubiana, Slowind è punta di diamante della prestigiosa Slovenian Philarmonic, essendo composto da cinque prime parti di quell’orchestra. Sabato, dalle 21.15, propone un interessante repertorio intitolato Eastern Wind: in programma, oltre al solito Salvatore Sciarrino, anche Toshio Hosokawa con un brano scritto appositamente per l’ensemble, Gyorgy Ligeti, Vinko Globokar e Vito Zuraj, giovane compositore sloveno assolutamente da tenere d’occhio con un brano in prima esecuzione italiana, Contour (2013).
L’altro fantasma che aleggerà nella Villa è quello di Morton Feldman. Domenica 14 andrà in scena The Cello in my Life, un concerto solistico che avrà come protagonista il violoncello di Anton Lukoszevieze, eclettico musicista e compositore lituano fondatore di Apartment House, leggendario gruppo inglese che proprio quest’anno festeggia 20 di ostinata dedizione alla nuova musica al Cafè Oto di Londra. Un programma vario e differenziato, quello di Lukoszevieze, che include lavori in prima italiana di due compositrici, l’argentina Maria Cecilia Villanueva e la lituana Egidjia Medeksaite, brani dell’inglese James Clarke e dello svizzero Klaus Huber, ma anche, ovviamente, del nostro fantasma preferito: Morton Feldman.

Alessandro Perini e Fabio Orsi si faranno invece interpreti di due epistemologie molto diverse, e per certi versi contrapposte, dell’elettronica contemporanea. Se Perini è lo studio della macchina (anche se morbida come quella di William S. Burroughs), Orsi è l’intuizione della materia organica – Rudolf Carnap e Gaston Bachelard, per intenderci, il silicio e l’acqua. Bello vedere cosa succederà, anche se l’uso del verbo è improprio nel caso di Orsi, che chiuderà la rassegna, domenica sera, con un set eseguito completamente al buio.

Vincenzo Santarcangelo

www.villaromana.org

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