La lingua di Italo Zuffi. In mostra al MAN di Nuoro

MAN, Nuoro – fino al 28 giugno 2015. Dopo “Quello che eri, e quello che sei”, progetto realizzato alla Nomas Foundation, presentato nel museo nuorese il secondo step della ricerca di Italo Zuffi. In previsione del de Appel di Amsterdam e dell’ar/ge Kunst di Bolzano.

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Italo Zuffi, Poesie doppie, 2015 - performance - MAN, Nuoro - photo Ivan Capra

Italo Zuffi, Poesie doppie, 2015 – performance – MAN, Nuoro – photo Ivan Capra

DUE MOVIMENTI, UNA DIREZIONE
Potersi dire è un racconto organizzato su due filoni dell’opera di Italo Zuffi (Imola, 1969): l’indagine introspettiva e immateriale – presente in Poesie doppie – e l’analisi autobiografica della propria relazione con il sistema dell’arte – formalizzata in una nuova serie di lavori intitolata Incentivi.
Un percorso espositivo nel quale vengono mostrati alcuni temi centrali per la pratica dell’artista italiano, come il comportamento individuale in relazione ai sistemi complessi, il rapporto tra corpo e spazio, la precisione e possibilità di un gesto compiuto.

DECLAMARE POESIE E FARSI STRATTONARE
La mostra è aperta da una performance, appartenente al primo filone d’indagine, nella quale Zuffi recita alcune poesie scritte recentemente di proprio pugno. L’enunciazione delle parole porta lo spettatore a pensare, immedesimandosi, sul tempo delle relazioni, scartando la distrazione formale della messa in scena generata dall’aggiunta di una complicazione – variazione sul tema riscontrabile anche in altre performance di Zuffi. L’artista, infatti, recita i versi a memoria aggrappato alla gamba di un uomo che lo trascina con autorità, fatica e fastidio da un punto all’altro della project room, con strattoni di andata e di ritorno; dichiarando lo scorrere del calendario e di circostanze in una progressione ossessiva e affannata, per stabilire “una presa di coscienza corporea, in transito verso un alleggerimento esistenziale”.
La voce gode di un primato narrativo in virtù del fatto che è percepita e vissuta come qualcosa di presente e evidente: nella parola parlata è connaturato il racconto.

Italo Zuffi – Potersi dire - veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2015 - photo Donato Tore

Italo Zuffi – Potersi dire – veduta della mostra presso il MAN, Nuoro 2015 – photo Donato Tore

QUAL È IL SEGRETO DEL SUCCESSO?
La parola è centrale anche in Incentivi, una nuova produzione di testi su tela realizzata appositamente per questo progetto. Ideata come interazione diretta dell’artista con il sistema dell’arte, come riflessione sul rapporto tra produzione di opere e le logiche mercantili e promozionali, questa serie di lavori mette al centro della riflessione il tema della competizione (elemento anch’esso ricorrente nelle opere di Zuffi), interrogando sarcasticamente l’economia dell’arte rispetto alle logiche dominanti la scena contemporanea.
Espresse in una sorta di note biografiche riguardanti la difficoltà dell’artista a comprendere le dinamiche sottese alle questione del riconoscimento e del successo, questi lavori sono esortazioni che riproducono una sorta di tensione agonistica e competitiva, andando a interrogare provocatoriamente il pubblico sulla traduzione semantica della sfida innescata da tali lavori.
La parola viene fatta propria, riorganizzata, plasmata e alterata dopo un processo di restituzione al mondo. Zuffi ne decide la sottrazione dal reale e, nel nuovo inserimento, assume valore collettivo (o almeno di potenziale patrimonio condiviso). Pienamente padrone di sé e del linguaggio, l’artista sembra lasciar intuire una personale accettazione del passaggio dell’opera verso una certa alterità.

Giangavino Pazzola

Nuoro // fino al 28 giugno 2015
Italo Zuffi – Potersi dire
MUSEO MAN
Via Sebastiano Satta 27
0784 252110
[email protected]
www.museoman.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44941/italo-zuffi-potersi-dire/

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  • Interessante questo filone di Zuffi. Già sviluppato da tempi non sospetti. Il rischio è sempre quello della critica istituzionale fine a se stessa. Meglio la performance più universale rispetto ai lavori a parete. Il problema del successo è mal posto. Bisognerebbe ritornare alla ragioni e alla motivazioni dell’opera oltre un sistema piccolo e chiuso che in platea vede solo addetti ai lavori. Alla fine anche le opere di Zuffi sono fatte da luoghi e pubbliche relazioni. Ossia raggi tra punti (relazioni) che incontrano un luogo, come i raggi del sole che incontrano un museo. Ossia: come fa Zuffi ad esporre alla fondazione, nei musei X e Y? Tramite pubbliche relazioni. Non ci sono altre ragioni manifeste. Ecco che la riflessione critica di Zuffi si basa sul medesimo problema su cui vorrebbe interrogarsi. Ma senza piena consapevolezza. Ossia Italo Zuffi dovrebbe fare queste riflessioni fuori dai luoghi deputati del sistema dell’arte. Diversamente l’operazione mi sembra sterile.