L’amaro destino di Pignon e C215. Opere offese o rubate tra Napoli e Palermo. Pasolini e Caravaggio, nuovi trofei del teppista metropolitano

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La Pietà di Pasolini di Pignon, vandalizzata a Napoli

La Pietà di Pasolini di Pignon, vandalizzata a Napoli

VANDALI E STREET ART. DOPO ROMA, ANCHE NAPOLI: LO SFREGIO A PASOLINI
L’idea è che anche il gesto vandalico, come le consuete stratificazioni, faccia parte del ciclo naturale di ogni opera d’arte urbana. Stanno lì, murales e graffiti, con tutta la bellezza del loro transitare irregolare, della loro dimensione collettiva, del loro essere potenti e fragili, invasivi e provvisori, di tutti e di nessuno. E però, all’insopportabile esercizio dello sfregio non ci si abitua mai. Quello fatto per distruggere, per il gusto di lasciare un segno negativo, là dove il talento di altri rubava la scena. Che si tratti di frustrazione o maleducazione, resta tutta la sgradevolezza del caso. Ultimissimi casi, in due metropoli del Sud.
Nel capoluogo campano si assiste praticamente a un replay. L’intensa Pietà di Pasolini, che il grande Ernst Pignon-Ernst aveva disseminato per le strade Roma, ha visto la luce nei giorni scorsi anche tra Napoli e Scampia. Stessa immagine, con il poeta che tiene in braccio la sua salma, contemplandosi morente, e stessa tecnica: supporti cartacei, per dei poster tutti uguali incollati sui muri in modalità random. E proprio come a Roma – dove il teppista armato di bomboletta agì rapidamente – non si è fatta attendere l’aggressione: opera subito strappata, con inspiegabile disprezzo. La denuncia è arrivata il 29 giugno dal consigliere municipale Pino De Stasio, tramite il suo profilo Facebook.

Il Bacco di C215 di Via Monteleone, a Palermo, trafugato - foto Mauro Filippi e Antonio Curcio via Facebook/Street Art Palermo

Il Bacco di C215 di Via Monteleone, a Palermo, trafugato – foto Mauro Filippi e Antonio Curcio via Facebook/Street Art Palermo

PALERMO, LIBERI MURALES IN LIBERA DELINQUENZA. ARTE PUBBLICA DA RUBARE
Il copione si ripete, con una chiave diversa, a Palermo, dove lo street artist francese C215 aveva appena tracciato un percorso tra alcune zone del cento storico, realizzando degli ottimi stencil ispirati ai capolavori di Caravaggio. Una sorta di viaggio sui passi del maestro seicentesco, scegliendo la via della citazione: sempre facile e un po’ “ruffiana”, ma efficacissima sul piano dell’evocazione e del gradimento popolare. Le copie street del Bacchino malato, della Maddalena in estasi o della Medusa, erano già delle piccole icone locali, nonostante quel disinteresse e quella passività diffusi, che l’artista aveva raccontato in un’acuta intervista dedicata alla città. A interessarsi davvero alle sue opere è stata la banda di delinqunti turno: l’anta di un portoncino arrugginito, tre cassette postali e il coperchio di una cassetta Enel, su cui C215 aveva incollato i suoi stencil, sono stati divelti e portati via. Inedito bottino, destinato a collezionisti e feticisti del genere, rastrellato con perizia clinica.

La Maria Maddalena in Estasi di C215 trafugata al Borgo Vecchio, Palermo - - foto Mauro Filippi e Alessandro Gurrieri via Facebook/Street Art Palermo

La Maria Maddalena in Estasi di C215 trafugata al Borgo Vecchio, Palermo – foto Mauro Filippi e Alessandro Gurrieri via Facebook/Street Art Palermo

E allora quell’illegalità di cui diceva l’artista, sorpreso dalla naturalezza con cui a Palermo si poteva dipingere per strada, passa anche da cliché come questi. Derubare gli spazi pubblici per il gusto di farlo, per non comprendere il principio della condivisone, per non aver avuto mai, a livello del dna, il senso del bene comune e della comunità. Ciò che sta all’aperto appartiene a tutti, a nessuno e dunque al primo che arraffa. Campo libero ai murales, senza troppi controlli né reazioni? Sì, ma se i muri si potessero spostare, altro che graffiti: li ritroveremmo tutti tra un salotto borghese e un deposito illegale. L’arte pubblica, da queste parti, ha vita breve.

– Helga Marsala

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