Jean-Michel Basquiat, The Unknown Notebooks. I quaderni segreti, dalla collezione Warsh

Il Basquiat più intimo, immediato, quotidiano. Raccontato da pagine e pagine di schizzi, pensieri, segni, parole. I suoi notebook sono rimasti per anni tra le mani di un suo collezionista. Oggi sono in mostra a Brooklyn, ma anche protagonisti di un bel progetto editoriale

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Negli anni ’80 vivevo in Astor Place, nel centro di Manhattan. La scena culturale attorno a me era traboccante di energia frenetica. Chiaramente, stava accadendo qualcosa di storico. Stavo cominciando a collezionare opere d’arte e in quei giorni i due nomi di punta erano Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Vivere a downtown, questo era quello che sembrava giusto fare. Ho acquistato il notebook dai compagni della sua band, Gray, alla fine degli anni ’80, proprio nel periodo della sua morte. Ero ben consapevole del futuro in quel momento e del ruolo che i notebook avrebbero giocato nella comprensione dell’opera di Jean-Michel, perché la sua essenza geniale era tutta su quelle pagine”.

Jean-Michel Basquiat (American, 1960–1988). Untitled Notebook (front cover), 1980–81. Mixed media on board, 95⁄8 x 75⁄8 x ¼ in. (24.4 x 19.4 x .6 cm). Collection of Larry Warsh. Copyright © Estate of Jean-Michel Basquiat, all rights reserved. Licensed by Artestar, New York. Photo: Sarah DeSantis, Brooklyn Museum

Jean-Michel Basquiat (American, 1960–1988). Untitled Notebook (front cover), 1980–81. Mixed media on board, 95⁄8 x 75⁄8 x ¼ in. (24.4 x 19.4 x .6 cm). Collection of Larry Warsh. Copyright © Estate of Jean-Michel Basquiat, all rights reserved. Licensed by Artestar, New York. Photo: Sarah DeSantis, Brooklyn Museum

A parlare è il collezionista d’arte ed editore Larry Warsh, che in un’intervista su departures.com racconta a Laura van Straaten del suo rapporto con Jean-Michel Basquiat e di come iniziò a collezionare le sue opere, a partire dai “quaderni”, raccolte di  appunti e disegni in cui, con la vivacità dello sguardo e la velocità del tratto, l’artista metteva nero su bianco frammenti del suo microcosmo creativo e esistenziale, cucendo insieme storie, spunti, suggestioni, segni, frasi, schizzi, pensieri random. Una collana privata di zibaldoni essenziali ed eccentrici, come istantanee sincere, che furono piccoli incubatori per il processo creativo di Basquiat, ma che funzionano anche come opere compiute, attraverso cui catturare l’intimità di un personaggio intenso ed inquieto.

Fino al prossimo 23 agosto i notebook di Basquiat – fino ad oggi conservati gelosamente nell’appartamento di Manhattan di Warsh – sono in mostra al Brooklyn Museum, grazie al progetto espositivo “Basquiat: The Unknown Notebooks”, che accosta alle 160 pagine di documenti segreti una serie di lavori su carta e di grandi dipinti.
Nel frattempo una pubblicazione speciale ha visto la luce, per regalare al pubblico l’emozione di conoscere e sfogliare quei piccoli, preziosi scrigni: The Notebooks, appena dato dalle stame dalla Princeton University Press, è un facsimile degli otto quaderni posseduti dallo stesso Warsh, che riproduce esattamente formato, colori, grammatura, rilegatura degli originali. Un oggetto evocativo, che ha l’immagine e la forza di un cimelio. Da possedere con soli 30 dollari.

Helga Marsala

 

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