Italiani in trasferta. Tre castelli per Andrea Mastrovito, a Montelimar.  Le prime foto di un grande progetto, fra storia, memoria e sentimento tragico

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Andrea Mastrovito, N'importe où hors du monde - Montelimar, 2015 - dettaglio dell'esposizione - foto Federica Teso

Andrea Mastrovito, N’importe où hors du monde – Montelimar, 2015 – dettaglio dell’esposizione – foto Federica Teso

Nella quiete della Drôme, tra le valli e i borghi dell’antica provincia del Delfinato, le Château des Adhémar  – ex cittadella fortificata, dimora nobiliare e poi prigione – accoglie dal 2000 il Centro d’Arte Contemporanea di Montelimar, a pochi chilometri da Lione: uno spazio senza collezione, che produce con cadenza regolare mostre ed interventi site specific di artisti internazionali, da Yan Pei-Ming a John Armleder, da Daniel Buren ad Ann Veronica Janssens, da Loris Cecchini ad Olga Kisseleva. In questi luoghi Andrea Mastrovito ha inaugurato oggi, 20 giugno, un monumentale progetto, dislocato fra tre location: oltre all’ex penitenziario-fortezza, anche i due castelli vicini di Grignan e Suze-La Rousse.
Tra opere d’archivio e nuove produzioni, Mastrovito ha raccolto sotto a un titolo di baudeleriana memoria – “N’importe ou hors du monde”, dall’ultimo poemetto in prosa dello “Spleen de Paris” – una serie di suggestioni potenti, mixando storia, iconografia sacra, riferimenti alla letteratura, alla musica, al cinema, all’arte. Un gioco sottile di innesti e sconfinamenti, di memorie collettive e di citazioni come scatole cinesi.
Il cuore dell’esposizione, al Castello des Adhemar, parte dalla figura del martire o del prigioniero, declinata attraverso personaggi lontanissimi, accomunati da un profondo senso del tragico: dal protagonista de “La ballata del Carcere di Reading” di Oscar Wilde, all’assassinio di Marat dipinto da Jeacques-Louis David, fino all’atroce maschera muta di “E Johnny prese il fucile”. Corpi in fuga, sul margine, amputati, negati, perduti. Rievocati tra le mura della cappella carceraria sotterranea, mentre il suono dei Metallica (“One”, 1989) scandisce un tempo notturno, tombale.

Andrea Mastrovito, N'importe où hors du monde - Chateau de Grignan, 2015 - dettaglio dell'esposizione - foto Federica Teso

Andrea Mastrovito, N’importe où hors du monde – Chateau de Grignan, 2015 – dettaglio dell’esposizione – foto Federica Teso

Fino ad arrivare – tra installazioni, carte, sculture – all’ultimo pregevole intervento, studiato per le vetrate della torre. Uno spettacolare filtro cromatico, in cui si mischiano disegno, sguardo pittorico e ready made concettuale, conduce dalla prigionia all’inabissamento, in direzione del paesaggio. Qui, nell’intreccio di righelli colorati, paralleli come sbarre, si consuma l’utopica misurazione della luce, della linea d’orizzonte.
E se nel castello di Grignan – celebre per aver visto fiorire l’epistolario tra Madame de Sevignè e sua figlia Françoise – Mastrovito dedica alla giovinetta un grande intaglio sul muro, intitolato al tema della malinconia e del ricordo, per le Chateau de Suze-La Rousse l’idea di nutrimento accosta reperti legati all’informazione e al rito dei pasti, sul filo di evocazioni belliche: vecchi giornali abbandonati sui tavoli, a scandire un secolo di cronaca, di guerre, di quotidianità feroce.

– Helga Marsala

Andrea Mastrovito
N’importe où hors du monde
fino al 4 ottobre 2015
www.chateaux.ladrome.fr

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