Italiani in trasferta. Adalberto Abbate espone nel grande giardino di Malkastenpark, a Düsseldorf. Un omaggio all’Italia in pezzi, tra cinismo e malinconia

Print pagePDF pageEmail page

Adalberto Abbate, ITALIENISCHE REISE, 2015, collage digitali stampati su pvc, GartenPavillon in Malkasten, Dusseldorf

Adalberto Abbate, ITALIENISCHE REISE, 2015, collage digitali stampati su pvc, GartenPavillon in Malkasten, Dusseldorf

L’orrore, l’errore, l’ironia e la malinconia. La pozione estetico-politica di Adalberto Abbate cambia proporzioni e sfumature, ma non muta la sostanza degli elementi. Ed è sempre sul filo del sarcasmo, con un piede nell’allucinazione e l’altro nella storia, che l’artista palermitano – reduce da una serie di mostre istituzionali, tra l’Italia e l’estero – porta avanti la sua ricerca, nutrendo con innata vis polemica un immaginario che spazia dal pop al dark, dalla cronaca all’evocazione visionaria, dal realismo alla magia, sempre nel segno di una forte matrice sociale.
“Italienische Reise” è un progetto pensato per il padiglione espositivo del Malkastenpark, a Düsseldorf. Posto incantevole, con quasi 3 ettari di verde in pieno centro, il parco affonda le sue origini intorno alle metà del XVIII secolo, quando il Consigliere per il Commercio Johann Conrad Jacobi acquistò il terreno con la volontà di farne un giardino barocco. Sogno poi completato dal figlio, Friedrich Heinrich Jacobi, che lo trasformo in un vero e proprio parco d’arte. Oggi questo luogo, in cui lo stesso Goethe passeggiò, e che per tradizione è un punto di ritrovo di filosofi ed artisti, è vincolato come bene monumentale e gestito dall’associazione Malkasten. Ricondotto, dopo tre anni di restauri, al suo originario splendore.

Adalberto Abbate, ITALIENISCHE REISE, 2015, collage digitali stampati su pvc, GartenPavillon in Malkasten, Dusseldorf

Adalberto Abbate, ITALIENISCHE REISE, 2015, collage digitali stampati su pvc, GartenPavillon in Malkasten, Dusseldorf

Contesto idilliaco, in cui Abbate inserisce le sue immagini apparentemente candide, visibilmente straniate, subdolamente al vetriolo. Il tema è l’Italia. Al centro di un racconto cinico, che illustra – con tanto di sberleffo e ammiccamenti vintage – il volto di un Paese in pezzi. Malato, stanco, crudele, vittima e carnefice insieme.
I grandi collage digitali, stampati su pvc, mettono insieme scene a tema ospedaliero con pagine di quotidiani, utilizzati come bende o fasciature, mentre ritratti di uomini e bambini in pose bizzarre rivivono nell’inquietudine dadaista di qualcosa che non ha più significato: il brand Italia. Nazione divorata dalla cattiva politica e da un’antica cultura del malaffare, da cui la società civile non è certamente esclusa.
Elaborati a partire da vecchie riviste e illustrazioni d’epoca, i lavori di Abbate si radicano nell’attualità: still surreali, al margine di una democrazia incompiuta, incastrati tra leggerezza e insofferenza.

– Helga Marsala

Adalberto Abbate, Italienische Reise
fino al 23 agosto 2015
Malkastenpark, Düsseldorf
http://www.parkhaus-duesseldorf.com/

Prima di commentare, consulta le nostre norme per la community
  • angelov

    La foto del volto del bambino nel sacchetto di plastica è assolutamente da irresponsabile, e andrebbe censurata.
    Tanti bambini sono morti soffocati in questo modo, ed infatti su molti di questi sacchetti è stampato un messaggio che ne evidenzia la potenziale pericolosità.
    Producendo certe opere, ogni artista deve caricarsi delle responsabilità e dei rischi che ne potrebbero conseguire.
    Forse di superficialità e cattiva coscienza ne è pieno anche il luogo dove questa foto è stata esibita, e non solo l’Italia.
    Si, censurata; e questo è uno dei rari casi dove la censura sarebbe sacrosanta.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Qual è il criterio per stabilire se una censura è sacrosanta? Mi pare che qui sia meramente la sensibilità individuale. Poi capita che un tizio venga eletto e la sua sensibilità individuale lo conduca a irritarsi nei confronti degli ebrei, e le conseguenze le conosciamo.

      • angelov

        Ecco il terzo TABU’: dopo quello sugli omosessuali e quello sugli extracomunitari sui barconi, ecco quello sulla censura.
        E’ come maneggiare un ferro arroventato: non sai come tenerlo e rischi di bruciarti in ogni momento…
        In pratica ti è impedito di esprimerti su di un argomento, ed infatti si tratta di una censura molto più sottile e dissimulata: quella che contribuisce a creare la Mentalità di cittadini passivi.

        • Marco Enrico Giacomelli

          Questo è un carpiato logico non da poco: la censura crea cittadinanza attiva. Chapeau, manco al Circo Togni degli anni ’80 si vedevano evoluzioni tanto ardite.

          • angelov

            Questo lo stai affermando tu; ho solo detto che il non poter dissentire, o anche solo dubitare, su certi argomenti, (che devono essere accettati e presi per buoni in “assoluto” e senza batter ciglio) è questa stessa una forma di censura.
            Viviamo in una società dove l’autoritarismo serpeggia ovunque e quasi ogni cosa ne è impregnata; è chiaro che ognuno cerca di smarcarsi come può, ma spesso e purtroppo quando è ormai troppo tardi.

          • Helga Marsala

            Angelov la censura fa schifo, sempre e comunque. Se una cosa non ti piace girati dall’altro lato, semplicemente. Vedi che stanno combinando a Palermo con Hermann Nitsch? E come è andata con Ontani a Zagarolo? Ma basta, ti prego. C’è sempre qualcuno, preso a casa dalla folla, che pensa di poter decidere per tutti cosa è arte e cosa non lo è, cosa può passare e cosa no. Ma ti pare plausibile? Si chiamo autoritarismo, che è sempre violento ed arbitrario. E non si sa dove si va a finire…

          • angelov

            Non ho parlato di censura per Nitsch e Ontani; non esistono cose che sono o bene assoluto o male assoluto, perché è un errore applicare un concetto di assoluto a qualsiasi categoria, secondo me; detto questo, devo dire che anche Artribune in certi casi ha applicato una censura, cancellando dei commenti, e non parlo di quelli troppo violenti o volgari, ma di qualche altro che sembrava troppo compromettente, per questioni di politiche di settore, tenere in bacheca…
            L’idea di censura è in funzione dell’idea di libertà, che ognuno poi declina a modo suo; non è una un argomento che si può facilmente chiudere con un semplice “no” di comodo.

  • Vi

    quanta mediocrità, penoso veramente!