Il nuovo corso del Museo Nivola. Parla Giuliana Altea

Si trova a Orani ed è dedicato all’opera di Costantino Nivola. Si tratta di un museo monografico che finora aveva un archivio chiuso e faceva mostre extra muros. Ma ora cambia tutto. Abbiamo intervistato la neopresidente della fondazione, Giuliana Altea.

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Gli artisti all'esterno del Museo Nivola

Gli artisti all’esterno del Museo Nivola

Con la tua nomina a presidente, formalizzata a fine febbraio, per la Fondazione Nivola è iniziato un nuovo corso. Nonostante gli enormi problemi di sostenibilità dovuti ai tagli e le difficoltà strutturali del territorio con il quale vi dovrete confrontare, state cercando di organizzare un discorso organico che proietti la vostra realtà in un panorama più consono alla qualità di collezione e progettualità. Potresti parlarci di questi due punti, alla luce delle trasformazioni in corso?
La collezione è il principale asset del Museo Nivola: il più ricco insieme di opere visibile in Europa di un artista che ha lavorato soprattutto oltre Atlantico, e che è stato una figura chiave, a metà Novecento, nel panorama internazionale della scultura architettonica. In Italia Nivola è ancora poco noto, ma l’attenzione per il suo lavoro sta aumentando ultimamente col crescere dell’interesse per il dibattito del secondo dopoguerra sulla “sintesi delle arti”.
La collezione del museo – circa 300 opere tra sculture, modelli, dipinti e disegni – documenta i punti salienti di un percorso molto vario e movimentato: dal lavoro di art director alla Olivetti al dialogo con Le Corbusier, dall’invenzione del sand-casting (una tecnica per fare rilievi in cemento da una matrice in sabbia) ai modelli per monumenti realizzati in collaborazione con i maggiori architetti modernisti, dalle piccole terrecotte alle “grandi madri” in marmo e in bronzo, senza dimenticare alcuni progetti di arte pubblica molto in anticipo sui tempi e che oggi, a distanza di oltre sessant’anni, fanno pensare all’arte relazionale e di partecipazione.

Un enorme lascito, sia in termini formali che tematici, dunque. Come cercherai di inserirlo in un discorso più ampio?
È un patrimonio che non ci si può accontentare di preservare e celebrare; va fatto dialogare con la contemporaneità. Un artista che ha messo al centro della sua ricerca temi come l’esilio, la migrazione, i processi di costruzione identitaria, l’idea di comunità, è un artista che ha molto da dire anche oggi. Quando parlo di Nivola a un artista o a un architetto, è tipico che venga loro voglia di creare un’opera ispirata alla sua storia e alla sua opera: è un segnale positivo, che depone a favore della scelta di un modello di museo monografico non ingessato ma dinamico.

Il frutto maturo e la terra indifferente - veduta della mostra presso il Museo Nivola, Orani 2015

Il frutto maturo e la terra indifferente – veduta della mostra presso il Museo Nivola, Orani 2015

Dovrai confrontarti anche con interventi di tipo gestionale e strutturale. Quale sarà l’immagine della Fondazione che ci verrà restituita e quanto tempo sarà necessario per entrare a pieno regime?
Ho la fortuna di poter contare su una squadra affiatata, ricca di competenze utili al museo, e su dipendenti capaci e fortemente motivati. La fondazione che vogliamo è un organismo democratico, aperto al territorio, agli artisti e agli studiosi, così come il museo che la fondazione gestisce vuol essere un museo pienamente accessibile, tanto sul piano fisico che su quello intellettuale.
Alcune azioni che servono a realizzare questi obiettivi richiedono un certo tempo, ad esempio l’organizzazione e apertura dell’archivio, altre saranno portate a termine fra breve, come il nuovo allestimento della collezione e la prima tranche dei lavori per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Al più tardi nel 2016 il museo sarà interamente rinnovato, con un percorso più comunicativo, nuovi ambienti per la reception, i laboratori e gli uffici.

La programmazione espositiva museale. Quali tematiche ricercherete? Ci saranno particolari indirizzi critici o approcci curatoriali che verranno approfonditi? Con quali strumenti?
Prima d’ora il museo non aveva mai svolto un’attività espositiva regolare; le mostre realizzate in precedenza erano eventi extra muros finalizzati a far conoscere l’opera di Nivola. La programmazione che stiamo costruendo manterrà un legame con gli ambiti di ricerca coltivati da Costantino Nivola; privilegerà i rapporti tra arte e architettura, la scultura in tutte le sue declinazioni, l’arte pubblica e di partecipazione, senza perdere di vista la grafica e il design, campi che sarebbe sbagliato considerare laterali o poco rilevanti.
Quanto all’orientamento critico e curatoriale, credo nel pluralismo; mi sembra sia la strada vincente in una realtà come quella in cui ci troviamo a operare, dove il museo ha il compito di parlare contemporaneamente a diversi pubblici, e quindi con diversi registri di discorso.

Quali le relazioni con il territorio e rispettive comunità di riferimento (artistica, addetti ai lavori, cittadini)?
La scommessa è fare un museo con forti radici nella comunità locale e al tempo stesso capace di proiettarsi all’esterno e di dialogare con altre realtà dentro e fuori d’Italia. Un po’ come Nivola, che era visceralmente attaccato alla sua terra d’origine e insieme perfettamente a suo agio nel contesto artistico americano ed europeo.
Artisti e curatori finora non hanno considerato il museo un interlocutore, dato che lo vedevano come un’istituzione impegnata più sulla storia che sul presente; il rapporto con loro nascerà naturalmente con l’avvio del programma espositivo e delle altre iniziative incentrate sul contemporaneo. Una prima occasione di incontro sarà il numero speciale sulla Sardegna della rivista E il Topo, che uscirà a settembre in coincidenza con la mostra del periodico e che raccoglierà i contributi degli artisti attivi sul territorio. Un altro strumento per attivare il contesto locale saranno le residenze avviate con il progetto Springs, che porteranno a Orani una serie di artisti internazionali, a cominciare da Philip Topolovac e Sabine Hornig, invitati quest’anno.

Il frutto maturo e la terra indifferente - veduta della mostra presso il Museo Nivola, Orani 2015

Il frutto maturo e la terra indifferente – veduta della mostra presso il Museo Nivola, Orani 2015

L’attività espositiva è iniziata fuori sede con Biografia di un progetto artistico al Palazzo del Consiglio Regionale della Sardegna. Puoi raccontarci genesi e sviluppi di questo progetto che investe in toto la figura di Costantino Nivola?
Attraverso bozzetti, disegni e filmati, la mostra ripercorre la vicenda della decorazione del Palazzo del Consiglio a trent’anni dal suo inizio: un modo per portare la gente a guardare con occhi diversi un monumento che l’abitudine ha reso quasi invisibile. Si tratta dell’ultima opera di Nivola, e lui quando accettò l’incarico sapeva che probabilmente lo sarebbe stata, quindi ha quel particolare pathos esistenziale proprio dei lavori estremi.
L’artista l’ha concepita come una specie di summa della sua carriera, con tutti i temi a lui cari, le Madri, i Costruttori, perfino un graffito su granito che riproduce un disegno donatogli per le nozze dall’amico Salvatore Fancello. All’interno del palazzo, in un’atmosfera da cantiere, vengono ricostruite le tappe del processo creativo. All’esterno abbiamo utilizzato le parole dello stesso artista, tratte da scritti d’epoca, per guidare il visitatore lungo un percorso tra le opere che culmina davanti a una grande figura femminile distesa: sotto la scultura, seguendo un’indicazione di Nivola disattesa dai committenti, abbiamo piantato del grano come simbolo di fecondità e di rigenerazione, un segno beneaugurante per il destino della Sardegna.

Il 29 maggio avete inaugurato la prima mostra del programma, Il frutto maturo e la terra indifferente, a cura di Lore Gablier. Un racconto per chi non riuscirà a visitarla?
Difficile riassumere in poche parole un progetto semplice, ma ricco di stratificazioni e di riferimenti come quello messo in piedi da Lore Gablier. Lore ha preso come punto di partenza le parole di una poesia di Nivola (citate nel titolo) e l’immagine di un muro del suo giardino di Long Island, un muro con un foro quadrato entro cui cresceva il ramo di un albero di melo, evocativo del rapporto tra natura e artificio, scultura e architettura, ragione e emozione.
Sull’onda di queste suggestioni ha costruito un sottile gioco di rimandi tra le opere di sette artisti internazionali: Iván Argote, Jordi Colomer, Jean-Luc Moulène, Xavier Quérel, Bojan Šarčević, Éric Stephany, Loreto Martínez Troncoso. Sono artisti diversi per poetica e mezzi espressivi, ma tutti in vario modo in sintonia con aspetti della poetica di Nivola, ad esempio l’utopia comunitaria nel film di Colomer, la tensione tra naturale e artificiale nelle sculture di Moulène, l’aspirazione alla dimensione partecipativa nell’installazione sonora di Martínez Troncoso, la logica del montaggio nelle opere di Argote, le contraddizioni del modernismo in quelle di Stephany e Šarčević. E poi, come sempre, il fascino della mostra nasce dall’interrelazione fra tutti questi discorsi, dal modo in cui si rapportano tra loro e con lo spazio. Vedere per credere.

Giangavino Pazzola

Cagliari // fino al 9 giugno 2015
Costantino Nivola – Biografia di un progetto artistico
a cura di Antonella Camarda e Giuliana Altea
PALAZZO DEL CONSIGLIO REGIONALE
Via Roma
0784 730063
[email protected]
www.museonivola.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44795/costantino-nivola-biografia-di-un-progetto-artistico/

Orani // fino al 31 agosto 2015
Il frutto maturo e la terra indifferente
a cura di Lore Gablier
Via Gonare 2
0784 730063
[email protected]
www.museonivola.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45250/il-frutto-maturo-e-la-terra-indifferente/

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