Icastica 2015. Ad Arezzo si coltiva la cultura

Il direttore artistico dell’edizione 2015 di Icastica, Fabio Migliorati, anticipa i temi e racconta gli sviluppi della più estesa rassegna dedicata al contemporaneo in centro Italia. Un percorso cittadino dedicato ai lavori di oltre cento artisti, in quasi quaranta sedi, museali e non.

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Icastica 2015 - Hans Op de Beeck

Icastica 2015 – Hans Op de Beeck

Il primo artista a comparire nell’elenco dei centinaia selezionati è Cimabue, l’ultimo, per ordine alfabetico è Jesse Wine. Nel mezzo, da Isabelle Cornaro ad Anna Hughes, da Jorge Peris a Markus Schinwald: sono solo alcuni dei nomi le cui opere saranno ospitate da Arezzo dal 28 giugno al 27 settembre. Oltre cento artisti tra i più importanti e interessanti della scena mondiale saranno installati in spazi che decontestualizzeranno l’arte contemporanea, ponendola in dialogo con capolavori di Piero della Francesca e Giorgio Vasari.
Il direttore della terza rassegna di Icastica, dal titolo Coltivare cultura, Fabio Migliorati, qui ne racconta retroscena, sofferenze, desideri e nuove vittorie. Illustrando un percorso caratterizzato da numerose singolarità. “Ad Arezzo”, come sostiene Migliorati, “ci vuole un contemporaneo che comunichi tutto e subito, icastico per l’appunto. Una manifestazione della realtà incisiva, immediata. Un registro estetico che dimostri un effetto e un’irruenza pura. Che inizi e finisca di comunicare con quello che ha da dire, attraverso un linguaggio non semplice ma di facile accesso”.

Qual è l’intento che permea il progetto di Icastica?
Icastica è nata tre anni fa, per “conoscere l’arte e riconoscere una città”. Era uno slogan, una frase che avevamo creato il primo anno e che avevamo posto sotto un’immagine, sul sito della manifestazione. Arezzo vanta un passato glorioso, che ha dato i natali a Piero della Francesca, a Masaccio, se consideriamo la provincia, a Guido Monaco, l’inventore delle note musicali, a Michelangelo e via discorrendo. Tanti di quegli artisti che sicuramente anche il migliore degli storici dell’arte, nell’elencarli, ne dimenticherebbe qualcuno. E già questo fatto è un mistero: non si sa come mai siano nati tutti ad Arezzo o nei dintorni.
Paradossalmente, però, è una città di ignoranti, è una città di superficie, perché il posto della cultura l’ha preso, negli Anni Cinquanta, la sussistenza, la produttività. Una civiltà che da contadina si trasformava in una società dapprima di industriali tessili e poi dedicata alla produzione orafa, quindi è una città impoverita dal punto di vista culturale. Io invece volevo che si recuperassero queste nobili origini e poi diventassero evidenti, facendo germogliare qualcosa di importante, scenografico e di eloquente. L’intento è sempre partito dal fatto che Arezzo potesse manifestare una propria identità culturale.

Icastica 2015 - sten&lex

Icastica 2015 – sten&lex

Quali temi deve fare emergere un appuntamento come Icastica in Toscana? Quali segnali deve lanciare?
Il segnale che ho voluto lanciare è inerente a un messaggio chiaro: la Toscana non può delinearsi come fanalino di coda della cultura del contemporaneo in Italia. Non è accettabile che la Toscana sia quella di Firenze del Cinquecento. In Toscana c’è un Museo Pecci che è chiuso, o semi-chiuso, interessato da un restauro milionario del quale ancora non si conoscono i tempi. Poi era sorta un’iniziativa, uno spazio e un’istituzione bellissima come EX3, ma anche quella è stata chiusa. L’arte contemporanea in Toscana è pressoché nulla e questo è inaccettabile.

Quindi arriva Arezzo?
Che sia proprio Arezzo a far riscoprire un’estetica della sensibilità del presente, e dunque anche la sua mancanza, è molto preoccupante. Anche se stimolante dal nostro punto di vista. È una responsabilità per noi aver creato una manifestazione così particolare. Vedere una città di 100mila abitanti, con un centro storico di due chilometri quadrati o poco più, che si anima in quaranta sedi, tra luoghi chiusi e spazi aperti, ogni estate, è una soddisfazione incredibile. Inoltre, vedere gli artisti che vengono a lavorare da ogni parte del mondo e assistere a curatori che fondono progetti e formano mondi continuamente nuovi per la città, inserendoli nel tema della rassegna: questi aspetti rappresentano la cultura che tanto il cittadino quanto il turista vorrebbe vivere. Dando luogo a una città vitale sotto tutti i punti di vista.

Quali sono stati i risultati finora?
Dobbiamo prendere atto del fatto che la cultura, ad Arezzo, non è quasi mai stata premiata. Una città contadina che si riscopre, improvvisamente, a ospitare un mondo strano e curioso che però a New York apprezzano e a Berlino sognano. Arezzo, forse, è solamente una piccola scintilla, però incuriosisce diversi direttori di musei che arrivano ad Arezzo e si complimentano con noi, lanciando un nuovo segnale forte sul nostro operato.

Icastica 2015 - Nicola Samorì

Icastica 2015 – Nicola Samorì

Come si confronta l’edizione 2015 di Icastica con le precedenti? Quali sono i caratteri salienti?
Quest’anno ci si muove dietro, ma anche a distanza da Expo. Dietro un carrozzone che bisogna inevitabilmente seguire, nonostante abbia dato tanti problemi e tanta dimostrazione di italianità sotto molteplici punti di vista, molto spesso spiacevoli. Expo 2015 però sta portando a molto successo di turismo e di partecipazione internazionale, e dunque ne approfittiamo muovendoci in scia. Quindi il tema è declinato da lì e poi cresce però, perché non ci si accontenta di parlare di sussistenza, di solidarietà e di nutrimento della terra, ma arriva alla cultura, giungendoci passo dopo passo.
Bisognerebbe trattare la cultura così come se avessimo per le mani un ecosistema alimentare, di fabbisogno primario e quindi una cultura che si pianta, che si coltiva e che si divulga, dissipandosi in qualche modo e diventando partecipata. Questo dunque il tema: noi coltiviamo cultura ad Arezzo. Se a Milano coltivano un sistema per vivere meglio, dal punto di vista materiale, primario, noi pensiamo al grado ulteriore, all’esposizione secondaria, quella che qualcuno in filosofia ha definito la sovrastruttura. Quindi se è vero che dopo esiste questa rappresentazione, l’importante è che il nutrimento resti comunque legato a un prima, a un sistema di crescita in qualche modo indispensabile e inevitabile. Perché anche la cultura è un cibo, anche con la cultura si mangia e paradossalmente con la cultura si vive, ci si può alimentare. Non è un caso infatti che l’anno scorso Arezzo sia stata una città con un primato di turismo italiano, tendenza aumentata del 212%. Io non credo sia tutto merito delle aperture dei musei di Franceschini, qualcosa è successo ad Arezzo da tre anni fa a oggi. Dunque quest’anno ci siamo, siamo tornati, siamo dietro all’Expo, ma forse siamo anche più in alto.

A livello nazionale e internazionale, esistono dei modelli ai quali Icastica si ispira?
Direi di no, noi possiamo avere a mente Manifesta, Documenta oppure la Biennale, ma non esiste un modello che possa sovrapporsi direttamente a Icastica, né Icastica vuole o può seguire. Noi partiamo dal passato, partiamo dai nostri maestri. In questo senso è imprescindibile tenere conto dei musei che abbiamo: Basilica di San Francesco con Piero della Francesca, Basilica di San Domenico con Cimabue, Santa Maria della Pieve con Lorenzetti, il Convento di San Francesco con Benedetto da Maiano e via discorrendo.
In pochissimi casi nel mondo si è riuscito o si è voluto riunire il contemporaneo a stretto confronto con un passato così vicino per prossimità fisica e culturale. È relativamente più semplice produrre installazioni di Kaarina Kaikkonen a New York o in un boulevard piuttosto che in una piazza medievale o rinascimentale, perché ogni dettaglio è tutelato, perché tutto deve collimare, perché in Italia la burocrazia è imperiosa e imperante, per tanti motivi che poi alla fine diventano cultura. Dettami che partono come motivazioni culturali e poi a loro volta condizionano la sua stessa scena estetica.

Icastica 2015 - Moataz Nasr

Icastica 2015 – Moataz Nasr

Gli artisti selezionati sono molti, ma come si inserisce la presenza di nomi internazionale in un paesaggio nazionale e in una scena così eterogenea?
È tutto molto contingente. Quando si parla di inserire il lavoro di un grande artista contemporaneo in una basilica, bisogna partire da una serie di compromessi. Quando si trova questo ambito di azione e possibilità, solo allora si scelgono opzioni che, nuovamente, ci si può permettere in termini di resa e di armonia tra le parti.
Quest’anno, ad esempio, ci sarà un’installazione di Moataz Nasr sotto gli affreschi di Piero della Francesca, Powers of love, un lavoro speciale, coerente con il proprio ambiente di riferimento, ma anche stimolante, perché sono diversi pezzi di architettura che evocano simboli di culture del mondo e che si inseriscono nel simbolo del cristianesimo cattolico. Anche due anni fa, ad esempio, nello stesso punto, ho inserito un grande tappeto di Heike Weber, lavoro che era ed è il simbolo dell’arte orientale, musulmana e islamica, in casa del cristiano. Azioni che possono diventare discutibili, compromettenti e che possono dare il via a querelle. Dunque tutto è sempre molto ragionato, ma parte dalla pretesa di dar vita a uno spiraglio di possibilità che vanno analizzate.

Fino al 27 settembre come verrà trasformata la città di Arezzo? Come ritieni dialogherà il contemporaneo dall’interno dell’antico? I cittadini come hanno cominciato a rispondere, a vivere l’arte contemporanea?
Si verificheranno molti episodi. A partire dalla reazione del pubblico, che talvolta si metterà a sorridere, a volte si indignerà, altre volte ancora apprezzerà e godrà del risultato, del cambiamento, della trasformazione di Arezzo. Inizialmente ci sono state persone che non erano concordi sulla presenza di Icastica e dunque di un registro della contemporaneità così evidente in città, le stesse persone che poi hanno cambiato idea, ritenendo Icastica corretta, giusta, proporzionata e, allo stesso tempo, fuori dalle righe. È tutto molto eterogeneo ed elastico, a livello di opinioni. Tutto avviene in maniera variopinta.

Icastica 2015 - Bernardi Roig

Icastica 2015 – Bernardi Roig

Quali saranno le sedi o i luoghi coinvolti? Potresti raccontare alcuni aneddoti occorsi in città alle installazioni di alcuni artisti invitati?
Ci sono molti aneddoti al riguardo. Si va dal piccolo atto vandalico all’aiutare a costruire le installazioni. Ricordo che per i lavori di Alicia Martín nel 2013, fontane appoggiate agli edifici e composte prevalentemente da libri, una buona parte dei cittadini contribuì regalandole molti volumi per completare le installazioni, quasi a sembrare che sgorgassero, metaforicamente e costitutivamente dall’architettura. E questo grazie a un bando pubblico al quale molti risposero, magari, anche solo per liberare i cassetti. Ovviamente non mancò il giornalista che scrisse un articolo di critica nei confronti dell’operazione perché, in realtà, mai andrebbero trattati in quel modo i libri. Dietro a Icastica si formano sempre sistemi di reazioni ambivalenti che si mettono in moto. Ma la domanda è già una risposta: è nel senso del lavoro, nel processo che si forma un’opinione. Ed è un bene che siano le più disparate ed è un bene che ce ne possano essere.
La Kaikkonen, ad esempio, fece un bozzetto e uno schema precisissimo per poter allestire i suoi progetti, schemi che dovettero essere completamente stravolti a causa del fatto che nemmeno lei, per norma, avrebbe potuto salire in quota per installare il proprio lavoro. Questo è l’universo con il quale noi ci scontriamo, anche perché Icastica è il solo evento di questo tipo in Italia promosso interamente da un ente pubblico. Noi non abbiamo una fondazione che possa filtrare tutto o un’associazione, noi siamo Comune, sebbene ci si appoggi a tante altre realtà. L’ambito pubblico è l’esempio più degradante e umiliante di burocrazia e questo all’arte fa male, così come fa male a tutte le altre discipline della vita. Icastica è una manifestazione che costa pochissimo e che dovrebbe avere molto più aggio. Una manifestazione fatta, per l’80%, da supporti privati, mentre la cultura dovrebbe essere pubblica e non accettare compromessi. Icastica è pura come poche cose al mondo, forse perché, in parte, è anche mia.

Arezzo // dal 28 giugno al 27 settembre 2015
inaugurazione 27 giugno 2015
Icastica 2015
diretto da Fabio Migliorati
[email protected]
www.icastica.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46097/icastica-2015/

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