Hermann Nitsch a Palermo, ancora polemica. Scontro fra titani: Achille Bonito Oliva VS Vittorio Sgarbi. Ma quanto costerà la mostra al Comune?

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Hermann Nitsch, 60 Malaktion MWG (HN-256, HN-281), 2011

Hermann Nitsch, 60 Malaktion MWG (HN-256, HN-281), 2011

ABO DIFENDE IL PADRE DELL’AZIONISMO VIENNESE. “UN ARTISTA SUBLIME”
Hermann Nitsch? Uno dei più grandi artisti viventi. Parola di Achillle Bonito Oliva, che intervistato da Repubblica in merito alle accese polemiche palermitane, ha accostato il maestro austriaco nientemeno che a Caravaggio: “Anche lui dipingeva le creature che incontrava la notte, anche la sua era un’arte sublime che si ispirava alla realtà“. È con questa passione che ABO prende le difese di Nitsch, alla vigilia della sua retrospettiva, organizzata dal Comune di Palermo e presa di mira da animalisti, vegani o semplici intolleranti ai linguaggi troppo crudi. La petizione on line, che chiede la sospensione della mostra, è giunta a 30mila firme. Ma il Comune di bloccare il progetto – come già accaduto a Città del Messico – non ne vuole sapere. Chi non lo ama non vada. Lasciando agli altri la possibilità di conoscere, di capire.
A supporto della fazione pro-Nitsch – composta dai nemici della censura e da chiunque abbia un po’ di confidenza con le arti contemporanee – arriva dunque uno dei massimi critici italiani. E il giudizio è netto: “Non c’è nulla di scandaloso nel lavoro di Nitsch. Chi dice questo non lo conosce. La sua arte è un massaggio del muscolo atrofizzato della sensibilità del pubblico. Una sensibilità ormai addomesticata dalla televisione. Mi stupisce che un pubblico attento e sensibile come quello siciliano non lo comprenda”.

Achille Bonito Oliva

Achille Bonito Oliva

SGARBI CONTRO NITSCH: NON CHIAMATELO ARTISTA
A  dare man forte alla tesi dei censori, sempre su Repubblica, è invece Vittorio Sgarbi. Che non perde occasione per lanciare i suoi strali contro l’art system: “Si tratta di un’operazione che fa gioco soltanto all’artista per fare salire le sue quotazioni e a quei pochi che lo sostengono e non si sa perché”. E ancora, sempre più tranchant: “Magari ci fosse qualcosa di scandaloso nei lavori di Nitsch, almeno ci sarebbe uno spunto di dibattito, qui a mio avviso si tratta di un’avanguardia anemica e asfittica. Non è neppure una provocazione fine a se stessa. Ma la cosa più grave è che c’è il rischio di fare passare il messaggio che questa qui è l’arte contemporanea. Non è così“.
Strano sarebbe stato sentirgli dire qualcosa di diverso. Brillante conoscitore dell’arte dei secoli scorsi, Sgarbi resta notoriamente distante dalle estetiche più eretiche o più nuove.
Su un fatto però, potrebbe aver ragione: “Cose viste e riviste da quarant’anni. Vecchie. Sempre le stesse. Un lavoro superato”. Se un limite c’è, oggi, è in questa coazione a ripetere, imbevuta di suggestioni ormai datate, che hanno segnato un periodo, sovvertito certi codici e aperto strade irrituali, ma che oggi si collocano più tra i libri di storia che fra le urgenze attuali. Una riflessione che nulla c’entra, in ogni caso, con la censura invocata da tanti, con il valore dell’artista stesso e con la mostra palermitana: semplicemente una retrospettiva, dedicata a una figura storicizzata.

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

LA MOSTRA A PALERMO E I CENSORI UNA TANTUM
Costo dell’operazione? Zero, almeno per il Comune. Che è stato supportato interamente da Elenk’Art, realtà privata legata ad aziende e collezionisti siciliani. Tutto bene? Per i censori senz’altro, quelli convinti che un’amministrazione non debba investire su artisti contemporanei di caratura internazionale, qualora risultino sgraditi a questo o a quello.
Ma dov’erano, costoro, quando le istituzioni finanziavano eventi scadenti, dilettanteschi, di basso profilo? Quando ospitavano pittori della domenica in sedi istituzionali, finanziavano artigianato sacro, esponevano sculture pubbliche dozzinali? Chi armava ed arma battaglie, quando la mediocrità si spaccia per cultura? Nessuno, mai. Perché il “mediocre” è inclusivo, inoffensivo, è di tutti e per tutti. Perché funzionano il pittoresco, il decorativo, l’invisibile, l’innocuo, il banale. Qualunque cosa purché non ponga questioni, non generi stupore, non spinga a mutare prospettiva, anche solo per il tempo di una inaugurazione. Roba che scivoli in sordina, con qualche plauso di contorno. E se il Comune paga, in tal caso, fa il suo dovere: accontentare la piccola platea locale, senza disturbare. Dimenticandosi che l’arte – anche la più tradizionale – è sempre rischio, mai rassicurazione.

– Helga Marsala

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  • Antonio Vena

    La voglia rabbiosa di censura è brutale e bestiale in sé.

    L’argomento “soldi”, mistificato data la presenza normale, ora quasi coraggiosa, di uno sponsor privato, viene tirato fuori da soggetti davvero e invece molto interessati a piccole prebende pubbliche.

  • lois_design

    Credi si stia montando una polemica inutile. Altro che novello Caravaggio. Questa è una minestrina riscaldata che non ha più sapore (se mai ne avesse avuto). È una mostra documento di un personaggio che ha sempre fatto parlare di se e non certo per il valore di quelle “reliquie residuali” di spettacolari e disgustose mise en scene. Quindi non capisco proprio questa petizione. Ciascuno è libero di parteciparvi o meno. Mai come in questo caso pienamente concordo con Sgarbi. Il sublime lasciamolo ai Grandi.

  • francesco

    @lois_design:disqus
    Dire che il lavoro di Hermann Nitsch non abbia avuto sapore mi sembra una frase di chi dell’arte (mi limito a dire dal ‘900) non conosce né ha raccolto ahimè molto..
    Sgarbi mi sembra sempre più un personaggio televisivo legato alla comunicazione di massa (e non dell’arte)..
    Troppo facile riscuotere applausi e consensi..

  • Premesso che tre/quarti dell’arte contemporanea, o del nostro tempo ultimo, di quella che si vede anche in sedi espositive di un certo livello è tendenzialmente di tipo decorativo o quasi, da che parte sta scritto che per essere tale deve perseguire per forza di cose fini provocatori o comportamenti che debbano per rigore di logica destare scandalo ?? In fin dei conti la provocazione nell’arte sta nel non comprenderla in tempo reale e non nel cercarla tout court ; due aspetti completamente diversi !