Guardando all’Urss. L’immaginario sovietico nell’Italia del dopoguerra

Palazzo Te, Mantova – fino al 4 ottobre 2015. Il secondo dopoguerra italiano raccontato sotto la lente dell’influenza sovietica. Con una rassegna che parte dal Premio Suzzara e arriva alla Collezione Fusai.

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Ivan Ivanovič Juchno, Brigata di lavoratrici, 1979 - Collezione privata

Ivan Ivanovič Juchno, Brigata di lavoratrici, 1979 – Collezione privata

L’EPOCA DI PEPPONE E DON CAMILLO
A più di venticinque anni dal crollo del muro di Berlino, l’analisi storica si rafforza di un metodo d’indagine più libero. Lo stesso che, in Guardando all’Urss, serve a esaminare i processi di scambio iconografico con l’Italia e a ripercorrere il mito dell’Unione Sovietica. Appena uscito dal fascismo, il Belpaese è già avvolto in una fatua mitizzazione della lontana Russia, controbilanciata dalle dure campagne politiche d’area democristiana. È il periodo dell’opposizione DC-PCI, di Don Camillo e Peppone, quello sul quale Vanja Strukelj, Francesca Zanella e Ilaria Bignotti, le tre curatrici, si soffermano per indagare l’inserimento del Realismo sovietico nel processo di diffusione dell’immagine in Italia.
La complessa intersecazione di due culture è annunciata dal Candido di Guareschi con un esilarante Stalin in formato fotoromanzo che in giro per il Premio Suzzara vaglia ogni cosa secondo i canoni del partito. Sullo stesso pannello i manifesti democristiani adoperano un linguaggio non lontano dal Realismo socialista per incutere nell’elettorato il timore di un comunismo efferato.

Ampelio Tettamanti, Operai di Milano, 1955 - Mantova (Suzzara), Galleria del Premio Suzzara

Ampelio Tettamanti, Operai di Milano, 1955 – Mantova (Suzzara), Galleria del Premio Suzzara

L’URSS A VENEZIA
Si entra, poi, nella prima grande sezione, quella del Premio Suzzara: nato nel 1948 per iniziativa di Dino Villani, con il sindaco Tebe Mignoni e Cesare Zavattini, rifletteva sul tema del lavoro assegnando agli artisti vincenti premi in natura, maiali e anche elettrodomestici, per unire il contesto produttivo del Paese a quello artistico.
Tra i vari Turcato, Guttuso, Borgonzoni, l’arte, quasi sempre figurativa, era la chiave d’accesso alla politica culturale del PCI e introduce alla sezione successiva della mostra, quella dei Padiglioni sovietici alle Biennali veneziane del 1934 e a quelle dal 1956 agli Anni Settanta. Qui le tante opere provenienti dalla Galleria Tret’jakov di Mosca, firmate da Andreev, Dejneka, Muchina, Nisskij, rivelano senza filtri il linguaggio ufficiale a cui poi si è agganciato gran parte di quello realista italiano, almeno fino agli Anni Cinquanta.

Giulio Turcato, Miniera, 1948 - Mantova (Suzzara), Galleria del Premio Suzzara

Giulio Turcato, Miniera, 1948 – Mantova (Suzzara), Galleria del Premio Suzzara

LA COLLEZIONE FUSAI
Chiude una vasta selezione di opere dalla collezione privata di Gaia Fusai, completamente incentrata sull’arte russa. Ma lungo tutto il percorso espositivo, un vasto apparato d’approfondimento – fatto di manifesti, stampe, fotografie, filmati, resoconti di viaggi e cartoline – propone al visitatore diversi punti di vista, accompagnandolo nella conoscenza di un aspetto preciso di quel momento storico.

Domenico Russo

Mantova // fino al 4 ottobre 2015
Guardando all’Urss. Realismo socialista in Italia dal mito al mercato
a cura di Ilaria Bignotti, Vanja Strukelj e Francesca Zanella
Catalogo Skira
PALAZZO TE
Viale Te 13
0376 323266
[email protected]
www.centropalazzote.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44640/guardando-allurss/

 

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