Francisco Zurbarán. Un metafisico nel Seicento

Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid – fino al 13 settembre 2015. I mesi estivi madrileni sono dedicati a Francisco Zurbarán, pittore del “siglo de oro” spagnolo, noto soprattutto per le grandi pale di carattere devozionale e per i ritratti di martiri e sante. Ma che ebbe influenze all’epoca del realismo novecentesco, fino al Cubismo e alla pittura metafisica.

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Francisco de Zurbarán, Carnero con las patas atadas, 1632 - coll. privata, Barcellona

Francisco de Zurbarán, Carnero con las patas atadas, 1632 – coll. privata, Barcellona

UNA MOSTRA EPOCALE
La mostra allestita fino a settembre a Madrid si propone come una nuova e più approfondita analisi della figura e dello stile del pittore barocco Francisco Zurbarán (Fuente de Cantos, 1598 – Madrid, 1664) alla luce delle più recenti attribuzioni. Dal 1988, anno dell’ultima antologica al Museo del Prado, e dopo il 1998, data della retrospettiva allestita a Siviglia per il quarto centenario della nascita, sono molte le scoperte realizzate dalla storica dell’arte francese Odile Delenda, autrice del catalogo ragionato di Zurbarán e curatrice della mostra attuale insieme a Mar Borobia, responsabile dell’area di pittura antica del Thyssen.
Negli ultimi vent’anni sono apparsi infatti alcuni eccezionali dipinti del maestro, che si formò e visse a lungo nella capitale andalusa, dove creò una serie di fantastici cicli per gli ordini monastici locali. A Madrid, collaborò invece tra il 1630 e il 1640 con Velázquez alla decorazione del Salón de Reinos nel Palacio del Buen Retiro, la grande reggia voluta da Felipe IV e oggi scomparsa.

Francisco de Zurbarán, San Serapio, 1628 - Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art.jpg

Francisco de Zurbarán, San Serapio, 1628 – Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art.jpg

ZURBARÁN, MONUMENTALE COLORISTA
I recenti restauri e le nuove straordinarie attribuzioni, di cui otto visibili in mostra, hanno in parte ribaltato la visione austera e mistica della pittura di Zurbarán, l’artista dei fondi scuri e delle tinte tenebrose, dalle composizioni statiche e monumentali. Si tratta perlopiù di tele di medio e piccolo formato, alcune anche firmate, provenienti da collezioni private, che risultano anche documentate negli archivi storici e nella biografia dell’artista.
Zurbarán appare oggi come un gran maestro del colore, ossessionato sì dalla costruzione monumentale delle forme, ma interessato anche alla qualità e alla precisione dei dettagli, e attratto dall’intenso realismo dei volti e dei paesaggi, in un afflato già quasi controriformista. Lo rivelano soprattutto le opere della maturità, che sono il suo lascito artistico all’interno dell’ampia e attivissima bottega di Siviglia, dove lavora circondato da tanti apprendisti ed emuli (ad alcuni di loro è dedicata una sala). Nella serie di Vergini bambine, addormentate o sognanti, nel Riposo nella Fuga dEgitto della Sacra Famiglia, ma anche nel Matrimonio mistico di Santa Caterina dAlessandria c’è un’intimità profonda e realista che ha origini in opere anteriori, come La famiglia della Vergine della Collezione Abelló, la Vergine bimba in Estasi del Met di New York e il caravaggesco La Casa di Nazareth, quasi una scena di vita quotidiana di ascendenza fiamminga.

Francisco de Zurbarán, Virgen Nina dormida, 1655 ca. - Parigi, Galerie Canesso

Francisco de Zurbarán, Virgen Nina dormida, 1655 ca. – Parigi, Galerie Canesso

1650 ANNO DI SVOLTA
Tra le novità mai viste prima d’ora in Spagna, due autentici gioielli di piccolo formato come il San Francesco in piedi contemplando un teschio (procedente da Saint Louis) e il San Blas del Museo di Bucarest, che tanto ricorda per postura e decorazione del mantello il ben più noto, e grande per dimensioni, SantAmbrogio del Museo de Bellas Artes di Siviglia. Un gradito ritorno in patria, dopo molti anni d’assenza, è invece lo straordinario San Serapio, un domenicano dall’abito di tela pesante quanto il suo corpo durante il martirio, oggi proprietà del Museo di Hartford, negli Stati Uniti, e che è anche l’emblema dell’intera mostra per forza iconografica e precisione pittorica (malgrado non ne sia ancora stato terminato il restauro).
Dagli studi più recenti appare dunque che lo stile di Zurbarán comincia a cambiare intorno al 1650, aprendo gli sfondi alla luce e mostrando opere di una dolcezza estrema, adatta alle esigenze della devozione privata, domestica, più che agli austeri ambienti monacali.

Francisco de Zurbarán, Santa Casilda, 1630-35 ca. - Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

Francisco de Zurbarán, Santa Casilda, 1630-35 ca. – Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

NICOTINA E COLLABORAZIONE INTERMUSEALE
Nonostante ciò, lo spagnolo resta un pittore intenso e raffinato anche nella serie famosissima delle Sante, dipinte sempre come grandi dame nelle fattezze dei volti e nell’eleganza dei tratti e dei costumi (esposte al Thyssen le bellissime Casilda, Marina, Apollonia e Agata); capace di drammaticità caravaggesca anche nei tanti Cristo in croce, ma anche di un naturalismo simbolico nei commoventi Agnus Dei, dove l’agnello è trattato pittoricamente come una natura morta.
Una sala, infine, è dedicata proprio al genere delle nature morte (bellissima quella fatta solo di brocche), genere che Zurbarán condivise con suo figlio Juan, giovane artista di talento cresciuto alla bottega del padre, prematuramente scomparso a 39 anni.
Per dovere di cronaca, segnaliamo che la mostra gode del sostegno della Japan Tobacco International, ma soprattutto che è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Museo del Prado, che non solo ha ceduto alcune sue opere, ma soprattutto ha facilitato il prestito di altre, attraverso la sua rete di relazioni istituzionali. Un segno di buoni rapporti di vicinanza tra due importanti musei e un auspicio favorevole di collaborazione fra pubblico e privato.

Federica Lonati

Madrid // fino al 13 di settembre 2015
Zurbarán. Una nueva mirada
a cura di Odile Delenda e Mar Borobia
MUSEO THYSSEN-BORNEMISZA
Paseo del Prado 8
[email protected]
www.museothyssen.org

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