Contemporary locus. Fantasmi solidi a Bergamo

Al Monastero del Carmine, Evgeny Antufiev, Atelier dell’Errore, Etienne Chambaud, Berlinde De Bruyckere sono i protagonisti di un percorso espositivo all’interno di uno dei più antichi luoghi di Bergamo. Fondato nel XV secolo, poi dismesso e nascosto a partire dal Novecento.

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contemporary locus 8 - making of - photo Mario Albergati - Berlinde De Bruyckere, Z. T., 2003
(dettaglio) - courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Les Moulins & AGI Verona Collection

contemporary locus 8 – making of – photo Mario Albergati – Berlinde De Bruyckere, Z. T., 2003
(dettaglio) – courtesy Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Les Moulins & AGI Verona Collection

Oggi 25 giugno, Paola Tognon inaugura un itinerario espositivo formato da tre artisti internazionali – Evgeny Antufiev (Kyzyl, 1986), Etienne Chambaud (Mulhouse, 1980) e Berlinde De Bruyckere (Gent, 1964) – e da una “scultura sociale” composta dall’Atelier dell’Errore, progetto artistico relazionale al servizio della Neuropsichiatria Infantile, di cui vi abbiamo parlato un paio di giorni fa.
Il luogo, la sua storia, così come la concomitanza con la riflessione aperta dai temi di Expo, hanno suggerito un tema specifico per questo ottavo progetto: la relazione tra uomini e animali, umanità e animalità, attraverso il punto di vista dell’arte. La collettiva interpreta ed esprime contraddizioni, fantasmi, raffigurazioni antropomorfiche, artefatti e manufatti, che riposizionano criticamente il concetto di appartenenza e differenza. La parola alla curatrice.

Al di là della selezione degli artisti, rinnovata fin dalla prima edizione, quale connotazione assume quest’anno Contemporary locus?
Quella dell’energia sprigionata dai luoghi e interpretata dagli artisti. Quella di una somma quasi imprevista di progetti e sollecitazioni. In questo momento vorrei dire anche la forza della relazione con gli artisti coinvolti e il passaparola che ne è nato e che continua.

Quale sentimento, quale atmosfera, quale ispirazione, quale impronta ha fornito, dunque, il Monastero del Carmine all’ottava edizione di Contemporary locus?
Il Monastero del Carmine è un luogo molto forte, pieno di suggestioni, di storia e di arte, ma anche carico di stratificazioni, abbandoni e ferite. Un luogo che emana una forza spirituale quasi assordante, antica e misteriosa. A volte la sua energia mette a disagio, crea una dimensione perturbante che certamente ha influito nell’ideazione e nello sviluppo del progetto.
Contemporary locus 8 è una mostra tra mura che parlano lingue sconosciute, c’è un brusio confuso che innesca assonanze inaspettate. Potrei anche dire che l’antico monastero è uno spazio che impegna la percezione e chiede riflessione, tempo.

Paola Tognon - photo Mario Albergati

Paola Tognon – photo Mario Albergati

Antufiev, Chambaud e De Bruyckere: due generazioni a confronto e tre diverse origini culturali. Quali tematiche, quali terreni li mettono in dialogo?
Il racconto di corpi che si trasformano e si ricompongono per costituire presenze senza tempo, lontane nella memoria ma presenti nell’istinto e nell’immaginazione. È il rapporto tra umanità e animalità, tra addomesticamento e acculturazione, tra prede e cacciatori quello che è raccontato in questo progetto.
Le geografie, così come le differenze generazionali, penso che confermino la tensione di questa ricerca. Evgeny Antufiev ci regala il suo biancore siberiano che accarezza esseri misteriosi, Berlinde De Bruyckere ci offre la forza dolente di corpi sospesi, Etienne Chambaud la perfezione del corpo animale che diviene strumento di riflessione…

Quali tratti del loro lavoro ti hanno maggiormente colpito e in quale occasione, se lo ricordi, questo è successo?
Ho incontrato il lavoro di Antufiev per la prima volta al New Museum di New York e poi nella bellissima mostra in Collezione Maramotti. Ho impiegato del tempo per avvicinarlo perché m’incuteva un certo timore, o forse rispetto. De Bruyckere l’ho sempre vista, ma quando a Istanbul, entrata quasi per caso in un antico hammam, ho trovato il suo lavoro che si mescolava ai marmi consumati, mi sono profondamente commossa. Chambaud è frutto di una ricerca che è nata davanti allo schermo di un computer e dentro una delle più interessanti collezioni italiane. Poi abbiamo iniziato a scriverci, a parlarci. Siamo andati indietro nel tempo e insieme abbiamo ripercorso le tappe del suo lavoro…

L’Atelier dell’Errore e Luca Santiago Mora hanno inaugurato un percorso a Milano, in via Monte di Pietà, il 18 giugno. Quali lavori zoomorfi verranno esposti a Bergamo? Come si rapporteranno con gli interventi di Antufiev, Chambaud e De Bruyckere?
Contemporary locus 8 è un’unica mostra, gli artisti sono elencati in ordine alfabetico: l’Atelier dell’Errore è il secondo. Ho concepito questo progetto pensando al rapporto tra umanità e animalità di cui l’Atelier, come scultura sociale, mi pare sia un esempio, o meglio un racconto folgorante. E poi la vera scommessa è l’Atelier dell’Errore Big ospitato nella Collezione Maramotti, un corso di alta specializzazione che ha solo e sempre due regole: lavorare sugli animali e non usare mai la gomma. Qui l’Atelier si presenta con quattro disegni e un video site specific: in un enorme spazio ci sono pochi lavori che si misurano con ciò che resta degli affreschi del monastero. A Milano le opere sono invece numerose e occupano tutto lo spazio… si tratta di un’impostazione molto diversa.

contemporary locus 8 - photo Mario Albergati - Monastero del Carmine - Atelier dell'Errore & Luca Santiago Mora, The Fairy Queen, 2015

contemporary locus 8 – photo Mario Albergati – Monastero del Carmine – Atelier dell’Errore & Luca Santiago Mora, The Fairy Queen, 2015

Quello che qui ho voluto fare è accostare l’Atelier ad artisti riconosciuti che lavorano su ricerche simili seppure del tutto autonome. Corpi, trasformazioni, esseri che si fanno portatori d’immaginazione e disagi, di energia e di aggressività, di dolore e di memoria. Ma tutto è armonico quando la riflessione critica si sposta sui temi dell’appartenenza e della differenza

Di quale materiale o sostanza sarà composto quindi il percorso di Contemporary locus 8?
C’è un colore che prevale: quello del mattone e dell’intonaco giallo mescolati insieme. Sembra che le opere esposte si siano lasciate avvolgere da una foresta di mura antiche di cui hanno acquisito il tono e il calore. È capitato per caso. Ma forse non era un vero caso.

Tecnicamente come hanno corrisposto i lavori alla conformazione architettonica delle sale concesse dal Monastero del Carmine?
Si sono inseriti, fanno tana, fanno luce, danno energia.

Potresti esprimere un augurio, un pensiero che accompagni tanto gli artisti nel loro percorso bergamasco quanto i visitatori e il loro approccio nei confronti dei progetti esposti?
Essere curiosi, dismettere la diffidenza e guardare per far proprio ciò che si registra. E poi valutare, criticare, studiare, Prendersi cura delle cose.

Ginevra Bria

Bergamo // fino al 26 luglio 2015
inaugurazione 25 giugno 2015 ore 19
Contemporary locus 8
a cura di Paola Tognon
MONASTERO DEL CARMINE
Via Colleoni 21
[email protected]
www.contemporarylocus.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46151/contemporary-locus-8/

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