Brain Drain. Parola ad Andrea Secco

È partito dalla provincia di Cuneo, Andrea Secco. Ha abbandonato presto gli studi ed è volato verso il Giappone. Ora fa il marketing e tourism manager per ItaliaJapan.net e GiappoTour, di cui è fondatore.

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Ginza di sera, per le vie di Higashiyama a Kyoto - photo Andrea Secco ©ItalianJapan.net

Ginza di sera, per le vie di Higashiyama a Kyoto – photo Andrea Secco ©ItalianJapan.net

Perché hai scelto il Giappone?
La scelta di trasferirmi a Tokyo non è legata strettamente al lavoro, ma all’incontro con mia moglie. In ambito lavorativo invece mi sono sempre occupato di marketing, senza mai abbandonare la grande passione per i viaggi e per il Giappone, che mi porto dietro fin da quando ero ragazzino.
Dopo aver maturato numerose esperienze, raccontate sul mio sito, ho avuto la possibilità di organizzare il GiappoTour grazie alla collaborazione col tour operator Blueberry Travel e con Marco Togni, un team affiatato di persone che condividono con me la stessa passione per il proprio lavoro e la stessa filosofia di viaggio.

Come si differenzia la domanda turistica fra Italia e Giappone?
Per quello che ho potuto notare in questi anni, i giapponesi che scelgono di visitare l’Italia sono attratti dal fascino dei paesaggi e delle opere artistiche e culturali del nostro Paese, ma anche dal cibo e dallo stile di vita. Questi sono tutti aspetti che ci contraddistinguono e li affascinano moltissimo.
Fra i viaggiatori italiani interessati al Sol Levante invece c’è molta varietà. Tantissime persone scoprono il Giappone grazie ai fumetti e ai cartoni animati che hanno spopolato in tutto il mondo, altri sono attratti dalla storia millenaria e dalle antiche tradizioni, altri ancora partono semplicemente alla ricerca di una meta alternativa per fare un’esperienza diversa dalle classiche vacanze.
Entrambi i Paesi fanno innamorare i viaggiatori lasciando un irresistibile desiderio di tornare.

Isola di Miyajima - photo Andrea Secco ©ItalianJapan.net

Isola di Miyajima – photo Andrea Secco ©ItalianJapan.net

Quale percezione hanno i giapponesi del loro patrimonio storico-artistico e paesaggistico?
Il patrimonio storico che conserva il Giappone è molto ridotto rispetto all’Italia, in quanto buona parte delle opere osservabili oggi sono ricostruzioni. La loro grande abilità sta nel saper valorizzare al massimo tutto ciò che hanno a disposizione, diversamente da noi, che non investiamo sull’educazione e sul nostro patrimonio storico e culturale.
Anche il patrimonio naturale e paesaggistico è un valore sul quale hanno sviluppato un’economia. Nell’immaginario di molte persone il Paese è rappresentato da megalopoli densamente popolate come Tokyo. In pochi sanno che oltre il 70% del territorio nazionale è costituito da foreste e montagne. La varietà e bellezza dei paesaggi è impressionante: si va dalle montagne innevate dell’Hokkaido alle spiagge tropicali di Okinawa.

Come e dove ti sei formato?
Le attività che svolgo oggi, sia nel settore marketing che in quello dei viaggi, sono frutto di un lungo percorso di crescita personale nato dalle mie passioni. All’età di diciotto anni ho preso la decisione, forse immatura e rischiosa, di abbandonare la scuola per dedicarmi ai miei progetti lavorativi e viaggiare per il mondo. Oggi non consiglierei a nessuno di seguire le mie orme, perché ritengo molto importante portare a termine gli studi, ma se dovessi tornare indietro rifarei sulla mia pelle le stesse cose che mi hanno portato fino a qui.

Ingresso del Kinkakuji - photo Andrea Secco ©ItalianJapan.net

Ingresso del Kinkakuji – photo Andrea Secco ©ItalianJapan.net

Cosa ammiri del Giappone e cosa detesti?
Uno dei vantaggi di lavorare in proprio è che non si è obbligati a seguire ritmi lavorativi fissi, e non si deve convivere giornalmente con colleghi la cui presenza viene imposta dall’alto. Molti ambienti lavorativi sono veramente opprimenti, e per alcuni stranieri è difficile adattarsi alla filosofia del lavoro diffusa in questo Paese. Per fortuna questo non è il mio caso, in quanto sono libero professionista. Quello che fino ad oggi ho trovato più fastidioso è sicuramente la burocrazia e la tendenza a perdere tempo dietro a infiniti cavilli e regolamenti. La cosa che più mi piace invece è l’affidabilità dei servizi e del sistema in generale.

Cosa manca all’Italia per essere un Paese con forte attrattività turistica?
L’Italia è già un Paese con forte attrattività turistica, quello che ci manca è saper valorizzare meglio l’immenso patrimonio che abbiamo. Per un Paese come il nostro, gli investimenti su cultura, arte e turismo dovrebbero essere la priorità assoluta, ma a quanto pare i veri interessi stanno altrove, e di conseguenza continueremo a raccogliere i frutti di quel che seminiamo.

Neve Mazzoleni

www.ItaliaJapan.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #23

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