Aste di maggio a New York. I record, l’analisi

Christie’s, Sotheby’s e Phillips. E le rispettive Evening Sales a New York, tenutesi lo scorso maggio. Dei record avrete già letto. Ma come funzionano realmente questi rialzi stellari? Cosa sono le garanzie in asta? E queste cifre riflettono in qualche modo l’economia reale del pianeta? Le risposte in questa analisi finanziaria.

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La vendita in asta de Les femmes d'Alger (Version O) di Pablo Picasso - Christie's, New York, maggio 2015

La vendita in asta de Les femmes d’Alger (Version O) di Pablo Picasso – Christie’s, New York, maggio 2015

POCHI ARTISTI PER POCHI COMPRATORI
Le aste di New York ci riportano in mente a ogni stagione – primavera e autunno – l’enorme disponibilità di denaro che alimenta il mercato dell’arte ai massimi livelli, proveniente da un esiguo numero di compratori che ne guidano le sorti. Una minuscola percentuale di individui interessati al lavoro di un gruppo ristretto di autori, che non supera il centinaio di nomi, determinando perciò un alto livello di conformità nel panorama moderno e contemporaneo.
Questa primavera non solo sono stati battuti due record clamorosi nel giro di pochi minuti per due capolavori della pittura e della scultura, ma in pochi giorni la piazza newyorchese ha visto riversarsi 2,6 miliardi di dollari in questa corsa frenetica che sta coinvolgendo il mercato artistico post-recessione.
A maggio 2009, in piena crisi dopo l’autunno nero del 2008, la settimana di vendite newyorchesi d’arte contemporanea di Sotheby’s e Christie’s aveva totalizzato circa 200 milioni di dollari. Oggi invece siamo abituati a vedere quel risultato costantemente moltiplicato in una singola serata di vendite al rialzo.
Le aste dello scorso maggio rappresentano un ulteriore gradino della curva in salita del fatturato delle vendite in asta, che cresce inarrestabile dalla crisi di credito del 2008/09, di pari passo con l’intensificarsi del marketing che ruota attorno ai principali nomi del moderno e del contemporaneo, trasformando l’arte in un bene sempre più sofisticato che attrae l’audience degli UHNWIs.

Pablo Picasso, Les femmes d'Alger (Version O), 1955 - © 2015 Estate of Pablo Picasso - Artists Rights Society (ARS), New York

Pablo Picasso, Les femmes d’Alger (Version O), 1955 – © 2015 Estate of Pablo Picasso – Artists Rights Society (ARS), New York

RECORD E INVESTIMENTI
Lo scorso 11 maggio, l’opera di Pablo Picasso Les Femmes d’Alger (Version O) ha spodestato il trittico di Francis Bacon (142 milioni, novembre 2013) quale opera più costosa battuta in asta, con un’aggiudicazione di 179,4 milioni, seguita pochi istanti dopo dal record per la scultura, battuto da Alberto Giacometti e i 141 milioni pagati per L’Homme au Doigt.
Numerose le opere presentate tra novembre 2014 e maggio 2015 a essere apparse più volte in asta, offrendo un chiaro confronto sul rialzo dei prezzi dell’ultimo ventennio e l’aura speculativa che pervade il mercato. I 179,4 milioni pagati per il capolavoro di Picasso hanno gonfiato le tasche del precedente proprietario dell’opera, che l’aveva comprata nel 1997 a 31,9 milioni.
Dschungel, opera del 1967 di Sigmar Polke, era stata acquistata nel 2011 a 9,2 milioni a Londra e lo scorso maggio è stata aggiudicata a 27,1 milioni, mentre il valore dell’opera The Ring (Engagement) di Roy Lichtenstein è aumentato del 17,4% in diciassette anni. Oggi vi sono dunque ottime opportunità per i venditori – per opere di quella ristretta rosa di artisti ai vertici del mercato – e le cifre astronomiche pagate dai compratori sono motivate più dal capitale sociale che da quello d’investimento che tali opere possono offrire.

IL MECCANISMO DELLA VENDITA CON GARANZIA
La re-introduzione delle garanzie nelle vendite all’incanto è un altro indice della prosperità del mercato attuale. Nelle aste dello scorso maggio, almeno la metà delle opere presentate nelle rispettive Evening Sales di Christie’s, Sotheby’s e Phillips erano coperte da garanzia. Questa somma garantita ai venditori sta diventando la forma più comune di fare business nella fascia alta del mercato all’incanto in quanto, eliminando il rischio di invenduto, assicurano le opere migliori nei cataloghi delle aste più importanti, rafforzando la concorrenza tra le case d’asta nell’offrire la somma più alta. Non sono solo le case d’asta stesse a offrire tali coperture, ma anche degli investitori esterni (third party guarantees), che dal backstage delle aste traggono profitto dai rialzi spettacolari a cui si sta assistendo.
Accaparrarsi i pezzi migliori attraverso questo stratagemma rappresenta comunque un costo per le case d’asta: si tratta di un rischio finanziario in cui dev’essere pagato al venditore l’importo minimo stabilito in caso di invenduto. Infatti, alcuni anni fa l’utilizzo di garanzie era scomparso dopo le enormi perdite dovute alla stretta di credito, ma con il boom del mercato sono tornate a essere un elemento chiave nel gioco inflazionistico dei prezzi dell’arte.

Andamento delle vendite in asta

Andamento delle vendite in asta

BIENNALE DI VENEZIA E MILIARDARI GLOBALI
Il maggio newyorchese di quest’anno ha beneficiato anche dell’apertura anticipata della Biennale di Venezia, dove gli artisti presentati nella kermesse lagunare hanno trovato un immediato riscontro di mercato, sia in asta che in fiera, in occasione di Frieze. Ad esempio, il 13 maggio da Christie’s un’opera di Adrian Ghenie, che rappresenta la Romania alla Biennale, è stata venduta a 1,6 milioni. Fino a un paio d’anni fa, opere delle stesse dimensioni venivano vendute in galleria in un range di prezzi tra 100 e 200.000 dollari. Joan Jonas, dal Padiglione statunitense è stata largamente rappresentata a Frieze da numerose gallerie come Raffaella Cortese, Victoria Miro e Gavin Brown. Dal Padiglione della Germania, Olaf Nicolai era presente a Frieze nello stand della Galerie Eigen + Art, e così via per molti altri artisti dai padiglioni nazionali alla main section.
Il mercato dell’arte non è mai stato così globalizzato come oggi: collezionisti da tutti i continenti sostengono il suo ritmo incalzante evitando le cicliche contrazioni fisiologiche, che l’economia reale invece ben conosce. L’attuale boom del mercato dell’arte non coincide con una prosperità economica generale ma, anzi, con un declino della ricchezza della fascia più ampia della popolazione mondiale. I prezzi dell’arte non aumentano alla crescita del PIL ma, al contrario, all’aumento della diseguaglianza nella distribuzione di reddito. Non c’è da stupirsi allora se il mercato dell’arte è apparso negli ultimi anni estraneo alle più longeve crisi economiche. Pur avendo vissuto un terribile tracollo nel 2009 – con un calo delle vendite del 49% nel giro di dodici mesi – dal 2000 il livello dei prezzi è salito del 634%.
È stupefacente come una minuscola percentuale della ricchezza dei miliardari di tutto il mondo possa avere un tale impatto sul mercato dell’arte. Ci sono circa 2.300 miliardari al mondo, lo 0.1% della popolazione mondiale. Un pugno di individui che investe i propri profitti provenienti da altri business più redditizi, definendo una dimensione rarefatta del mercato artistico che nulla dice in realtà sulla salute dell’economia reale.

Martina Gambillara

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  • articolo molto interessante che conferma già la marea di materiale informativo su questo “anomalo” mercato