Seconda edizione per Tirana Open, festival delle arti contemporanee disseminato per la città. Tanti i nomi internazionali, da William Kentridge ad Adrian Paci

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Tirana

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Una lunga lista di ospiti internazionali, una sensibilità eclettica e una vocazione per il sincretismo e il multiculturalismo, mescolando arti visive, letteratura, musica, architettura, e agganciandosi alle complesse radici albanesi: sono questi gli ingredienti alla base della seconda edizione di Tirana Open, festival fortemente voluto e sostenuto dal primo ministro (nonché artista) Edi Rama. “Tirana, quel vecchio centro romano, avamposto ottomano, archetipo del Novecento italiano, sogno utopico fascista, esempio del brutalismo staliniano e infine modello di una (non) architettura contemporanea impazzita, bilanciata da una impressionante forma di sviluppo urbano alternativo, ha storicamente e attualmente abbracciato tutto questo, ma non si è mai innamorata di nessun aspetto in particolare”: così introducono il progetto gli artisti Helidon Gjergji & Vladimir Myrtezai-Grosha, direttori del Festival insieme ad Arlinda Dudaj, mettendo subito in evidenza contraddizioni, fascinazioni e stratificazioni proprie della storia del luogo, sul piano degli influssi culturali, dei segni, dei linguaggi, delle forme. Città vissuta e raccontata come laboratorio di idee, capace di assorbire e rielaborare input diversi, contribuendo alla creazione di modelli nuovi. Una maniera d’essere e di porsi, che costituisce il vero cuore dell’evento, superando il vincolo del classico tema curatoriale.
Accanto alla special guest sudafricana William Kentridge, una serie di nomi – tra cui molti italiani – sfileranno con i loro progetti tra diverse sedi, dal 6 fino al 13 maggio, col coinvolgimento di musei e istituzioni internazionali: da Yuri Ancarani a Olivo Barbieri, da Henry Chapman a Nathalie Djurberg, da Alberto Di Fabio a Felix Gmelin, da Anri Sala a Nico Vascellari, da Sissi a Kostis Velonis. In programma anche uno special talk con Adrian Paci.

www.tiranaopen.org

 

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