Restauro a porte aperte per gli ultimi esemplari rinvenuti dei Giganti di Mont’e Prama. Intanto il team di lavoro si aggiudica un riconoscimento dalla federazione Europa Nostra

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Un esemplare dei Giganti di Mont'e Prama

Un esemplare dei Giganti di Mont’e Prama

Hanno messo in discussione millenni di storia del Mediterraneo, con una datazione che li identifica tra le sculture a tutto tondo più antiche dell’intero bacino, antecedenti addirittura ai kouroi dell’antica Grecia. Ora gli ultimi esemplari rinvenuti degli enigmatici colossi di arenaria, conosciuti come Giganti di Mont’e Prama, saranno restaurati a porte aperte.
Dal 25 giugno, al Museo Civico di Cabras il responsabile del centro di conservazione archeologico di Roma Roberto Nardi condurrà le operazioni di restauro in pubblico, nel giardino interno del museo e nella sala dove attualmente sono custoditi i frammenti scultorei scoperti la scorsa estate. Scolaresche, studiosi e semplici curiosi potranno così seguire da vicino i lavori di pulizia e ricomposizione delle statue. Nardi aveva già lavorato sulle sculture nuragiche tra il 2004 e il 2014, nel laboratorio di Li Punti, a Sassari, ricostruendo oltre 30 esemplari, tra arcieri, pugilatori e guerrieri.
La notizia arriva dopo che il restauro dei Giganti è stato selezionato dalla federazione Europa Nostra tra i tre progetti italiani per il premio internazionale dedicato alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Tra le motivazioni, la qualità delle sculture e la loro rilevanza storica; la tecnica di restauro che, grazie all’impiego di bracci esterni, rende l’assemblaggio totalmente reversibile e modificabile in caso di nuovi ritrovamenti; e infine la grande partecipazione popolare. Durante i lavori, infatti, il laboratorio sassarese è stato visitato da 35mila persone.
Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha annunciato inoltre che “a breve inizierà la nuova campagna di scavi diretta dalla Soprintendenza Archeologica e anch’essa sarà accessibile periodicamente, nel rispetto dei parametri di sicurezza, a studiosi e archeologi.”

Marta Pettinau

 

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