Chi di copia ferisce, di copia… perisce! Missy Suicide rivende per 90 dollari le stesse fotografie che Richard Prince ha rubato da Instagram e venduto per 90 mila dollari

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Dal profilo Instagram di Missy Suicide

Dal profilo Instagram di Missy Suicide

L’avvincente saga di Richard Prince e delle fotografie “prese in prestito” da Instagram non è finita. Per chi si fosse perso il capitolo precedente, riassumiamo brevemente: l’anno scorso, il fotografo americano ha iniziato una nuova serie fotografica, realizzando stampe di screenshot ingranditi di scatti che l’artista ha scovato tra profili più o meno famosi del social. Senza autorizzazione alcuna dei legittimi proprietari. Lo scandalo è però esploso solo qualche settimana fa, quando le stampe sono ricomparse tra gli stand di Frieze, a New York, e vendute per cifre vicine ai 100 mila dollari.
Ora, Missy Suicide – al  secolo Selena Mooney – fondatrice del sito di fotografie softcore SuicideGirls a cui appartengono diverse foto rubate da Prince, ha armato una controffensiva. Non di natura legale, visto che dal quel punto di vista Richard Prince sembrerebbe intoccabile. La fotografa ha deciso infatti di giocare sporco e di rivendere online gli stessi scatti per soli 90 dollari. Il ricavato sarà destinato all’Electronic Frontier Foundation, una non profit che difende i diritti civili nel mondo digitale. Soltanto in un giorno sono state vendute 250 copie. In risposta a quanti sostengono che non c’è molta differenza tra Richard Prince e Andy Warhol, Missy Suicide ha risposto che mentre il re della Pop Art rubava alle grandi multinazionali, Prince è come se rapinasse un bambino. Per Missy Suicide, il fotografo americano è solo un misero Robin Hood 2.0 al contrario “che ruba alle masse, per sfamare i ricchi.”
Sospendendo i giudizi sulla moralità dell’operazione, se Richard Prince riesce a mettere in crisi il sistema dell’autorialità ancora oggi, in cui tutto è replicabile e condivisibile all’infinito, in realtà non possiamo fare altro che dargli merito.

Marta Pettinau

 

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